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Donne Assassine nella Storia

Per gli appassionati e i curiosi del genere, una veloce carrellata delle trentacinque donne assassine le cui storie e le cui vite sono state accuratamente ricostruite da Cinzia Tani nel libro Assassine,per farci riflettere e tremare.

Per gli appassionati e i curiosi del genere, una veloce carrellata di queste incredibili ma vere trentacinque storie di donne assassine, per farci riflettere e tremare.

 

di Sabina Marchesi

 

Ersbet Bathory Ungheria 1604

La contessa Bathory viziatissima e ricca, bella di una bellezza inquietante, vive nel maniero del marito una vita oziosa fatta di agi e di lussi, accudita, vestita ed acconciata da uno stuolo di cameriere, scopre un giorno, percuotendo una di esse che aveva commesso un lieve errore nel perfezionare la sua capigliatura, il piacere sadico della punizione. Inizierà così una serie di efferati delitti che la condurranno, dopo aver ucciso con sevizie e torture oltre 610 ragazze, a una terribile condanna: murata viva in una cella del suo stesso castello, dove morirà, dicono gli storici, senza mai lamentarsi fiera ed altera nel suo incrollabile orgoglio.

 

Marie de Brinvielliers Francia 1665

Vittima illustre della famosissima epoca dell’arsenico e dei veleni la marchesa di Brinvielliers fu accusata da molti di essere ninfomane, perversa ed avida di lussi e di denari, ma il suo fascino personale fu tale che alla sua morte il popolo la considerò unanime una santa e martire. Legata a un amante libertino e dissoluto la Marchesa si dibatte nelle difficoltà economiche, non più in grado di mantenere se stessa e l’amante tenta a più riprese di avvelenare tutti i membri della sua famiglia per ereditare e risolvere così la sua situazione economica. Muoiono avvelenati in rapida successione il marito, due fratelli e una sorella, viene poi arrestata  e condannata a morte. Quando la scure cala sul suo capo, il popolo si accalca sul patibolo per appropriarsi dei suoi resti che verranno poi venerati come reliquie.  

 

Catheryn Deshayes Francia 1675

Meglio nota come Madame La Voisin fu la protagonista dello scandalo dei veleni alla corte di Luigi XIV in cui furono coinvolte alcune tra le dame più in vista del regno, a partire da Madame de Montespan, l’attuale amante ufficiale del re. Soffocato per ovvi motivi lo scandalo coinvolse solo alcuni dei reali colpevoli tra cui la Voisin medesima, donna del popolo vissuta sempre di espedienti, dedita alla chiromanzia, alla pratica degli aborti clandestini, alla preparazione di filtri e pozioni d’amore, che non disdegnava di fornire veleno alle sue clienti per liberarsi di amanti o mariti importuni, e accresceva il suo potere su di esse a mezzo di riti satanici, nel corso dei quali sacrificava infanti e neonati. Le cronache ci raccontano che la sera prima di essere bruciata viva sul rogo bevve e mangiò allegramente per nulla pentita delle sue nefande azioni.

 

Catheryne Hayes Gran Bretagna 1725

Fu l’ultima donna ad essere bruciata viva sul rogo in Gran Bretagna per l’omicidio del marito, all’epoca si usava strangolare precedentemente la vittima per spirito cristiano prima che le fiamme la raggiungessero ma nel suo caso il boia, intento a sopprimerla pietosamente fu raggiunto egli stesso dalle lingue di fuoco prima che potesse terminare il suo compito, per cui balzò indietro e la lasciò al suo destino, arsa viva tra le fiamme. Ebbe non uno ma ben due amanti contemporaneamente, che addirittura coabitavano come inquilini nella sua stessa abitazione con lei ed il marito, con la loro complicità uccise barbaramente l’infelice coniuge a colpi d’ascia, insanguinando l’intera scena del delitto e tentando poi goffamente di disperderne i resti sezionandone il corpo.

 

Mary Blandy Gran Bretagna 1751

Mary Blandy fu vittima dei suoi tempi, volendo il padre ottenere per lei il miglior partito possibile le assegnò una ricchissima dote, e falsificò le proprie condizioni economiche, ottenendo così di attirare sulla figlia l’attenzione di un nobile scozzese già sposato e di dubbia fama, in pessime condizioni economiche che si dedicò anima e corpo alla conquista della donna attratto dalla dote, Mary stregata da questo corteggiamento intensivo, presa dal terrore di rimanere zitella, decise di avvelenare il padre che si opponeva all’unione, e fu da lui perdonata in punto di morte, ma non altrettanto dai magistrati che la condannarono all’impiccagione. 

 

Anna Zwanziger Germania 1808

Anna  era una donna incapace di accettare la realtà, che a un certo punto perse il controllo della sua vita e iniziò a confondere la fantasia con i fatti. Sposata giovanissima al suo vecchio tutore, dopo anni di tradimenti e alcoolismo si ritrovò vedova e con due figli da mantenere, facendo conto sulla sua bellezza tentò diverse strade, prostituendosi o facendosi mantenere dall’uomo di turno. A quarantadue anni si sottopose a un rovinoso aborto dopo essere stata lasciata dal suo compagno attuale, e rimasta sola vide sfiorire assieme alla bellezza ogni sua possibilità di mantenersi. Costretta ad impiegarsi come cameriera presso famiglie altolocate ogni volta credeva di intravedere  possibilità di matrimonio con il principale, e procedeva a eliminare con il veleno chiunque ostacolasse i suoi piani. Licenziata dal suo ultimo incarico partì dopo aver riempito la zuccheriera di arsenico ed aver somministrato al piccolo infante alle sue cure affidato un biscottino impregnato di veleno, il bambino fortunatamente si salvò ma lei fu condannata a morte a mezzo del taglio della testa, quando ormai per lei era impossibile smettere di avvelenare chi la ostacolava.

