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La voce delle donne afghane nella Kabul liberata

I rappresentanti dell'Associazione Rivluzionaria delle donne dell'Afghanistan (RAWA)hanno rilasciato alcune inequivocabili dichiarazioni all'indomani della presa di Kabul da parte dei mujaheddin dell'Alleanza del Nord: " Non è la Kabul che volevamo, tantomeno il futuro che speravamo per la nostra città. " " Ricordo ancora gli anni in cui i mujaheddin governavano Kabul , ricordo saccheggi, stupri e violenze...sono criminali come i Talebani. Sono stati i primi a distruggere le scuole, a devastare le università e a condannare il paese alla povertà."

Rawa è un’organizzazione femminista nata nel 1977.
In questi anni, coperte dal burqua, centinaia di attiviste del movimento hanno operato in clandestinità e aiutato la popolazione afghana, portando cibo, creando scuole clandestine , assistendo i profughi nei campi pakistani.

Oggi chiedono un intervento attvo dell’ONU affinchè la gestione post-talebana non venga lasciata nelle mani dell’Alleanza del Nord.

Chiedono di avere voce e rappresentanza politica, ma il rapido epilogo degli eventi bellici non sembra fare strada ad una reale democratizzazione del paese.

Pir Sayed Ahmed Galiani, leader pashtun e a suo tempo guida degli afghnani contro l’armata sovietica, oggi sostenitore del restauro monarchico, auspica un ritorno “alla nostra cultura, senza eccessi e senza fondamentalismi”.

“L’unico momento in cui le donne afghane hanno vissuto in pace con la tradizione è stato durante la monarchia prima dell’invasione sovietica”.
Via il burqua ma si all’hjab, il velo islamico.

Nell’intervista rilasciata al Corriede della Sera del 15 novembre 2001, alla domanda
:”Spariti i Talebani, saranno ammessi abiti e costumi occidentali?” il Pir risponde
“Non ne vedo la necessità. Credo che sia meglio che le donne afghane continuino a vestirsi e a comportarsi secondo il loro stile.” Non viene presa in considerazione l’ipotesi che le donne esprimano la loro opinione. Né sul velo, né tantomeno su questioni più importanti ma meno visibili: diritto al lavoro, allo studio, alla giustizia.

I diversi gruppi etnici afghani, Pasthun, Tagiki, Uzbeki, Hazara, Farsi e Aimak, sono in corsa per la spartizione del potere .

Se l’Onu, gli Americani e gli Alleati non riusciranno o non vorranno tutelare la posizione delle donne, garantire concretamente i loro diritti, tutto il dispiegamento militare, le bombe, le centinaia di morti civili, la nostra vita di occidentali condannata alla paura dai terroristi della Jihad, saranno stati inutili.

I mujaheddin continueranno a coltivare l’oppio nei campi talebani e ad esercitare la legge tribale del più forte.

Storia di un Pir

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