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Troppo rapida l'acidificazione degli oceani

Condotto presso l’isola di Tatoosh, nell’Oceano Pacifico al largo dello Stato di Washington, lo studio ha documentato anche le conseguenze biologiche del fenomeno

Il processo di acidificazione dell’oceano sta procedendo più rapidamente di quanto stimato finora: è questa la conclusione dei ricercatori dell’Università di Chicago che riferiscono i risultati dello studio sull’ultimo numero della rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”.
Oltre a ciò, è stato documentato come l’aumento di acidità sia correlato con l’aumento dei livelli atmosferici di biossido di carbonio, unico parametro, tra i tanti considerati dai ricercatori, “che mostra una cambiamento costante corrispondente”, come ha spiegato a J. Timothy Wootton, primo autore dello studio.
Com’è noto, l’aumento dell’acidità minaccia l’esistenza di molti organismi marini e potrebbe ridurre la capacità dell’oceano di assorbire il biossido di carbonio.
L’oceano svolge infatti un ruolo significativo nei cicli globali di questo elemento. Quando il biossido di carbonio atmosferico si dscioglie nell’acqua a formare acido carbonico, aumenta l’acidità, anche se è rilevabile un ciclo giornaliero: durante il giorno i livelli di biossido di carbonio diminuiscono in virtù della fotosintesi attuata dalle alghe, per poi riaumentare durante la notte.
I ricercatori da molto tempo mettono in guardia sulla possibile correlazione tra l’aumento dei livelli di biossido di carbonio atmosferico e l’acidità marina ma finora le evidenze empiriche sono state assai limitate.
Questo nuovo studio si è basato su un più di 24.000 misurazioni del pH oceanico nell’arco di otto anni, il che rappresenta il primo dettagliato insieme di dati sulle variazioni del pH marino lungo le coste delle latitudini temperate, che corrispondono ai più produttivi siti per l’allevamento di pesci.
“L’acidità è aumenta 10 volte più velocemente di quanto sia previsto nei modelli di cambiamento climatico e da altri studi”, ha commentato Wootton. “Questo incremento avrà gravi conseguenze sulla catena alimentare marina e suggerisce che i valori di cui tenere conto saranno molto più elevati di quanto ritenuto finora, almeno per alcune aree dell’oceano.”
Condotto presso l’isola di Tatoosh, situata nell’Oceano Pacifico al largo delle coste dello stato di Washington, lo studio ha documentato anche le conseguenze biologiche del fenomeno su alcune specie marine: il numero di molluschi e di cirripedi, infatti, è diminuito notevolmente. Allo stesso tempo le popolazioni di specie dotate di conchiglia e di alghe non calcaree è aumentato.
“Molte creature marine hanno un guscio o uno scheletro costituito da carbonato di calcio, che si scioglie in ambiente acido”, ha commentato Catherine Pfister, coautrice dello studio. “Per questo motivo l’aumento di acidità dell’oceano potrebbe interferire con molti processi biologici cruciali, come la costruzione delle barriere coralline o la vita degli invertebrati testacei.”

FONTE:REPUBBLICA

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