 

Marie Lafarge Francia 1840

Meglio conosciuta come Marie Cappelle era una donna di nobili natali, non bella, figlia illegittima di un appartenente alla famiglia reale. Messa alle strette dagli anni che avanzavano e dallo spauracchio di rimanere zitella a vita, sapendo di essere un partito difficile da proporre, si rivolse ad un’agenzia matrimoniale e cadde preda di un bifolco, proprietario di un’azienda e di un castello fatiscente, che accentuò e falsificò le sue condizioni economiche, sposandola a distanza. Una volta giunta nella dimora dello sposo ella tentò inutilmente ogni strada per uscire fuori da una situazione insostenibile, pressata e angariata dal marito inadatto a lei, e dai suoi parenti che la controllavano minuto per minuto, fino a giungere per disperazione a sopprimerlo con dell’arsenico. Si professò però sempre non colpevole e molte personalità illustri si recarono a trovarla periodicamente in carcere per tutta la durata della sua reclusione credendo fermamente nella sua innocenza. Il caso Lafarge passò agli annali come il primo caso giudiziario in cui una vera sfida tra esperti e periti fu protagonista del processo, in quanto non si riuscì mai realmente a provare se esistessero o meno tracce di arsenico nel corpo della vittima.

 

Marie Manning Gran Bretagna 1849

Di umili origini, cameriera in un castello a soli sedici anni si fece sorprendere a letto con il padrone e fu scacciata, divenne poi dama di compagnia di una nobile signora che la condusse con sé durante i suoi viaggi, nel corso di una crociera conobbe un’affascinante e maturo avventuriero irlandese al quale si legò a vita in una lunga relazione clandestina. In seguito si sposò con un uomo tranquillo, senza per questo rinunciare all’amante che la seguì ovunque. Quando questi, di professione usuraio, iniziò a stancarsi di lei, ella in complicità con il marito decise di ucciderlo per appropriarsi dei suoi beni. I due furono condannati a morte per impiccagione, Marie Manning terrorizzata tentò di suicidarsi conficcandosi le unghie nella trachea e in seguito il giorno dell’esecuzione baciò affettuosamente il marito e salì assieme a lui traballante sul patibolo.  Tra il pubblico, era presente Charles Dickens che scrisse un vibrante articolo contro la pena di morte e più in generale contro l’avidità con cui la gente assisteva a queste macabre uccisioni pubbliche. La donna morì indossando un vestito di satin nero, che all’epoca era molto in auge presso le dame dell’alta società, e che fu poi rapidamente eliminato l’indomani dal guardaroba di ogni signora bene dell’epoca vittoriana.

 

Madeleine Smith Gran Bretagna 1857

Madeleine è figlia di un abbiente architetto, potrebbe ottenere un bel partito in matrimonio, ma sogna il grande amore, il romanticismo, la passione. Si lega a un uomo che la sua famiglia non accetta, vive con lui una storia intima, le avversità che devono superare per incontrarsi di nascosto sembrano solo ammantare questo amore di romantiche aspettative, quando lei finalmente incontra il partito ideale che la chiede in moglie, l’amante è ormai diventato solo un ostacolo. Madeleine compra dell’arsenico, per curarsi la pelle, dice, come era suggerito su tutte le riviste femminili dell’epoca, e l’amante muore in preda a dolori terribili. Viene assolta e si sposa due volte, entrambi i mariti muoiono, pare, di malattia. The Scotshman la definisce, non  a torto,  la più fortunata tra i criminali, o la più sfortunata tra le donne.

 

Kate Bender Stati Uniti 1873

Kate e la sua famiglia gestiscono una locanda ai margini del bosco, quando qualcuno degli avventori sembra essere ben fornito di merci o di denaro, ella lo conduce in un angolo appartato con la scusa della chiromanzia, lo porta vicino  a uno stato di semincoscenza con la sua parlata cantinelante, e da dietro una tenda rossa la sua famiglia, madre, fratello e padre, calano una scure  sul malcapitato. Ma presto le sparizioni si moltiplicano, i parenti delle vittime iniziano le ricerche, alcuni scampano al tranello e si danno alla fuga,  raccontando l’accaduto. Gli scavi presso la loro fattoria portano alla luce un numero di resti umani impressionanti, tra cui anche una bambina. La famiglia fugge, una squadra parte alla loro ricerca. Non si saprà mai se la squadra di recupero li ritrovò trucidandoli, o se riuscirono a fuggire, diverse segnalazioni in vari parti del paese non portarono mai ad alcun riconoscimento ufficiale, e la famiglia Bender sembrò scomparire nel nulla.

