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Le Contaminazioni del Genere Gotico

Raramente si pensa al fatto che molte delle attuali correnti letterarie, come ad esempio il Fantasy, il Giallo e il Poliziesco siano in realtà riconducibili al filone gotico, che per la prima volta esprima dubbi sulle umane consapevolezze, e sulle illimitate possibilità della scienza, e risentendo di influssi sociali, politici e scientifici preparava lentamente il mondo a una nuova era.

LE CONTAMINAZIONI DEL GENERE GOTICO

VERSO IL POLIZIESCO ED IL FANTASTICO

di Sabina Marchesi

Febbraio 2004

 

 

Nativo dell’Inghilterra, il genere gotico vede le sue origini radicarsi nella seconda metà del Settecento raccogliendo la nascente sensibilità verso il lato oscuro ed il subconscio dell’uomo e dando spazio a tutto quanto di macabro e di orrorifico si cela dietro l’umana natura. Ottenendo immediato successo proprio grazie al desiderio, sempre latente nel lettore, di essere spinto verso sensazioni forti e terrore, attraversando tutti gli stati intermedi di angoscia, paura e turbamento.

In partenza piuttosto stereotipato, questo filone è poi destinato ad evolversi verso nuove frontiere, sviluppando come vedremo una serie di rami collaterali, da considerarsi a tutti gli effetti i legittimi antenati di molte correnti letterarie a noi contemporanee, come il Noir, il Thriller, il Poliziesco, la Detective Story, il Giallo, la Fantascienza e il Fantasy.

I parametri fondamentali del gotico alle sue origini sono: un’ambientazione medioevale e tetra, preferibilmente di connotazione religiosa, un simbolismo accentuato e mistico, presenze inquietanti ed oscure, protagonisti controversi e tormentati. Per queste sue caratteristiche, pur essendo originario dell’Inghilterra, il gotico mostra presto una tendenza a riscoprire come ambientazione i paesi latini come l’Italia, la Spagna, e la Corsica, ricchi di storia e di leggende vecchie di secoli.

Canonicamente viene definitivo come il confronto dell’uomo verso l’inconoscibile, rapportato nel quotidiano. Sconfiniamo quindi nel paranormale, nello spiritismo, dove mostri e fantasmi vengono a rappresentare validamente i quotidiani timori dell’umanità verso l’ignoto, la paura costante verso quello che non comprendiamo e la difficoltà ad accettare i mostri veri che albergano invece negli oscuri recessi della nostra mente.

Non è un caso infatti che sia il gotico che il fantastico nascano in un periodo di crisi dei valori, in cui da una parte vengono a morire i vecchi ideali e dall’altra si aprono le prime promettenti porte verso l’innovazione tecnologica, ma proprio dalla sfiducia e dalla repulsione nei confronti delle nuove conquiste della scienza affiorano le inquietitudini espresse da entrambi i generi, e in parallelo appare  la caratteristica costante della passività del lettore, che pur fortemente coinvolto dal punto di vista emotivo, non è chiamato a mettersi in gioco personalmente, ma assiste dall’esterno agli accadimenti narrati sviluppando in questo modo una certa sicurezza che gli è di conforto, situazione questa che ritroviamo ancora oggi negli appassionati del genere Horror, ben disposti a lasciarsi spaventare, purchè tutto si concluda quando si esce dalla sala del cinema, o si chiudano le pagine del libro.

Tecnicamente sorto nel 1764, con il Castello di Otranto, il genere gotico puro sopravvive raccogliendo unanimi consensi fino al 1820, alimentando la letteratura di una vasta progenie di mostri a firma di autori variegati ed eterogenei che nel volgere degli anni si sono accostati a questo genere, tra cui numerosissime donne, mostri ai quali a quanto pare ancora oggi ci si continua ad ispirare in quanto ogni orrida creatura partorita successivamente dalla mente di uno scrittore sembra comunque  continuare a richiamarsi ancora a quelle di allora. Ansie desideri paure e sentimenti repressi affiorano in questo periodo dai più neri recessi dell’animo umano, trovando perfetta incarnazione nelle pagine oscure di quest’epoca, floridissima e varia, ricca di opere di ogni genere e tipo, alcune delle quali consacrate per sempre al mito e, ancora a tutt’oggi, incomparabili.

