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I morti della " giusta guerra" afghana

Incredibile, nulla è cambiato sotto il cielo afghano. Dopo migliaia di morti e gli strombazzati proclami di ripristino dei diritti civili, in Afghanstan le donne continuano ad essere segregate in casa e nelle rare uscite ad indossare il burqa.

I media hanno ormai perso interesse per quel lontano paese, le notizie che vengono trasmesse sono relative alle rocambolesche ipotesi di fuga di Osama Bin Laden.

Ciò che sta accadendo alla popolazione civile non interessa più a nessuno (Vittorio Sgarbi non fa testo!).

Sentiamo invece che cosa racconta Seamus Milne, editorialista del Guardian di Londra (Gennaio 2002).

“Il prezzo di sangue già pagato nella guerra americana contro il terrorismo sta cominciando a diventare chiaro.
Ma questo prezzo non è stato pagato né dall’Inghilterra nè dagli Stati Uniti, e nemmeno per ora dai leader di Al Qaida o dei Talebani considerati responsabili degli attentati dell’11 settembre.
E’ stato pagato dalla popolazione afgana

I mezzi di informazione USA sono stati particolarmente prodighi (si fa per dire!) di dati: il Los Angeles Times é riuscito solo a tirare ad indovinare che siano morti “per lo meno qualche decina di civili.”

Uno studio sistematico indipendente sul numero di morti civili in Afghanistan é stato fatto da Marc Herold, professore di Economia all’Università del New Hampshire.

Esaminando e confrontando i rapporti di agenzie umanitarie, dell’ONU, di testimoni oculari, giornalisti TV e di agenzie internazionali, Herold stima che almeno 3.767 civili siano stati uccisi dalle bombe USA tra il 7 ottobre e il 10 dicembre. E si tratta di una stima

Il suo totale non include comunque coloro che sono morti in conseguenza delle ferite riportate né quelli che sono morti di freddo o di fame o perché sono state interrotte le forniture di aiuti alimentari o perché costretti a scappare dai bombardamenti, né i prigionieri massacrati a Mazar-i-Shairf, a Qala-i-Janghi, all’aeroporto di Kandahar e altrove.

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