 

Florence Bravo Gran Bretagna 1876

Florence era una brava ragazza facoltosa che contrasse un primo infelice matrimonio, a seguito del quale iniziò a cercare negli uomini una forma di protezione piuttosto che di amore passionale, si invaghì di un medico maturo ed affermato, ed ebbe con lui una lunghissima relazione, era libera, ricca, e gestiva con una certa prudenza questo rapporto amoroso illecito. Tuttavia  a un certo punto si invaghì di un uomo giovane, arrivista, sfacciato, arrogante, egli la chiese in moglie e la ottenne, dopodiché la privò di ogni autonomia e ridusse il suo tenore di vita abituale, disponendo come voleva del patrimonio di lei. Una donna abituata ad essere libera si ritrovava così prigioniera. Divenne alcolizzata e si legò con  un morboso rapporto alla sua cameriera personale. Una sera il marito morì in preda ad acuti dolori addominali, non fu mai accertata la piena colpevolezza della donna, e si sospettò di lei, o della sua cameriera, ma prima che fosse stabilita la verità, Florence morì di cirrosi epatica omettendo però di nominare la fidata compagna nel suo testamento.

 

Adelaide Bartlett Gran Bretagna 1886

Donna di nobili natali, spinta dalla necessità sposa un bottegaio. Egli giustamente la reputa una perla rara e si dà premura di conferirle una certa educazione al punto di chiamarle un prete a casa come istitutore, sembrerebbe che il marito la idolatrasse arrivando al punto da non chiedere né desiderare da lei alcun rapporto sessuale, gli bastava compiacersi della sua presenza ed essere da lei accudito. L’uomo era ipocondriaco e soffriva di mille malattie immaginarie per curare le quali inghiottiva enormi quantitativi di farmaci , intrugli e pozioni, senza alcun controllo medico. La donna raccontò al processo che praticamente era stato il marito a spingerla tra le braccia dell’istitutore dando loro anche la sua benedizione, ma non fu creduta. Venne processata per aver ucciso il coniuge versandogli in gola del cloroformio liquido, mentre egli era semisvenuto ed incosciente, ma fu assolta per l’impossibilità di provare il fatto, data l’enorme difficoltà del crimine che consisteva nel versare in gola a una persona semiincosciente un liquido fortemente ustionante senza lasciare segni o senza che egli si ribellasse per il bruciore. Una volta rilasciata si disse di lei:  ora che è stata giustamente assolta si spera nell’interesse della scienza che ci spieghi come ha fatto ad uccidere il marito.

 

Florence Maybrick Gran Bretagna 1889

Dopo un matrimonio apparentemente felice, la bella Florence conosce un uomo che le fa la corte più per galanteria che per altro, ma ella è pronta per l’adulterio e si butta immediatamente tra le sue braccia, vivendo questa storia come l’unico motivo di vita, e rischiando molto più del dovuto. Quando il marito se ne accorge, l’amante tenta di fare marcia indietro, di allontanarsi e di fuggire. Risale a quel periodo il grave malessere del marito di Florence che morirà in seguito di gastroenterite acuta. I parenti ne chiedono l’autopsia che rileva tracce di arsenico e Florence venne processata, la sua condotta irresponsabile nel gestire l’adulterio la mise immediatamente in cattiva luce e fu inizialmente condannata alla pena capitale, poi commutata su sollevazione dell’opinione pubblica in ergastolo. Quando fu rilasciata per buona condotta, Florence visse di carità cristiana e divenne una dolce vecchietta che allevava gatti. Molti la credettero innocente e contribuirono a mantenerla con donazioni.  Nel momento in cui stava per morire si vestì del suo abito più bello e si sdraiò con la bibbia in mano, e tra le pagine della quale alla sua morte fu ritrovata una vecchissima ricetta per un medicamento a base di arsenico.

 

Lizzie Borden Stati Uniti  1892

Lizzie Borden era una ragazza normale, a cui non mancava niente, occupata nelle attività di ogni giovane donna della sua età, dalla coltivazione dei fiori, all’attivismo parrocchiale. Eppure qualcosa si incrinò nel suo fragile equilibrio, e il giorno della tragedia abbattutasi sulla sua famiglia fu udita dalla cameriera prorompere in una risata anormale e folle. Quel giorno mentre lei era sola in casa, i genitori furono trucidati a colpi di scure in una vera carneficina, nessun altro oltre lei era presente e nessun altro sembrava aver avuto la possibilità materiale di compiere tali efferati omicidi. Ma non c’era movente, e i giudici ritennero improbabile che una signorina così dabbene e fragile potesse aver compiuto un simile atroce atto. Tuttavia Lizzie fu colta sul fatto mentre bruciava un suo vestito macchiato di sangue e cadde spesso in contraddizione, tanto che l’opinione pubblica la marchiò come colpevole e iniziò a girare per le strade la sua filastrocca ancora nota oggi: Lizzie Borden prese una scure, e diede a sua madre quaranta colpi, quando vide quel che aveva fatto, ne diede quarantuno a suo padre. In italiano non fa rima, ma nella lingua originale è una canzoncina che i bambini cantano per le strade saltando la corda.

