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Geologia dell’Arco calabro-peloritano

Quel tratto di catena che congiunge l’Appennino meridionale allungato in senso NO-SE con le Maghrebidi siciliane collocate da Est a Ovest è conosciuto come Arco calabro-peloritano

Abitualmente viene incluso tra due allineamenti: la linea di Sangineto a Nord e la linea di Taormina a Sud. Questi due lineamenti trascorrenti sinistro e destro rispettivamente, hanno svolto la loro attività fino al Tortoniano superiore (Amodio-Morelli et al., 1976).L’Arco calabro-peloritano comprende terreni cristallini e metamorfici che si oppongono ai terreni sedimentari dell’Appennino meridionale e della Sicilia.Le più importanti teorie degli anni ’70 descrivono l’Arco calabro-peloritano, come un edificio tettonico a falde di ricoprimento che si sono costituite e messe in posto durante le fasi premioceniche dell’orogenesi alpina. Tali falde derivano dalla deformazione di un area oceanica e di un margine continentale e sono sovrascorse nel neogene su un margine continentale prima della costruzione della catena appenninica (Amodio-Morelli et al., 1976).Per lungo tempo l’Arco calabro-peloritano è stato considerato come un elemento unitario avente un’unica storia evolutiva ma in realtà è costituito da due settori che si distinguono nell’assetto tettonico-statigrafico delle unità di cui si compongono, nelle caratteristiche strutturali e nell’evoluzione tettonica (Bonardi et al., 1980).I due settori (i quali vengono suddivisi da un imprecisato allineamento Capo Vaticano-Valle del Mesima-Soverato (Bonardi et al., 1980,1982)), sono costituiti da una serie di differenze le quali possono essere riassunte nei seguenti punti, avendo come riferimento il settore meridionale e ponendole in contrapposizione alle caratteristiche del settore settentrionale (Tortorici, 1982): Mancanza di unità ofiolitiche, Mancanza di metamorfismo alpinonelle unità cristalline, Mancanza di unità carbonatiche appenniniche sottostanti alle unità cristalline.

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