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Brasile: un paese ricco popolato da poveri

Il Brasile è l'unico paese dell'America Latina ad aver conosciuto la dominazione portoghese. Nel 1494 a Tordesillas venne stipulato un accordo tra il Papa, il Re di Spagna ed il Re del Portogallo con il quale i potenti di allora si divisero le terre del Nuovo Mondo ancora da scoprire . Il Brasile, per la sua particolare forma, si trovò nell'area geografica di competenza del Portogallo che sfruttò il dominio coloniale sia dal punto di vista agricolo (caucciù, legname, cacao, caffè) sia da quello minerario (oro, argento, diamanti, ferro).

La manodopera venne fornita inizialmente dagli schiavi africani deportati a milioni nelle piantagioni e nelle miniere, poi dal 1890, anno di abolizione della schiavitù, dai poveri d’europa che emigrarono numerosi verso queste vaste e ricche terre (8,5 milioni di kmq) .

Oggi il Brasile è la più importante potenza economica e demografica dell’America latina (160 milioni di abitanti).

Tra i suoi primati annovera la più iniqua distribuzione delle risorse del continente.
Metà della popolazione vive infatti sotto il livello di povertà, il 50% non possiede più del 10% del reddito nazionale mentre il 10% è estremamente ricco.

La distribuzione della terra evidenzia il potere illimitato dei latifondisti, specialmente nele zone interne del Nord-Est.
Il 2% delle aziende possiede infatti il 60% delle terre, mentre il 30% ne possiede l’ 1%.

La ricerca di terra da coltivare o di un mezzo di sussistenza ha costituito il motore di ondate di migrazioni interne che hanno coinvolto negli ultimi decenni milioni di famiglie povere .

Negli anni ‘70- ‘80 il Brasile ha vissuto un vero e proprio “miracolo economico” :
dalla siderurgia all’industria dell’automobile e a quella aeronautica, la struttura industriale si è sviluppata ed oggi è ben diversificata e aperta all’esterno.

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