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Il ciclo dello zucchero

Il secondo ciclo è quello della canna da zucchero , ed è anche quello che è durato più lungo e che ha lasciato le tracce più profonde nella storia del Brasile .

I portoghesi, che avevano fatto una prima esperienza di questa coltivazione nelle isole atlantiche in loro possesso , si resero presto conto che il suolo e il clima di tutta la fascia costiera del Nordeste erano ideali per la coltura della canna.
Le prime piantagioni sorsero intorno al 1520; la prima raffineria fu costruita nel 1526, e in seguito, come spesso accadrà nella storia dell’economia brasiliana, i progressi furono spettacolari: nel 1590 nella regione di Recife c’erano già 66 raffinerie e 36 a Bahia.
I coloni portoghesi si lasciarono abbagliare dalla domanda europea di zucchero che continuava a crescere e dagli alti prezzi che i mercanti inglesi, olandesi, francesi erano disposti a pagare: in pochi anni la foresta tropicale fu distrutta per lasciare spazio alle piantagioni.
Praticamente tutta la terra disponibile fu coperta da piantagioni di canna da zucchero , lasciando pochissimo spazio alle altra culture, tanto che era necessario far venire dal Portogallo perfino la farina e la verdura. Neppure per l’allevamento vi era posto.
Nella piantagione non ci si limitava a raccogliere lo zucchero e a spedirlo verso i mercati europei, la piantagione non era cioè una semplice impresa industriale.
In Brasile il risultato fu la nascita di una struttura sociale molto rigida i cui pilastri erano la piantagione, la monocoltura e il lavoro servile.
Siccome gli schiavi costavano molto i padroni si resero presto conto che,per poterli sfruttare al massimo, avrebbero dovuto trattarli più umanamente.
Con la fine del XVIII secolo le piantagioni di zucchero nel Nordeste sono definitivamente in decadenza, il Nordeste non è più, e non sarà mai più, il polo trainante dell’economia brasiliana e il trasferimento della capitale da Bahia a Rio de Janeiro nel 1763 non fa che sanzionare questa decadenza.
La coltivazione della canna sopravviverà in alcune zone ma non riuscirà mai a risollevarsi dalla crisi, tanto che oggi lo zucchero occupa solo il 6° posto delle esportazioni brasiliane

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