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Monsoon wedding e la nuova borghesia indiana

La regista indiana Mira Nair ha raccontato il volto moderno ed emergente dell'india contemporanea, dando vita ad un intreccio brillante dove tradizione e modernità si fondono in un affresco coloratissimo. Il film ha vinto l'ultima edizione del festival del cinema di Venezia, scatenando le critiche di coloro che forse preferivano le immagini neorealistiche del più noto film dell'autrice indiana, Salam Bombay.

A mio giudizio il pregio di Monsoon Wedding risiede proprio nel aver raccontato un’ India non convenzionale.

Siamo lontani anni luce dai luoghi comuni del terzomondismo, anche se accanto ai cellulari, alla new economy, e ai tradimenti, rimangono intatte alcune tradizioni, come appunto quella di combinare le nozze.

Non solo povertà e degrado sociale dunque ma anche ricchezza, sviluppo, mondanità.
La nuova borghesia indiana si è affrancata dalla sudditanza culturale inglese e sta percorrendo una sua strada.

Gli squilibri sociali ci sono ancora, il sistema di casta è radicato, ma il benessere economico che si è diffuso a piggia sulle gerarchie sociali indiane offre nuove possibilità per risolvere i conflitti.

LA TRAMA: Monsoon Wedding racconta i quattro giorni di festeggiamenti che precedono un matrimonio e intreccia, a quella della sposa, altre storie e ritratti di personaggi coinvolti nella grande riunione della famiglia.

Come quella di Dubey, il cialtronesco organizzatore di eventi, goloso di garofani, specializzato in matrimoni che si innamora perdutamente di Alice, la serva di famiglia;
di Ria, la cugina della sposa che fa la scrittrice e rivela ai familiari, in perfetto stile Festen, uno scomodo segreto;
di Ayesha altra cugina della sposa, la bambola sexy di casa che fa perdere la testa ad un giovane intellettuale di ritorno da Sydney.

«E’ la storia di una famiglia del Punjab - racconta la regista- ambientata nell’India di oggi ed allo stesso tempo un inno d’amore a Nuova Delhi, la mia città.
La Nuova Delhi di oggi è un bizzarro universo globalizzatoin cui mondo tradizionale e modernità sono continuamente in contrapposizione e dove i negozi di Gucci e di Prada convivono con il traffico congestionato e i continui blackout.”

Insomma, un colpo ben assestato al nostro eurocentrismo!

Chi ha criticato la vittoria a Venezia infatti si è sentito colpito nelle proprie certezze incrollabili ( l’India DEVE essere povera e depressa….).

Magnifica la colonna sonora!

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