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Gli echi della supernova di Tycho

L'analisi dei suoi "echi" potrà chiarire importanti aspetti della formazione delle supernove di tipo Ia e gettare luce sulla cosiddetta "energia oscura"

Un gruppo di astronomi del Max Plank Insytitut per la radioastronomia ha trovato le “tracce fossili” dell’esplosione di supernova del 1572, quella che portò Tycho Brahe a concludere che il cielo stellato non fosse affatto qualcosa di immutabile come voleva la millenaria tradizione aristotelica. Il testo in cui descriveva questo evento, Stella Nova, segnò un punto di svolta per la scienza, aprendo la strada al lavoro di Keplero e di Galileo.
I resti della supernova hanno continuato a espandersi per questi 400 anni sotto forma di un nube di polveri e gas che ora hanno un diametro di oltre venti anni luce. Grazie ai fenomeni di riflessione della radiazione da parte delle polveri interstellari parte della radiazione dell’esplosione originaria continua a raggiungere la Terra. Questi echi di luce contengono una sorta di impronta fossile della supernova, che ora i ricercatori del MPI diretti da Oliver Krause sono riusciti a individuare e ad analizzare sfruttando i telescopi di Calar Alto, in Spagna, e di Mauna Kea, nelle Hawaii.
“Abbiamo ora l’eccitante possibilità di usare questi echi di luce per costruire una immagine spettroscopica tridimensionale dell’esplosione”, ha detto Krause, che firma in proposito un articolo su “Nature”.
Le osservazioni hanno confermato che SN1572appartriene al tipo 1a delle supernove. Queste sono create dall’esplosione di piccole dense stelle dette nane bianche, che si ritiene esplodano con una brillantezza standard, cosa che le rende un ottimo strumento per valutare la distanza di galassie lontane.
In anni recenti queste misurazioni hanno rivelato che alcune supernove di tipo 1a sono più lontane di quanto ci si sarebbe aspettato, portando alla formulazione dell’idea dell’esistenza di una “energia oscura”, che spingerebbe le galassie ad allontanarsi le une dalle altre. Dato che SN1572 si trova all’interno della Via Lattea, lo studio accurato dei suoi resti potrà aiutare sensibilmente a comprendere le supernove di tipo 1a e forse anche la stessa energia oscura.
FONTE: REPUBBLICA

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