Anche nella nostra epoca i grandi maghi dell’Horror, a partire da Stephen King, continuano a giocare su questo dualismo, su questa ambivalenza tra la nostra concezione del reale e le nostre paure più profonde. Per la prima volta il fenomeno del gotico insinua nelle coscienze un dubbio essenziale: è veramente negativo ciò che è male? E per contro è veramente un bene affidarsi totalmente all’andamento preordinato e rigoroso di un sistema sociale apparentemente sicuro e ampiamente collaudato?

Sono domande queste a cui nel nostro ventesimo secolo ancora non si è trovata una risposta adeguata, lasciando solo la rigorosa certezza che le anomalie esistono, e che il terrore più profondo si manifesta proprio quando tali anomalie si verificano esattamente all’interno della pacifica tranquilla e consolidata realtà di tutti i giorni.

Moltissimi filoni sono stati generati dal fenomeno del gotico, e mentre alcuni sono in fase di declino, come la fantascienza intesa in senso classico, altri sono ancora pienamente attuali e godono salute eccellente, praticamente consegnati all’immortalità.

Uno dei generi principe di derivazione gotica, per quanto generalmente non ci si pensi, è il romanzo poliziesco, derivato in Francia dal filone romantico e dal feuilleton a puntate, e sbocciato invece in Inghilterra sul fertile e rigoglioso terreno del romanzo nero, o gotico che dir si voglia. Misteri oscuri, delitti insoluti, presenze inquietanti, vengono presto sostituiti da un più rassicurante meccanismo di indagine che assicura l’assassino e il colpevole alla giustizia, terrena o divina che sia.

Il primo esponente di questa categoria diciamo di transizione è Charles Dickens, che già nelle avventure di Oliver Twist, pubblicato per l’appunto a puntate, ci presenta uno dei primi episodi di vera detection mai apparso in un romanzo, comprensivo delle consuete macchiette ironiche sulle capacità dei poliziotti, che poi diventeranno molto familiari in un certo tipo di poliziesco successivo.

Già nel 1843 appare invece il primo investigatore privato, a firma di Chuzzlewit, mentre l’interesse di Dickens per le figure di veri poliziotti riappare verso gli anni Cinquanta, probabilmente influenzato dalla sua amicizia personale con l’ispettore Whicer di Scotland Yard, cui si ispirò per tratteggiare alcuni dei suoi protagonisti detective.

Per quanto riguarda invece la nascita del genere FS, si può identificare con matematica precisione con il coincidere della rivoluzione industriale, foriera di grandi promesse e imponenti innovazioni tecnologiche. Basta dare uno sguardo alla cronologia impressionante con cui si succedono a partire dal 1750 tutta una serie di scoperte ed invenzioni, fino a pochi anni prima completamente inconcepibili. Il motore a vapore nel 1765 ad opera di James Watt, i primi tentativi di volo con le ascensioni in pallone areostatico nel 1783 con i Montgolfier, il motore elettrico di Faraday nel 1822, le ferrovie poi nel 1825 e il primo bastimento a vapore, del 1827. Contemporaneamente nascevano le prime teorie evoluzioniste del nonno di Charles Darwin, Erasmus, nel periodo a cavallo tra il 1794 e il 1796.

Dal fondersi di queste due consapevolezze, l’apparente sensazione di onnipotenza che l’uomo cominciava a provare nei confronti delle sue possibilità e le intuizioni scaturite dai primi studi antropologici ed evoluzionistici, trae ispirazione l’opera  di Mary Shelley con la creazione del suo “Frankstein”, che viene considerato a ragione il romanzo fondatore del genere fantascientifico. Dato alle stampe nel 1817, questo romanzo mostra per la prima volta una contaminazione tra il genere gotico, allora molto in voga, e la sperimentazione medico-scientifica, aprendo definitivamente le porte all’era della fantascienza.