 

Linda Murri Italia 1902

Figlia di un eminente chirurgo Linda Murri si innamora di un maturo collega del padre, ma viene fortemente sconsigliata dalla famiglia a causa della differenza di età. Ripiega su un conte, pensando di fare una buona scelta, ma non sarà così, il conte è arrogante, odia le donne istruite, fa della sua ignoranza un vanto, e non perde occasione per scagliarsi pesantemente contro la famiglia della moglie. Tutto questo conduce negli anni a gravi incomprensioni, quando Linda riallaccia la sua relazione con il suo primo amore, portandolo ad abitare sotto falso nome in un appartamentino  nel suo stesso palazzo. Il conte muore di morte violenta nella sua residenza di  Bologna, colpito da tredici coltellate, saranno processati per il delitto Linda, il maturo amante, e il fratello di lei, con cui era legatissima e che conosceva tutti i suoi problemi, tale Tullio Murri che per inciso battè nel 1901 per 1081 voti Giosuè Carducci alle elezioni come consigliere provinciale.

 

Belle Guness Stati Uniti  1903

In una quieta notte primaverile nell’indiana la fattoria di Belle va a fuoco, si pensa che ella sia perita nell’incendio, ma oltre al suo presunto corpo tra le macerie si troveranno i resti di ben ventotto persone, tutte perite di morte violenta. Tutti i mariti di Belle erano morti misteriosamente giusto in tempo per consentirle di riscuotere l’assicurazione prima che il premio scadesse, ma nessuno se ne era mai accorto. Non contenta Belle iniziò a cercare un nuovo marito tramite le agenzie matrimoniali chiedendo a tutti un pegno d’amore in denaro, e poi li faceva sparire, avendo cura di scegliere vittime senza alcun legame familiare, ma una volta commise uno sbaglio, il fratello di uno degli uomini scomparsi arrivò fino a lei, e quando ella si vide perduta fuggì incendiando la fattoria e lasciando, pare, il corpo di una vagabonda al posto del suo. Molti continuarono per anni a inviare segnalazioni credendo di averla avvistata in varie parti degli Stati Uniti, e sotto le macerie tra i ventotto corpi si trovarono anche i resti della sua figliola adolescente, da tutti creduta in collegio.

 

Maria Tarnowska 1907

Oggi definiremmo Maria Tarnowska “un’avventuriera d’alto bordo”. Dopo una giovinezza turbolenta, si sposò con il conte Vassili diventando così la contessa Tarnowska. Fu un rapporto tempestoso, il conte aveva numerose amanti e non intendeva rinunciare al suo stile di vita, Maria amava circondarsi sempre di numerosi spasimanti scegliendoli fragili e deboli, cui non concedeva nulla e che costituivano la sua corte. Molti si sacrificarono per lei, uno morì suicida, un altro  ferito a morte dal marito geloso, un terzo si fece prete, e l’ultimo uccise per lei. Dopo il divorzio  Maria rimase sola  e fu costretta a vendere gioielli e pellicce per mantenersi, A questo punto parte un triangolo, si lega a un amante che però non può mantenerla, contemporaneamente si fidanza con un ricco conte che vuole sposarla, e ha un giovane, timido e influenzabile spasimante. Il suo piano era chiaro, voleva far uccidere il ricco pretendente dal giovane spasimante per ricongiungersi all’amante. L’accusa fu implacabile perché la contessa aveva istigato al delitto per denaro e per amore della bella vita, degli agi e delle comodità. Furono condannati tutti e tre, e Maria una volta rilasciata nel 1915 partì per Parigi dove divenne l’amante di un ufficiale americano che ovviamente provvide a mantenerla. Il che dimostra che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

 

Jeanne Weber Francia 1908

E’ difficile comprendere i motivi che hanno scatenato in questa donna il raptus omicida, sappiamo soltanto che fin da piccola aveva sempre accudito dei bambini:  i fratelli,  i figli delle famiglie dove andava a servizio, i bimbi dei vicini. Tutti la adoravano e  molti continuarono ad amarla e a considerarla innocente anche dopo i suoi crimini. Perse i primi figli in tenera età, e ne soffrì molto, e fu forse questo il fattore scatenante perché da questo momento in poi ogni volta che veniva lasciata sola con un bambino, questi veniva colto da misteriose crisi epilettiche e veniva ritrovato morto o moribondo. Per due volte fu arrestata, per due volte rilasciata, per due volte degli uomini credettero in lei e nella sua innocenza, dandole un lavoro e chiamandola nella loro casa, a guardare i loro bambini, per due volte Jeanne ricominciò a uccidere. Nessuno comprese mai la vera natura di questa donna, che morì in manicomio, dopo essere stata analizzata e studiata da schiere di esperti, tra i quali anche il famoso criminologo Cesare Lumbroso che esaminò il suo cranio diagnosticando epilessia, isteria e cretinismo.

 

Maria Elena Oggioni Tiepolo Italia 1913

Figlia di un conte Maria Elena era un ottimo partito ma decise inopinatamente di sposare un anonimo ufficiale dei bersaglieri, lo seguì ovunque nelle sue missioni all’estero, e lo favorì nella carriera, fino a che dalla Somalia si trasferirono a Sanremo e la bella famigliola prese a condurre una vita più che decorosa, il marito comandava un reggimento e aveva un suo attendente, la moglie godeva di un’esistenza agiata con tanto di cameriera personale. Forse annoiata la contessa Tiepolo iniziò un po’ per gioco un pò per scherzo una romantica quanto inesistente storia d’amore con l’attendente del marito, favorendo un’intimità eccessiva e sognando una relazione che poi realmente non desiderava. Non così il giovane soldato che abbagliato da tanta meraviglia si lasciò coinvolgere oltre il dovuto, scrisse lettere ardenti, si vantò coi commilitoni e finì pare per compiere avances ardite e inopportune nei confronti della sua padrona, che in effetti gli concedeva un’eccessiva libertà. Per difendersi da questi maldestri tentativi di seduzione la contessa un giorno prese un’arma e sparò, alla cieca, sfortunatamente freddandolo sul colpo. La condotta frivola tenuta dall’imputata non le giovò di certo al processo, dove parecchie incongruenze la misero in cattiva luce, in favore della memoria del giovane ed inesperto soldato, vittima di qualcosa molto più grande di lui.

