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Ricostruito il moto dell'hotspot hawaiiano

Una modello al computer mostra come il pennacchio al di sotto delle Hawaii si sia incurvato: la sua “radice” si è mossa appena mentre la sua sommità si sia spostata di circa 1600 chilometri sul fondo oceanico

Le simulazioni al computer, il paleomagnetismo e i dati sul movimento delle placche tettoniche descritte sull’ultimo numero della rivista “Science” rivelano come gli hotspot, ovvero le sacche di magma che si ritrovano in cima ai pennacchi caldi (mantle plume) - colonne di materia fluida ad alta temperatura che risalgono dagli strati profondi del mantello - e che si riteneva mantenessero fissa la propria posizione, si spostano al di sotto della crosta terrestre.

Gli scienziati ritengono che i pennacchi siano responsabili di alcuni spettacolari formazioni geologiche come le isole Hawaii o il parco nazionale di Yellowstone. Alcuni di questi pennacchi possono avere sorgenti poco profonde, alcuni altri, come nel caso delle Hawaii, sembrano “pescare” direttamente dalle radici profonde del mantello.

Per lungo tempo, questi profondi pennacchi caldi sono stati ritenuti immobili, al punto che il moto delle placche continentali e oceaniche veniva misurato rispetto alla loro posizione. Ora però il geofisico dell’Università di Rochester John Tarduno e i suoi colleghi delle università Ludwig-Maximilians di Monaco di Baviera, di Münster, in Germaia, e della Stanford University, negli Stati Uniti, hanno combinato i dati magnetici relativia al fondo dell’oceano Pacifico con una modellizzazione al computer per mostrare come il pennacchio al di sotto delle Hawaii, con tutta probabilità, si sia incurvato, dal momento che la sua “radice” si è mossa appena mentre la sua sommità si è spostata di circa 1600 chilometri sul fondo oceanico.

“Nel 2003, abbiamo mostrato come il pennacchio che ha creato la catena delle Hawaii debba aver subito uno spostamento, e suggerivamo che il movimento del mantello avrebbe dovuto essere coinvolto, anche se l’origine di tale spostamento rimaneva un mistero”, ha commentato Tarduno.

In quest’ultimo lavoro, Tarduno cita cinque possibili meccanismi, ma uno in particolare emerge con me probabile spiegazione.

“Dai modelli sappiamo che un pennacchio può spostarsi leggermente vicino alla sua base, contribuendo potenzialmente al moto degli hotspot”, ha aggiunto Tarduno. “Ma un’osservazione cruciale viene dalla simulazione numerica che mostra come la sommità di un pennacchio che parta dalla profondità di 1500 metri può spostarsi come una fiamma di una candela su cui si soffia.”

Il “soffio” in questo caso è fornito da una antica cresta oceanica nel Pacifico, ovvero una spaccatura del fondo che permette al magma di affiorare. Tale struttura era attiva circa 80 milioni di anni fa, ma è scomparsa circa 47 milioni di anni fa, lasciando il posto a una zona di subduzione. Le sue tracce sono però evidenti, grazie alle “firme” registrate negli allineamenti magnetici dei materiali della crosta sul fondo del Mare di Bering. Questi dati corrispondono molto bene con l’evoluzione dell’hotspot hawaiano ricostruito da Tarduno.

FONTE: REPUBBLICA

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