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La distribuzione dei vegetali sulla terra

La scienza che studia la distribuzione dei vegetali sulla Terra si chiama Fitogeografia.

Gli studi di questa particolare branca della Botanica si basano soprattutto sul principio che il clima influisce enormemente sulla distribuzione e sullo sviluppo dei vegetali; questi, infatti, sono più sensibili degli animali alle condizioni ambientali poiché, mentre gli animali possono sopravvivere solo se riescono ad adattarsi al clima, della ragione in cui crescono.
Sappiamo inoltre che in una stessa regione, o in più regioni poste alla stessa latitudine, cioè alla stessa distanza dai poli e dall’equatore, la temperatura può cambiare a seconda dell’altitudine: più precisamente diminuisce via via che l’altitudine aumenta.
Succede però che per ogni zona climatica esista una data gamma di specie di vegetali che contribuiscono la vegetazione tipica locale.
Così, ad esempio, parlando di vegetazione tropicale si intende l’insieme di piante e fiori che crescono nelle zone vicine ai tropici, mentre parlando di vegetazione alpina si intenderanno tutti i vegetali che crescono esclusivamente o preferibilmente sui monti.
L’aspetto esterno delle piante e dei fiori è legato anch’esso al clima.
Esempi tipici di questa legge naturale li offre la flora alpina; in generale i fiori di montagna hanno corolle più grandi e più vivacemente colorate di quelli della pianura.
Esistono poi numerosi fiori di montagna che, costretti a vivere in condizioni ambientali molto severe, hanno sviluppato particolarissime forme di autodifesa.
E’ facile, per esempio, vederne col gambo ricoperto da folta lanugine per proteggersi dai rigori della temperatura, oppure con il gambo molto basso e le radici molto sviluppato onde attaccarsi più saldamente al terreno e sfruttare al massimo le scarse riserve d’acqua presenti tra gli anfratti rocciosi.
Poiché il clima varia molto col mutare della latitudine a latitudine diverse cambiano di conseguenza anche le rispettive vegetazioni tipiche.
Alle fittissime ed impenetrabili foreste equatoriali, oggi sempre più rare, via via che ci si allontana dall’equatore per avvicinarsi ai poli ci si imbatte in vegetazioni sempre meno fitte e rigogliose per arrivare al limite opposto, rappresentato dalle distese polari, completamente prive o quasi di vegetazione ai poli gli unici rappresentanti del mondo vegetale sono pochi minuscoli licheni.
Tuttavia non è necessario compiere un viaggio tanto lungo quanto quello dall’equatore all’Artide o all’Antartide per osservare l’evolversi del regno delle piante e dei fiori: tutta o quasi questa gamma di esemplari può essere ammirata coprendo una distanza di pochi chilometri ed esplorando i versanti di una montagna dal fondovalle alla vetta.
Infatti, la vegetazione varia anche in funzione dell’altitudine.
Succede così che lungo il versante di una qualsiasi montagna di media altezza dell’arco alpino dall’immaginario fondovalle posto, per esempio, ad un’altitudine di 200 metri sul livello del mare fino a quota 1000 si possono trovare querce , castagni, faggi, betulle ed altre piante comuni anche in pianura dai 1000 ai 2000 metri, si trovano in prevalenza abeti, pini silvestri e larici: dai 2000, fin dove le nevi ed i ghiacci dominano incontrastati, ancora larici con pini cembri , muschi e licheni.
In sostanza si può dire che una montagna alta circa 3000 metri è un po’ una riproduzione, sia pure in scala molto ridotta, dal campionario di fiori e di piante che la natura ha elargito con tanta generosità sul nostro pianeta e dal cui reale valore l’uomo troppo spesso dimostra di dimenticarsi o, in peggio, di non riuscire neppure a capire.

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