 

Louise Peete Stati Uniti 1913

Louise non si fermava davanti a niente ed adattava la realtà alle sue esigenze. Se aveva degli amanti era colpa del marito che non sapeva come soddisfarla, se voleva dei gioielli li rubava, se il marito decideva di suicidarsi voleva dire che era solo un debole. Questa facilità a plasmare la realtà secondo i suoi desideri riuscì a tenerla a galla e a salvarle la vita per un lungo periodo di tempo. Nel 1913 in Texas uccise il suo amante per appropriarsi di un gioiello, fu assolta perché aveva classe, educazione e prontezza di spirito, affermò di essersi difesa da una tentata violenza, e tutti le credettero. A Dallas sposò un altro malcapitato che di nuovo si suicidò per i suoi tradimenti. A Denver un ulteriore marito fu abbandonato perché non guadagnava abbastanza, a Los Angeles convisse per un certo periodo con un uomo facoltoso che però non volle sposarla, sicché lo uccise per installarsi poi nella sua casa, appropriandosi dei suoi beni, fino a che la iniziò  a dare nell’occhio, per cui  Louise prima di essere arrestata tornò precipitosamente dall’unico marito sopravvissuto in Colorado, dove non c’era l’estradizione. Richiamata in California con un trucco fu arrestata e il marito si suicidò. Dopo 18 anni ottenne la libertà condizionata, uccise la donna che la ospitava e fece internare il marito, e si installò nella loro casa col suo nuovo marito, quando fu arrestata nuovamente questi che non sapeva nulla si suicidò per la vergogna. Dopo quattro mariti tutti suicidi, Louise fu condannata nonostante le molteplici bugie alla camera a gas.

 

Henriette Caillaux Francia 1914

Sposa senza amore per rispetto delle convenzioni sociali e per mantenere il suo status economico, visse per undici anni come madre e moglie esemplare, poi ci fu il colpo di fulmine per l’avvenente e maturo ministro degli finanze Chaillaux, che era un uomo sposato. Lei volle chiedere subito il divorzio, ma lui temeva per le sue rielezioni e prese tempo. La moglie di lui scoprì la tresca, chiese ed ottenne una piena confessione scritta del fragrante adulterio, da usare a suo tempo a proprio favore per il divorzio, che ottenne a condizioni vantaggiosissime dopo le elezioni. Una volta liberi entrambi si sposarono e tutto sembrava volgere al meglio quando Le Figarò iniziò una selvaggia campagna politica diffamatoria contro il ministro delle finanze che mise a dura prova l’equilibrio nervoso della donna, non poteva più uscire a testa alta per la strada poichè, l’integrità di suo marito veniva messa in discussione. Tutto peggiorò quando Le Figarò annunciò la pubblicazione dei telegrammi che incriminavano il ministro per scorrettezza politica,  assieme alle lettere conservate dalla ex moglie che provavano la fragranza dell’adulterio mentre ancora era sposato. Non si seppe mai quale delle due minacce indusse Henriette a recarsi armata alla redazione de Le Figarò e a freddare il direttore a colpi di arma da fuoco. Fu assolta grazie a una sapiente difesa e all’appoggio del marito che fu poi arrestato a sua volta proprio per la pubblicazione dei compromettenti telegrammi.

 

Edith Thompson Gran Bretagna 1922

Ragazza seria e lavoratrice, indipendente e sognatrice, fece l’errore di sposare un uomo troppo tranquillo che non approvava la sua carriera, la sua indipendenza economica, la sua cerchia di amici, i suoi divertimenti, i bei vestiti e i lussi che si concedeva, anche se lei si manteneva da sé e guadagnava più di lui. Tutti questi rimproveri e biasimi inasprirono Edith che trovò sollievo nella compagnia di un giovane ragazzo col quale durante l’estate leggeva, nuotava, giocava a tennis, conversava. Presto i vicini iniziarono a chiacchierare sul loro conto, e il marito per tutta ripicca si oppose in ogni modo all’unione rifiutando di concedere il divorzio e di farsi da parte, Edith avrebbe potuto lasciarlo ma lo scandalo le avrebbe fatto perdere il lavoro a cui teneva tanto e così scelse una scorciatoia, cercò di avvelenarlo con dei pezzi di vetro, poi con del veleno per topi, e intanto abortiva con delle erbe ogni volta che rimaneva incinta, il giovane amante esasperato dalla situazione una sera seguì la coppia ed uccise il marito simulando un’aggressione. Furono entrambi processati e condannati a morte, mentre lui era reo confesso, lei fu incriminata unicamente per le lettere imprudenti in cui raccontava i tentativi di avvelenamento, gli aborti e il suo desiderio di liberarsi di lui.

