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Il paesaggio si trasforma

Ecco come si trasforma il paesaggio.

In realtà, gli animali e vegetali possono talvolta apportare modificazioni vistose all’ambiente che li circonda, anche in aree limitate.
Naturalmente la maggior parte di queste modificazioni avviene in periodi di tempo lunghissimi: ecco perché ai nostri occhi pare che il paesaggio sia immutabile.
Anche organismi piccolissimi o, almeno in apparenza, completamente incapaci di mutare l’ambiente circostante, sono in realtà in grado di causare fenomeni assolutamente sorprendenti.
Le piante, infatti, non si limitano a trattenere il suolo, ma lo creano anche: le loro radici si infiltrano continuamente , fra le rocce e con il loro minuto ma costante lavorio, frantumato in pezzettini sempre più piccoli i lastroni su cui sono cresciute.
I licheni, ad esempio, si sviluppano con incredibile lentezza ed una delle ragioni è che si stabiliscono in luoghi in cui manca quasi del tutto l’acqua; per sopravvivere si devono quindi accontentare della ridottissima precipitazione di rugiada.
Si ha come risultato che una piccola incrostazione di licheni , larga pochi centimetri, sia vecchia di centinaia di anni.
Eppure queste piante minutissime sono tra le più importanti fra queste esistono in natura; in una tanto piccola ma fertile macchia può nascere un muschio e da questo, per gradi, un’intera foresta.
Nella tundra, la regione che si estende tutt’intorno alle regioni polari, crescono piante che prediligono un suolo a grana fine ; le radici di tali piante sono il cibo prediletto di terriccio smosso dal sottosuolo; nel periodo di un anno questi animali possono ammonticchiare addirittura parecchie tonnellate di terra che finiscono con il seppellire e quindi far soffocare le piante stesse.
I forti venti che spirano in tali regioni spazzano via tutto il suolo e le piante muoiono, non potendo prosperare in un terreno ghiaioso o sassoso come quello che rimane dopo l’azione dei roditori.
Nella zona cominciano allora a crescere altri tipi di piante: la millefoglie dai fiori bianchi e la campanula azzurra, che possono sopravvivere in quanto dispongono di uno stato abbastanza alto da non venir soffocate dell’accumulo di materiale terroso.
Ma tali piante non hanno radici che interessino il ghiotto roditore che, di conseguenza , se ne va altrove.
Poco alla volta, ricompaiono le piante originarie, provviste di lunghe e robuste radici capaci di insinuarsi in profondità nel sottosuolo alla ricerca dell’acqua.
I loro fitti ciuffi cominciano a trattenere la polvere ed i materiali più fini e leggeri che il vento porta con sé, ricreando dunque le condizioni di partenza, ideali per la sopravvivenza di quei particolari vegetali che rappresentano il cibo preferito dai roditori.
Infatti queste piante tornano a germogliare e finiscono con il sostituire completamente le millefoglie e le campanule, poiché dispongono di radici meno profonde ma assai più estese, per cui raccolgono assai più facilmente l’acqua sottraendola agli vegetali, che perciò scompaiono. Il ciclo si chiude, dunque, con un paesaggio del tutto simile a quello di partenza.

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