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Il giogo turco nella terra di Minosse

CONTINUA L'isola, che durante il periodo veneziano esportava ancora cereali, in quello ottomano era costretta ad importare la maggior parte dei prodotti agricoli. La situazione preoccupò gli stessi turichi i quali, negli ultimi anni, ridussero le tasse, l'abolirono il lavoro forzato dei contadini cretesi nei timari mussulmani e fondarono il Banco del Bene Comune di Creta .

Tali iniziative non ottennero significativi risultati soprattutto per l’opposizione dei musulmani timarioti (feudatari ) i quali, a partire dal 1858, iniziarono ad abbandonare le proprieta’ piu’ decentrate rispetto alle citta’ portuali fortificate, per paura di rappresaglie da parte della popolazione cretese .

La crisi colpì le attività mercantili delle città costiere, nei porti piu’ attivi dell’isola, quello di Chania’ e della vicina Souda, giungevano sole le navi da guerra.

Nel 1860 l’unica strada carrozzabile interessata da opere di manutenzione era quella che collegava questi due porti, coprendo una distanza di dieci chilometri circa .

Il riscatto dell’isola si affermò attraverso una serie di rivolte popolari a partire dal 1829, anno in cui la Grecia divenne indipendente con il trattato di Andrianapoli.

Il movimento di liberazione si concluse nel 1899 quando l’isola venne sottoposta alla guida di un alto commissario delle potenze occidentali.

Nel 1908 infine il governo passo’ in mano ad un consiglio esecutivo locale e nel 1913 Creta si uní definitivamente alla Grecia, rompendo cosi’ il lungo isolamento e aprendosi nuovamente verso il Mediterraneo.

I cristiani in Oriente

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