 

Marguerite Fahmy Gran Bretagna 1923

Di professione mantenuta, Margherite passava con oculatezza da un uomo all’altro riuscendo ad ottenere da ognuno il massimo, quando si lasciò ammaliare dal fascino di un principe orientale che la chiese in moglie.  Tentò di dettare alcune condizioni prematrimoniali che vennero accettate solo in parte e, abbagliata dalla ricchezza, partì per l’Egitto dove si trovò presto in balia di un uomo sadico che la picchiava col frustino da cavalli, le richiedeva rapporti contronatura, e la faceva sorvegliare a vista. Una notte dopo l’ennesimo scontro fisico in cui il marito voleva costringerla a piegarsi ai suoi voleri, prese una pistola e lo freddò con tre colpi di pistola.  Al processo sostenne di aver agito per legittima difesa, in preda al panico, di aver creduto che la pistola fosse scarica, e di non essersi resa conto di aver sparato fino a quando non lo vide morto. Fu assolta in pompa magna, perse la causa contro la famiglia del principe per ottenere un’indennità economica, ma fu ingaggiata da un produttore cinematografico per recitare il ruolo di una moglie egiziana in una pellicola dellìepoca.

 

Marie Besnard Francia 1926

Marie Besnard fu accusata di aver avvelenato tredici persone tra cui sua madre per denaro e per intascare l’eredità. Subì tre processi nel 1953, nel 1954, nel 1961. Venne alla fine assolta sulla base del fatto che le perizie non concordavano e che i resti di arsenico rinvenuti nei corpi riesumati dei suoi familiari provenivano da una vicina coltivazione arricchita con tale minerale. Professatasi sempre innocente, resta però il fatto che molte persone anche sue amiche la denunciarono e testimoniarono contro di lei. Alla sua liberazione Marie Besnard pronunciò le seguenti parole: La stessa avventura potrebbe capitare anche a voi.

 

Ruth Snyder Stati Uniti 1927

Ruth e il suo amante uccisero il marito di lei colpendolo con un contrappeso, facendogli inghiottire del cloroformio e strangolandolo con del filo metallico, in un eccidio sanguinoso e crudele. Ruth faceva la centralinista quando conobbe un ricco e facoltoso uomo d’affari più anziano di lei che la sposò, nel 1925 aveva tutto ciò che una donna poteva desiderare, un suo conto in banca, una macchina, una villa di proprietà, agi e lussi. Ma si annoiava e inoltre il marito la considerava una ragazzina svaporata e rimpiangeva la sua prima innamorata poi defunta, rimirandone in continuazione il ritratto che teneva sul comodino. La donna per reazione si abbigliava come una prostituta ed usciva a rimorchiare uomini imbastendo brevi storie passionali  che consumava nei motel. Conobbe un uomo insignificante ma che la ascoltava, per lei questo voleva dire molto, e cominciò a raccontargli dei suoi tentativi di liberarsi del marito. In garage con il monossido di carbonio, con una spinta mentre era sul molo, con del bicloride di mercurio fingendo di curargli il singhiozzo, finché alla fine chiese aiuto all’amante, organizzò tutto, lo ubriacò, si procurò le tre armi del delitto, e insieme consumarono il delitto, simulando malamente un’aggressione. Furono condannati e giustiziati entrambi.

 

Marha Marek Austria 1932

Martha sposò in prime nozze un uomo facoltoso ma vecchio, una volta morto lui le lasciò una piccola eredità comunque inferiore alle sue aspettative, e lei si sposò col giovane amante, nullatenente. Terminato di dilapidare l’eredità tentarono una truffa all’assicurazione simulando un incidente con la scure,  ma furono accusati di frode, nonostante l’uomo si fosse quasi amputato una gamba. Anni dopo rimase misteriosamente vedova, e fu accolta da una parente che morendo provvidenzialmente le lasciò una piccola fortuna, non contenta denunciò un furto di quadri e arazzi che aveva invece nascosto in cantina, finendo un’altra volta sotto processo per frode all’assicurazione. Una delle sue pensionanti morì dopo aver stipulato un’assicurazione sulla vita a suo nome, e scomparve prematuramente anche la figlia di Martha, mentre il piccolino era dato a balia. A seguito delle troppe coincidenze tutti i cadaveri furono riesumati e in tutti si trovarono tracce di tallio, un veleno che non perdona, Martha fu accusata e processata per pluriomicidio e condannata a morte. Il figlio piccolo fortemente intossicato, fu salvato in extremis e si scoprì che stava male ogni volta che la madre lo andava a trovare in quanto ella lo nutriva personalmente.

