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Il disagio in azienda

Quando il lavoro diventa patologia

disagio1Il lavoro oggi più che mai è una delle più importanti modalità di espressione dell’identità dell’individuo: è questa la ragione per cui quando qualcosa non va le conseguenze sono pesanti sia sul piano personale che professionale .

Ciascuna organizzazione dovrebbe essere in grado di promuovere e di mantenere il più alto grado di benessere fisico,psicologico e sociale dei lavoratori a prescindere dal tipo di occupazione.

Nell’attuale mondo del lavoro però, il disagio è purtroppo un fenomeno sempre più ricorrente come testimonia non solo la letteratura esistente ma anche episodi di cronaca riportati frequentemente dalla stampa o dai mezzi televisivi.

Errori gestionali nell’organizzazione, ristrutturazioni, fusioni, un clima particolarmente conflittuale o competitivo : sono tutti elementi che possono determinare un malessere che non di rado sfocia in vere e proprie patologie del lavoro quali stress , burn out o mobbing .
Immancabili sono le conseguenze sull’organizzazione,solo per citarne qualcuna :
-Calo della produttività.
-Aumento dei costi di produzione.
-Perdita di commitment e motivazione
-Aumento delle assenze per malattie.
-Incremento del tasso di turnover.
-Immagine aziendale
-Aumento delle richieste di risarcimento da parte delle vittime.

Risulta chiaro che intervenire non è solo una questione di etica ma anche di costi .
Per chi si occupa di risorse umane è fondamentale curare facendo ricorso, - a seconda dei casi –a strumenti legislativi oppure a leve gestionali finalizzate a rimuovere gli ostacoli al benessere organizzativo.

Ma è non è questo il punto . In realtà è soprattutto la prevenzione del disagio quello su cui occorre lavorare proprio per evitare che anche isolati episodi di malessere facilmente recuperabili possano degenerare in vere e proprie patologie con risvolti pesanti sia per l’individuo che per l’organizzazione.
Ma quali sono le più frequenti spie di un cattivo funzionamento organizzativo ?

-clima eccessivamente conflittuale
-abbassamento della performance,
-assenteismo ,
-turnover ,
-scarso sentimento di appartenenza all’organizzazione

Sono questi gli elementi che devono suonare come un campanello d’allarme e spingerci ad una accurata analisi della situazione . Appare evidente che di fronte a manifestazioni così diversificate si rende necessario approccio multidisciplinare che preveda un impegno su vari fronti :
-organizzazione del lavoro
-mansioni (autonomia, ripetitività ecc..)
-clima organizzativo (relazioni interpersonali; livelli di cooperazione)
-stili manageriali ,
-processi comunicativi,
-sistemi di gestione e sviluppo del personale
-sistemi decisionali

Altra iniziativa auspicabile è la creazione di un ruolo organizzativo indipendente a cui i tutti possano rivolgersi fiduciosi -soprattutto in caso di mobbing- senza il timore di ritorsioni.
Al vertice aziendale spetta inoltre la formulazione di una politica aziendale che contenga orientamenti chiari a favore del benessere organizzativo:questo vuol dire esplicitare anche le conseguenze di eventuali infrazioni e le relative sanzioni per coloro che nonostante tutto non resistono alla tentazione di remare contro.

Recuperare la salute dell’organizzazione è un’operazione lunga e non poco costosa .Molto meglio realizzare un’efficace attività di prevenzione attraverso un costante monitoraggio del clima organizzativo e un’ attenta lettura dei primi segnali d’allarme ai quali intervenire tempestivamente.

In quanto a responsabilità è l’intero management che deve sentirsene investito : in caso contrario, le possibilità di successo sono destinate a diminuire drasticamente.

Dunque…evitiamo di vendere fumo ..ci si ritorcerebbe contro .