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Essere sé stessi?

A volte ci pare opportuno "abbellire" un po' il nostro curriculum, e "amplificare" un po' le nostre effettive capacità: conviene davvero?

Molto spesso, nello scrivere il proprio curriculum o in un colloquio di assunzione, si può essere tentati dall’idea di “forzare” un po’ le cose per ottenere quel particolare posto, e molti mi chiedono se sia corretto farlo.

Il problema non è se sia o meno corretto, ma se ci convenga davvero; una volta di più, occorre aver chiari i propri obiettivi: è ovvio che se siamo alla fame e abbiamo bisogno di un lavoro subito, qualunque menzogna può apparire giustificata, e probabilmente lo è davvero.

Se invece vogliamo costruire un rapporto aziendale solido, occorre ricordarsi che a) le bugie hanno le gambe corte b) in ogni caso l’incompetenza parla da sola.

Altro ancora è mentire a se stessi dicendoci qualificati per qualcosa per cui non siamo “pronti” psicologicamente: alcune professioni possono apparirci eccitanti sul momento, e non ci si sofferma a riflettere sui lati negativi delle stesse.

Per esempio, può sembrare attraente fare l’hostess o l’agente di commercio, ma dichiarare il nostro amore per una vita dinamica quando invece siamo dei pantofolai rischia di essere fonte di insoddisfazione e basse prestazioni.

Quindi no, non è affatto una buona idea mentire a un colloquio, e si, occorre essere il più possibile onesti, con se stessi prima ancora che con il potenziale datore di lavoro, per non trovarci in una situazione che non può essere che perdente per tutte le parti in causa.

Un saluto

Bruno Medicina