 

Alma Rattenbury Gran Bretagna 1935

Dopo un primo infelice matrimonio Alma conobbe un facoltoso architetto e lo sposò, non avevano quasi rapporti sessuali e vivevano in camere separate, ma l’uomo la rispettava e l’amava, almeno fino a quando un’incipiente depressione non ne intorpidì le normali facoltà rendendolo ossessivo e petulante. Proprio in quel periodo i coniugi presero un giovane autista  e Alma iniziò una relazione sessuale che per un certo tempo riuscì a tenere con discrezione, senza nulla togliere all’anziano marito, almeno fino a quando non profittò di un viaggio a Londra nel quale condusse apertamente l’amante al Royal Palace Hotel, da Harrod’s, nei migliori ristoranti, rivestendolo da capo a piedi e facendogli condurre per cinque giorni una vita da sogno. Al ritorno il giovane non riuscì a rientrare nei ranghi, aveva crisi di gelosia, e non sopportava di essere solo un servitore e di dover mangiare con i domestici. Un giorno esasperato prese un martello di legno da casa dei suoi nonni e lo nascose, proprio con quel martello l’anziano coniuge fu ucciso l’indomani. I due si autoaccusarono entrambi, poi entrambi ritrattarono, ma solo lei beneficiò di un’oculata difesa e fu assolta, mentre lui fu condannato senza neanche il beneficio del dubbio, dopo il processo,  perseguitata dai rimorsi Alma si suicidò.

 

Leonarda Cianciulli Italia 1939

Meglio nota come la saponificatrice di Correggio fu funestata da una serie di disgrazie che ne ottenebrarono le facoltà di giudizio, sposando un uomo contro il parere della madre si attirò le sue maledizioni, alle quali attribuì la morte prematura di ben otto dei suoi dodici bambini, e quando alla fine  si convinse di aver esorcizzato la maledizione, giunse il rovinoso terremoto dell’Irpinia a portarle via tutto e dovette ricominciare da capo. Si risollevò inventandosi un mestiere come chiromante, tanto che presto potè permettersi un’aiuto per i lavori pesanti, ma la madre le appariva in sogno per maledirla e lei si convinse che doveva sacrificarle delle vittime, che sceglieva tra le comari che erano sue clienti, possibilmente senza parenti stretti, le uccideva e ne bolliva i pezzi nei pentoloni confezionando sapone e usando il sangue per le torte e i dolciumi, poi si appropriava dei loro beni e ne occultava i resti. Una volta scoperta fu accusato di complicità il figlio maggiore, poiché si pensava che una donna da sola non avrebbe potuto sezionare un cadavere. Pare che Leonarda chiese ed ottenne di effettuare una dimostrazione su un corpo del laboratorio di medicina legale scagionando così il figlio da ogni accusa, e fu poi condannata a trent’anni di reclusione, morì di apoplessia cerebrale in carcere.

 

Corinna Grisolia Italia 1944

Corinna lavorava come entraneuse in una casa di appuntamenti dove conobbe un ricco gioielliere e lo sposò, quando l’Italia entrò in guerra gli affari cominciarono ad andar male, e il marito fu costretto a firmare alcuni assegni a vuoto, per salvare la situazione Corinna iniziò da capo la professione di prostituta, soprattutto per non rinunciare alle proprie comodità, il marito geloso dapprima la fece seguire poi si rese conto che era tutto inutile e si rassegnò. Uno degli ostacoli tra Corinna e la bella vita  a  cui era abituata di balli e divertimenti era costituito dal piccolo figlio Mauro, quando questi si ammalò lei non chiamò il dottore, quando fu ricoverato in ospedale non lo raggiunse perché disse “non aveva trovato un tassì”, quando morì all’ora del suo funerale fu vista in un cinema, disse “per dimenticare”. Tutto questo depose contro di lei quando fu ritrovata malamente legata in camera da letto mentre il marito giaceva cadavere in cucina, tracce compromettenti, impronte di sangue, testimonianze discordanti confusero il processo, ma tutto sembrava indicare lei come colpevole, soltanto come avrebbe potuto una donna da sola colpire un uomo a morte con un coltello per ben quarantatre volte? Condannata sulle basi di sole prove indiziarie Corinna si dichiarò sempre vittima di un terribile errore giudiziario.

 

Caterina Fort Italia 1946

Dopo alterne vicende Caterina Fort divenne l’amante ufficiale di un ricco commerciante che le fece credere di essere scapolo, mentre invece aveva moglie e figli in Sicilia. Quando la moglie legittima scoprì che un’altra donna le sta usurpando il posto risolutamente partì per Milano con i figlioletti per riprendere il suo legittimo posto al fianco del marito. Caterina era con le spalle al muro, la relazione continuava ma senza  sbocchi, l’altra era la legittima consorte, colei che avrebbe goduto dei frutti del suo lavoro, colei che le avrebbe portato via l’uomo.  Una mattina mentre il commerciante è fuori per lavoro la persona addetta ad aprire bottega si reca presso la sua abitazione per ritirare le chiavi e trova i corpi della moglie e dei tre figlioletti trucidati a colpi di spranga di ferro. Caterina viene condotta in carcere e condannata a trent’anni di reclusione. Sottoposta a perizia psichiatrica viene riconosciuta capace di intendere e di volere, ma negherà più volte di aver ucciso i bambini, dichiarandosi incapace di tanta crudeltà, e in carcere si prodigherà amorevolmente con i piccoli figli delle detenute.

