Questo sito contribuisce alla audience di

Come scegliere un coach

Ogni volta che esplode una moda, le offerte si moltiplicano, i sedicenti esperti proliferano, e dappertutto nascono associazioni e federazioni, ognuna delle quale si propone come singola autorità in materia. Come orientarsi?

Un programma di coaching ben fatto può essere davvero l’arma vincente di un manager, di un team, di un’azienda.

Un esperto in “performance” che, senza proporsi come consulente, sappia guidare le persone ad accedere alle proprie risorse migliori, può essere la chiave di un salto qualitativo che a volte non è esagerato definire sbalorditivo.

Questo, ovviamente, se il “coach” sa davvero quello che fa, riesce davvero a far dare alle persone il meglio di sé, e non è semplicemente qualcuno che cerca di cavalcare una moda redditizia.

Non c’è società di consulenza che non proponga programmi di coaching, e sono apparsi come funghi sedicenti coach, scuole, federazioni, associazioni,…

Aggiungiamo che, non essendo la professione di coach ancora regolamentata, chiunque può fregiarsi di tale titolo senza violare alcuna legge.

Di conseguenza, come possiamo sapere se il programma che si stanno proponendo sarà davvero una mossa vincente o non semplicemente una perdita di tempo e quattrini?

E’ chiaro che una risposta facile non esiste. Tuttavia posso dare il mio parere, per quello che può valere:

un coach è, a tutti gli effeti, un allenatore. Deve produrre dei risultati. Ora, dovendo scegliere un allenatore per una squadra di calcio, quali sarebbero gli elementi su cui concentrarsi? Il numero di lauree e masters? La federazione di appartenenza? La scuola per allenatori frequentata? O non piuttosto le squadre allenate in precedenza e i risultati ottenuti?

Ecco, con un coach personale o aziendale il discorso è simile. Diffiderei per principio di chinque insista sul numero di diplomi, sul suo percorso formativo, sull’appartenenza a questa o quella federazione, sul numero di ore di coaching, e mi concentrerei per quanto possibile sui risultati ottenuti con gli altri clienti.

Non esitate a chiedere referenze concrete e verificabili, e non ascoltate chi cerca di aggirare la domanda apellandosi alla privacy: chiunque sia contento di un servizio è ben contento di fornire referenze, e questo senza violare nessun tipo di privacy.

Un “coach” che non è in grado di produrre almeno una decina di referenze, è un principiante o un incapace.

Ripeto, questa è solo la mia modestissima opinione. Ma vi consiglio di tenerne conto.

Un saluto

Bruno Medicina

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • alberto

    30 Nov 2008 - 19:41 - #1
    0 punti
    Up Down

    Bruno, concordo con quanto dici.

    L’esperienza, e risultati raggiunti in precedenza, sono senza dubbio una prova forte delle capacità di un coach.
    Conosco anche la situazione a cui fai riferimento quando dici che chiunque possa fregiarsi del titolo di coach (basta un biglietto da visita); è per questo che le associazioni stabiliscono degli standard di qualità di approccio. Certo, bisogna stare attenti al proliferare di associazioni e di certificazioni, ma penso che alcune possano essere una reale garanzia. Personalmente ho scelto il percorso di certificazione della FIC (capitolo italiano dell’International Coach Federation).

    Vedo che però non hai fatto riferimento a un elemento che, dal mio altrettanto modestissimo punto di vista, sembra fondamentale: l’empatia tra coach e cliente, senza la quale vedo difficile raggiungere risultati.

    Noi per questo offriamo un incontro gratuito per far si’ che il coachee possa conoscere il suo coach, il modello di intervento e, soprattutto, possa appunto verificare il livello di intesa che può (o può non) crearsi con il professionista che lo accompagnerà verso i suoi obiettivi.

    grazie del tuo spunto e un saluto a tutti.

    Alberto
    www.coachit.it