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L'evoluzione del collo e del cranio

Nella transizione dalla vita acquatica a quella terrestre la testa ha progressivamente assunto una struttura più solida e al contempo più mobile

Rimaste per lungo tempo oggetto di speculazione, le modalità di transizione della vita animale dall’ambiente acquatico a quello terrestre negli ultimi tempi si stanno chiarendo sempre più grazie a nuovi ritrovamenti, ma soprattutto grazie a più sofisticate tecniche d’indagine su alcuni fossili di transizione, come quelli di Panderichthys e di Tiktaalik roseae.
Una nuova sofisticata tecnica di trattamento dei campioni fossili di Tiktaalik, che è costata alcuni anni di lavoro ai preparatori, ha permesso di mettere in evidenza il cranio e delle ossa del collo che in precedenza erano “affogate” nella matrice rocciosa.
Condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Chicago e del Field Museum, con il sostegno dell’Academy of Natural Sciences, e del Putnam Expeditionary Fund della Harvard University, lo studio di queste strutture e la loro collocazione evolutiva sono ora pubblicati sulla rivista “Nature”.
“Abbiamo sempre pensato alla transizione al collo e al cranio come a un evento rapido - ha osservato Neil Shubin, co-direttore dello studio - ma questo perché ci mancavano informazioni sulle forme animali intermedie. Tiktaalik riempie ora questa lacuna morfologica e ci permette di risolvere in passi individuali questa complessa transizione.”
“La calotta cranica, il palato e la struttura scheletrica dell’arco branchiale di Tiktaalik sono stati risolti con grande dettaglio grazie alle recenti tecniche di preparazione dei campioni”, ha spiegato Jason Downs, che ha preso parte alla ricerca. “Rivelando nuovi dettagli sulla struttura dei cambiamenti di questa parte dello scheletro, abbiamo visto come le strutture craniali un tempo associate agli animali terricoli siano stato un primo adattamento alla vita in acque basse.”
“Il nuovo studio ci ricorda che per la graduale transizione dalla vita acquatica a quella terrestre è servito molto più che l’evoluzione degli arti”, ha osservato Ted Daeschler, un altro degli autori della ricerca. “Il lavoro dimostra come durante la transizione la testa di questi animali abbia assunto una struttura più solida e al contempo più mobile rispetto al corpo.”

FONTE: REPUBBLICA

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