 

Assunta Vassallo Italia 1948

Assunta si sposò per amore, ma non trovò quello che  cercava, il marito era sempre al bar e non si occupava di lei, lei era bellissima  e quando incontrò l’amore della sua vita ritenne di averne diritto e lo alloggiò al piano di sotto del suo palazzo per poterlo vedere quando voleva. Quando il marito lo seppe lei ammise candidamente e chiese la separazione, lui negò, era notaio, professionista affermato, meglio un amante che lo scandalo di un divorzio, e questo le diede una sorta di alibi morale, lui sapeva, dunque tutto poteva proseguire, ma era l’amante a non voler sopportare, i suoi erano contrari e lo volevano vedere accasato. Per due volte minacciò di lasciarla, per due volte il marito, che fumava moltissimo, ebbe una crisi di tabagismo, la seconda lo condusse alla morte. Assunta fu accusata dai parenti di averlo ucciso, l’autopsia rilevò tracce di stricnina, i periti si combatterono a lungo in tribunale, i risultati furono contestati poi riconfermati poi ricontestati, la vedova si accusò, poi ritrattò. Fu condannata a vent’anni di detenzione e quando uscì affermò: Dimenticatemi, d’altronde io stessa non ricordo più niente.

 

Pia Bellentani Italia 1948

Pia giovanissima conobbe il conte Bellentani, per alcuni anni frequentarono il bel mondo e fecero molta vita sociale, ma Pia si annoiava e presto con la scusa delle bambine da crescere iniziò  a passare più tempo a casa, conobbe Carlo Sacchi depresso per la perdita di una figlia  e si dedicò a salvarlo. Un anno dopo lui era già stanco di lei, aveva altre storie, anche un’altra amante ufficiale, lei si rendeva ridicola in  pubblico correndogli dietro, lui la faceva soffrire, si faceva beffe di lei. Durante un party davanti a centinaia di testimoni Pia Bellentani uccise l’amante dopo una discussione nel mezzo della pista da ballo e poi si puntò l’arma alla tempia, e premette il grilletto,  ma questa si inceppò. Al processo la difesa puntò tutto sulla grave provocazione, e ottenne una riduzione della pena a dieci anni. Pia Bellentani fu chiamata dalle cronache dell’epoca la novella Madame Bovary.

 

Pauline Parker e Juliet Hume Nuova Zelanda 1954

Figlia di un pescivendolo l’una, e di uno dei più insigni scienziati e  matematici inglesi l’altra, queste due ragazze si conobbero e si legarono di un rapporto quasi morboso coltivando il mito del super- io convinte di essere parte di un’elite intellettualmente privilegiata e superiore alle normali regole e convenzioni della società. Cresciute in forzato isolamento entrambe a causa di problemi di salute, crebbero con l’idea di essere diverse, incomprese, e geniali. I test e gli esami effettuati in seguito dimostrarono che il loro quoziente d’intelligenza era normalissimo. Esaltate da un’amicizia eccessiva e deviante, quando furono in procinto di essere separate perché la madre di Pauline rifiutava di concederle il permesso per raggiungere Juliet nella sua nuova residenza, concepirono un delitto atroce e barbarico, uccidendo la donna a colpi di pietra su un sentiero e proclamando poi che era morta cadendo. Furono incriminate dal loro stesso diario su cui avevano progettato il tutto, una delle due scontata la condanna si fece suora, l’altra si rifece una vita, divenendo una celeberrima scrittrice di romanzi ambientati in epoca vittoriana con il nome di Anne Perry.

 

Denise Labbè Francia 1954

Ragazza madre che agognava il matrimonio, Denise conobbe un bell’allievo ufficiale, colto, intelligente, con la fissazione della letteratura e il mito dell’uomo perfetto, che professava le sue idee anche nella vita amorosa, alla ricerca della supercoppia, pretendendo dalla sua amante una dedizione totale e assoluta. Lei ne restò folgorata e si prestò succube a ogni genere di torture fisiche e mentali, esibendo fiera sulla pelle i segni del sadomasochismo a cui lui la sottoponeva, tagli, ferite, bruciature, fino a quando lui non le chiese il sacrificio estremo, l’uccisione della figlia. La piccola Catherine morì affogata in una tinozza di acqua saponata, e Denise fu accusata di omicidio, conducendo con sé come istigatore e complice l’amante. Fu condannata all’ergastolo e l’uomo a vent’anni di lavori forzati, la pubblica accusa portò in aula un bacile di zinco e dimostrò come fosse difficile tenere una creatura con la testa sott’acqua fino a farla annegare e il pubblico si chiese se fosse più esecrabile una madre che uccide la propria prole per amore di un uomo, o un uomo che è così crudele da esigere una simile prova di dedizione.

 

Ruth Ellis Gran Bretagna 1955

Fu l’ultima donna a essere impiccata in Gran Bretagna prima che la pena di morte fosse abolita. Uccise il suo amante a colpi di pistola in un parcheggio, poi chiamò un agente e si autodenunciò. Non negò mai il suo crimine e rifiutò ogni scusante, gli avvocati tentarono di far passare il tradimento dell’amante come provocazione grave, ma la testimonianza del marito dell’imputata che dichiarò di essere sempre stato terrorizzato dagli  accessi d’ira della moglie e delle sue gravi crisi di gelosia giocarono contro la tesi della difesa, come anche il suo contegno durante il processo. Si rifiutò di ricorrere in appello e non si dimostrò mai pentita del suo gesto  rifiutando la tesi dell’infermità mentale. Prima dell’esecuzione scrisse alla madre dell’amante:  morirò amando suo figlio e lei sarà contenta di sapere che la sua morte è stata pagata con la mia. Lo scrittore Raymond Chandler si schierò contro la pena di morte dichiarandola inammissibile in un caso di omicidio passionale.