Questo sito contribuisce alla audience di

Castellana, grotte e sviluppo

Come un dente cariato dall'interno, così le rocce calcaree delle Murge pugliesi non sono compatte come appaiono in superficie, ma segnate da kilometri di gallerie a decine di metri di profondità, un mondo sotterraneo che emerge in tutto il suo bianco splendore soprattutto a Castellana

Un giorno di gennaio di 66 anni fa, alcuni uomini elegantemente vestiti si aggiravano attorno alla “Grave”, una caratteristica cavità ellittica non ancora esplorata e sulla quale si tessevano secoli di leggende, di streghe e di inferni sotterranei. Correva voce che nel Settecento alcuni intrepidi esploratori pugliesi si erano già calati nel mostruoso inghiottitoio che addirittura compariva nelle carte geografiche del XVII secolo. Ma nessuno aveva affrontato una discesa razionale e scientificamente orientata delle grotte che sarebbero diventate una delle prime attrazioni turistiche di Puglia. Il lombardo Franco Anelli si affacciò sull’orlo della Grave il 23 gennaio del 1938, poi si calò con attenzione sul fondo e ne esplorò il perimetro alla luce del carburo, scoprendolo, sulle prime, piuttosto limitato. Ma lungo un lato venne alla luce l’imbocco di una galleria che lo precipitò all’interno di un complesso sotterraneeo a dire poco favoloso: un grandioso pantheon di oltre cento metri di altezza e oltre cinquanta di larghezza, ancora miracolosamente in contatto con il cielo azzurro attraverso il lucernario naturale della Grave. Sul fondo, i “Ciclopi” e le “Colonne d’Ercole”, gigantesche stalagmiti, e, inoltre, decine di stalattiti e altre stalagmiti spezzate e crollate, testimonianza di antichi movimenti tellurici in una terra che da sempre viene ritenuta non sismica. Come scriveva Anelli il segreto secolare di quella che era fino ad allora conosciuta come grotta di Putignano era stato violato” e la sorpresa fu grande nello scoprire che l’abisso non fosse senza fondo e che non mulinassero vortici misteriosi d’aria a rapire gli umani di passaggio. Contadini e pastori si mescolavano con cittadini e turisti per visitare subito le grotte e lunghe file di studenti si sono incamminate per anni nelle viscere delle Murge, fino all’icredibile dato di 448.000 visitatori nell’anno 1980. A circa 70 metri di profondità sono stati ormai esplorati quasi tutti i 3 km di grotte che hanno preso poi nomi curiosi e evocativi, il “Duomo di Milano”, il “Trono di Plutone”, l’Inferno, il Serpente, la “Coppa di champagne”, il Presepe. Forme fantastiche, drappeggi di alabastro e gocce d’acqua cristallizzate: tutto è generato dai calcari, l’unica roccia della Terra che può sviluppare fenomeni carsici per la sua attitudine a lasciarsi sciogliere dalle piogge e dagli acidi che portano in carico. Quello che occorre è che le rocce siano fratturate: le spaccature conducono l’acqua a intaccarle in profondità e a cariarle proprio nella zona di oscillazione del limite superiore della falda acquifera. Con successivi crolli le acque dolci si fanno strada fino al loro limite inferiore minimo, quello del livello del mare. E’ il paesaggio tipico della Slovenia e della Venezia Giulia che, comunque, si crea in ogni regione del mondo che possegga rocce calcaree, a maggior ragione nelle Murge (nome derivato non solo dl latino murex, conchiglia, ma anche roccia, pietra, sasso). Le grotte di Castellana sono un tipico geotopo, cioè uno delle centinaia di beni culturali a carattere naturalstico e ambientale di cui l’Italia è particolarmente ricca. Qui un’intera cittadina di 19.000 abitanti vive sui 250.000 visitatori all’anno che giungono alle grotte: una società intera che non sarebbe neppure esistita se non ci fosse stato il fenomeno del carsismo. Il futuro di Castellana è sempre nelle grotte, ma non tanto in un incremento del numero dei vistatori (già elevatissimo), quanto in una riqualificazione delle visite e nella propulsione anche culturale naturalmente fornita dal lavoro delle acque sotterranee. Qui è ben messo in luce il legame stretto fra elementi naturali primordiali –come le grotte–, la conoscenza e la protezione dell’ambiente, le nuove possibilità di visita (anche virtuale) e la struttura produttiva della società. Se si considerano il vicino grande giacimento di impronte di dinosauri di Altamura, i fossili del Gargano e i resti di ominidi (ancora ad Altamura), un altro tassello di una Puglia che non è solo ulivi, gastronomia e turismo estivo di mare.

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati