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I soffioni di pomarance

Ecco come nacquero i soffioni.

Il diavolo, sempre in cerca di anime da portare con lui all’inferno, arrivò un giorno a Pomarance sulla colline Metallifere toscane.
Si guardò attorno, ma non trovò quello che cercava.
Qui lavorano tutti che vergogna! Sono poveri e no rubano neanche una mela.
Adesso li sistemo io! Porterò un po’ d’inferno in questo paese così onesto.
Detto questo, sprofondò sotto terra e incominciò a soffiare verso l’alto.
Dalla terra incominciarono a uscire fumi puzzolenti che toglievano il respiro, vapore che sibilava come un serpente infuriato, spruzzi di acqua calda.
Gli abitanti delle colline si spaventarono moltissimo, ma non si persero d’animo.
Male non fare, paura non avere….. Noi non abbiamo fatto nulla di male, quindi non dobbiamo avere paura di ciò che esce da sotto la terra.
A qualcosa servirà!
Lavorando tutti insieme, imprigionarono il vapore e lo usarono per produrre energia, ricavarono sostanze utili dal fumo puzzolente e usarono l’acqua bollente per scaldarsi d’inverno.
Quando il diavolo vide che quel popolo laborioso riusciva a trasformare in qualcosa di utile persino il pezzetto di inferno che avrebbe invece dovuto terrorizzarlo, scappò via e non tornò mai più da quelle parti.
Questa leggenda cerca di spiegare con la fantasia le origini di un particolare fenomeno di vulcanesimo secondario, presente in Toscana: sono i soffioni boraciferi.
Infatti nelle zone in cui l’attività vulcanica si è estinta da tempo, a grandi profondità rimangono delle ampie cavità, chiamate camere magmatiche.
I gas e i vapori che fuoriescono dalle spaccature del terreno sono ricchi di acido bianco (usato nella lavorazione delle vernici, della carta, degli adesivi e come disinfettante): ecco perché sono chiamati soffioni boraciferi.

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