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Autostima: la qualità fondamentale

Spesso confondiamo l'autostima con la soddisfazione, e rischiamo di creare un circolo vizioso pericolosissimo.

Autostima non significa affatto arroganza o presunzione, ma semplicemente riconoscerre il proprio valore come persone indipendentemente dagli avvenimenti, dai comportamenti e dai risultati.

Significa riconoscere la propria fondamentale dignità, significa riconoscere il proprio diritto ad esprimersi, a dichiarare la propria unicità, a fare ciò per cui siamo nati.

Ora, qui nasce il primo grosso conflitto, su cui vengono costruiti tutti gli equivoci successivi.

Viviamo in una società che richiede da noi una serie di prestazioni per poter continuare a far parte della società stessa: intanto, ci obbliga a guadagnare una certa somma di denaro per poter procurarci ciò di cui abbiamo bisogno materialmente, e questo rispettando una serie di regole violando le quali il guadagno ottenuto non viene considerato valido.

Il primo equivoco con cui ci scontriamo è quello di confondere l’autostima con la soddisfazione: in pratica, consideriamo che ritenendoci soddisfatti della nostra situazione vanga a mancare ‘impulso sufficiente ad agire, migliorare e produrre maggiori risultati.

D’altra parte, condizionare la propria autostima a dei risultati, rischia di creare un pericolosissimo circolo vizioso: infatti, se sono i risultati a produrre l’autostima, è anche vero che l’autostima è necessaria per produrre risultati. Nessuno infatti inizierebbe un lavoro senza la convinzione di essere in grado di portarloa termine.

La maggior parte dei corsi di automotivazione si basano essenzialmente su questo punto: far prendere coscienza alle persone delle proprie possibilità, portarli a credere di essere in grado di realizzare ciò che desiderano, e dare loro l’impulso per cominciare ad agire.

E, se è vero che la fiducia nelle proprie forze e nel risultato non è sufficiente, è altrettanto vero che la mancanza di fiducia blocca sul nascere qualunque possibilità di otenere dei risultati.

Ora, mi sembra che l’autostima incondizionata e la coscienza nelle proprie forze sia assolutamente l primo risultato da perseguire, la struttura portante non sufficiente ma necessaria su cui potranno essere costruiti tutti i risultati successivi.

Come parlare di autostima quando dal momento della nascita siamo stati costantemente bombardati da messaggi di genitori, insegnanti, conoscenti, media, che tendono tutti indistintamente a farci sentire inadeguati e incapaci, e che hanno costruito quel critico interno che non fa che sottolineare costantemente il nostro non essere all’altezza della situazione e che mina inesorabilmente alla base la nostra autostima?

Io credo che la risposta non possa che trovarsi spostando l’approccio su un piano diverso, ovvero prendendo innanzitutto coscienza di quelle che sono le nostre reali possibilità, delle infinite possibilità del nostro fisico e della nostra mente, e rendendosi conto che i limiti, che ovviamente esistono, sono molto al di là di quello che siamo normalmente portati a credere.

Ecco che allora un primo modo di procedere, per cominciare a darci il permesso di credere in noi stessi, non deve affatto essere legato a dei risultati, che comunque possono solo riguardare il passato, ma sul prendere coscienza della sterminata immensità delle nostre potenzialità qui e ora, senza porsi affatto il problema se lo si farà o no.

Una presa di coscienza, intanto di tutto ciò che già possediamo e di ciò che già abbiamo realizzato, senza confrontarci con altri ma solo con noi stessi.Un’analisi anche solo superficiale delle nostre potenzialità può darci un solo risultato: esse sono infinite.

Questo non significa affatto che chiunque può fare qualunque cosa, ma che fra le infinite scelte che abbiamo a disposizione ne esisteranno sicuramente alcune – molte, ve lo assicuro – in grado di soddifare i nostri criteri di soddisfazione interni e quelli della società in cui viviamo, permettendoci appunto di ottenere la soddisfazione per ciò che abbiamo fatto e l’approvazione della società; detto in altri termini, saremo in grado di fare ciò che ci piace davvero e di trovare qualcuno disposto a pagare per questo.

Il problema naturalmente è riuscire a esaminare le nostre possibilità senza bloccarle sul nascere a causa del meccanismo critico innato che ci porta a escludere in partenza, senza neanche prenderle in considerazione, opzioni che sarebbero alla nostra portata e che sarebbero la risposta alla nostra ambizione e al desiderio di realizzazione, e a rimanere soffocati in ruoli decisi da altri nei quali le nostre potenzialità non riescono a esprimersi.

Per cui, una prima serie di domande potrebbe essere rivolta ad una prima analisi di quelle che sono le possibilità ovvie ed elementari comuni a tutti:

-Siamo in grado di migliorare il proprio fisico?

-E la propria salute?

-Le nostre capacità mentali?

-La qualità della nostra comunicazione?

-bloccare i comportamenti dannosi?

-Padroneggiare le proprie emozioni?

E così via. Chiunque sarà costretto a rispondere si a queste domande, perché una cosa è certa: tutto, proprio tutto, può essere migliorato, e questo a cominciare da noi stessi.

Dopo questa prima fase, si passa ad esaminare cosa “potremmo” essere in grado di fare “se solo” lo volessimo.

Qui le risposte non possono che essere personali, ma è chiaro che sarà sufficiente un’analisi superficiale per dimostrarci come le nostre possibilità sono infinitamente al di là della nostra prestazione attuale e che le nostre capacità sono sfruttate solo in una misura davvero infinitesimale.

Ribadisco che non sto ancora parlando di capacità sconosciute o in cui non crediamo, ma di ciò di cui siamo già pienamente coscienti.

Allora, si ritorna una volta di più al “conosci te stesso”: è la coscienza delle proprie possibilità che ci mette in grado di realizzarle, senza lasciarci bloccare da schemi mentali limitanti; e un lavoro di autoconoscenza come quello suggerito può essere un momento di crescita sorprendente.

Perché non provarci?

Un saluto

Bruno Medicina