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Timor Est e la coscienza sporca dell'occidente

Il popolo di Timor est si è liberato del giogo indonesiano che dal 1975 ha governato il settore orientale dell'isola applicando la strategia del terrore: persecuzioni, uccisioni, arresti arbitrari e torture sono state all'ordine del giorno.

Tra il 7 dicembre 1975, giorno dell’invasione e dell’annessione di Timor Est da parte dell’Indonesia, e il referendum tenutosi il 30 agosto 1999, nel corso del quale il 78,5% dei timoresi si sono pronunciati a favore dell’indipendenza, è trascorso un quarto di secolo.

200.000 timoresi hanno pagato con la vita questa “integrazione”, abbandonati dalla comunità internazionale che per contro ha continuato ad appoggiare l’economia indonesiana.

La caduta del dittatore Suharto ha rimesso all’ordine del giorno la questione di Timor est e Jakarta ha infine acconsentito alla tenuta di un referendum , mentre di nascosto preparava la repressione da scatenare, se la popolazione si fosse pronunciata a favore dell’indipendenza.

Dopo il voto massiccio a favore dell’indipendenza sono state assassinate circa 10.000 persone secondo le affermazioni del vescovo Ximenes Belo, Premio Nobel per la pace.

E un documento dell’esercito del maggio 1999, scritto mentre Jakarta dava il via libera al referendum, ordinava: “Se dovessero vincere i fautori dell’indipendenza, si dovranno compiere massacri a tappeto, di villaggio in villaggio”.

Gli alleati internazionali hanno chiuso gli occhi, avallando le sporche azioni del governo di Jakarta.

Le grandi risorse dell’arcipelago Indonesiano”

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