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Energia dall'acqua: le dighe risolvono il problema?

Il diritto universale dell'acqua per tutti non sembra garantito dalle grandi infrastrutture come le dighe che in tutto il mondo certamente assicurano energia elettrica.

Le dighe assicurano energia elettrica senza emissioni inquinanti, garantiscono temporaneamente acqua e salvaguardano dalle piene, ma che, altrettanto certamente, sconvolgono i regimi e le portate, compromettono l’assetto idrogeologico, annegano siti archeologici, riducono la biodiversità e costringono alla deportazione milioni di uomini. La moltiplicazione delle dighe ha raggiunto dimensioni impressionanti, dimenticando che, se si vuole garantire una gestione sostenibile della risorsa acqua, è indispensabile non alterarne gli equilibri naturali.
Non è più il tempo delle grandi opere, come la diga di Assuan che ha costretto per sempre il Nilo nel suo alveo, che trattiene tutto il suo prezioso limo all’interno del bacino artificiale di Nasser e che ha costretto allo spostamento i templi millenari di Abu Simbel. Il clima locale nell’Egitto meridionale è stato stravolto e l’umidità incrementata esponenzialmente, fino al punto di tornare a compromettere l’integrità dei monumenti di arenaria innalzati in un clima decisamente molto secco e destinati ormai a un’erosione accelerata.
Le tre grandi dighe dello Yangtze in Cina, costituiranno lo sbarramento più grande del mondo e costringeranno a pagare un prezzo ambientale di cui ancora non si consoce l’entità. Allo stesso modo lungo l’Orinoco in Venezuela, lungo il Niger in Africa, lungo il Mekong nel Sud-Est asiatico e lungo la Vistula nell’Est europeo si progettano e si realizzano sbarramenti di cui il solo interesse che si intuisce è quello dei grandi gruppi economici.
In Italia ci sono addirittura centinaia di dighe (soprattutto in terra e di dimensioni ridotte) abusive, cioè non sottoposte agli indispensabili controlli: dopo la grande fase realizzativa degli anni ‘60 del XX secolo, quando l’”oro bianco” fu la base del boom economico, nel nostro Paese non ci sono più grandi corsi d’acqua da sbarrare, ma proliferano le piccole centraline idroelettriche spesso fuori controllo.
Le cave in alveo e le opere di sbarramento (dalle briglie alle dighe) sono ormai ritenuti danni gravi all’equilibrio dei fiumi e alla gestione delle acque dolci, a ciò si aggiunga che ogni bacino artificiale è destinato —in tempi brevi— all’interramento, cioè a essere colmato dai sedimenti, mettendo in luce la sua natura inevitabilmente effimera.

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