Era l’epoca in cui tutto sembrava possibile, e ogni conosciuta frontiera era ritenuta superabile, il predominio del genere umano e le sue capacità apparivano come illimitate, o almeno in questo pensiero si crogiolava l’intera umanità, accarezzando i sogni della vittoria definitiva dell’uomo sopra gli eventi e oltre la storia, mito di quel periodo, poi tramontato successivamente, quando tragedie come quella del Titanic, denominato l’inaffondabile, insegnarono all’uomo la presa di coscienza dei propri limiti, ma questo accadde solo nel 1912, accelerato come fenomeno anche dall’imminente scoppio nel 1915 della Prima Guerra Mondiale.

E’ dunque fuori di dubbio che la FS nasca sotto l’influenza dell’ispirazione gotica, quando al soprannaturale si sovrappongono la scienza e le possibilità umane di intervenire sull’ordine prestabilito e naturale degli eventi, modificandoli a proprio piacimento, è l’avvento dei romanzi cosiddetti “scientifici”.

Tra i generatori di questo nuovo meccanismo letterario si annovera anche Edgar Allan Poe che con alcune novelle e racconti pubblicate su “Pulp Magazine” in America aprì le strade a tutto il genere di connotazione fantascientifica ispirato alla perenne ricerca dell’ignoto e dell’infinito, nonchè al genere Horror con gli intramontabili Delitti di Rue de La Morgue.

Immediatamente dopo, nel 1863, è Jules Verne ad incarnare il mito delle frontiere irraggiungibili della scienza con uno dei suoi primi romanzi in cui ebbe il pregio di saper coinvolgere il lettore in un clima avventuroso dove grandi imprese venivano compiute con l’ausilio di meccanismi ed invenzioni a quel tempo inconcepibili, ma sapientemente rappresentate come “possibili”. Nella sua prolifica carriera di scrittore Verne produsse numerosissime opere in cui si alternavano le variazioni sui quattro elementi del globo, acqua, terra, fuoco ed aria, divenendo il padre fondatore universalmente riconosciuto della FS moderna, con il mito e la celebrazione del progresso dell’uomo e la sua vittoria sugli elementi. Almeno per il momento.

Ma la fantascienza fu genere destinato a subire una lunga serie di mutazioni, nella più tipica tradizione dei fenomeni scientifici cui in fondo si ispirava, argomento che approfondiremo nel prossimo articolo:  ” Le Infinite Mutazioni del Genere Fantastico”.

Dal punto di vista del costume letterario il progresso raggiunto diviene a sua volta protagonista di un interessante mutamento nella diffusione della letteratura, che per la prima volta si avvicina alla distribuzione di massa; infatti oltre che a rappresentare floridissimi spunti di ispirazione per ogni tipo di narrazione, gli avanzamenti tecnologici furono forieri anche di un rilevante abbassamento dei costi di stampa, per cui fu finalmente possibile la diffusione a livello popolare di riviste a un costo contenutissimo, le “Dime Novel”, al prezzo di copertina di soli 10 cents, seguite poi dalle riviste di massa, definite “Pulp Magazine” a causa della grana grossa della carta su cui venivano stampate.

In questo tipo di pubblicazioni appaiono novelle, racconti e romanzi a puntate, con investigatori, detective, sceriffi, e strabilianti invenzioni tecnologiche e scientifiche al di fuori della realtà. Si narra che la diffusione di queste riviste avvenisse a mezzo degli indomabili Clipper che solcavano i mari all’epoca, e che impressionanti assembramenti si costituissero sulle banchine in attesa di ricevere l’ultima puntata appena data alle stampe, con tafferugli, sommosse, e saltuari incidenti, risse e persone che finivano in acqua, sospinte  della folla tumultuante che si accalcava nel tentativo di mettere le mani su una delle copie appena sbarcate.

Parleremo della rotta avventurosa dei Clipper e del tragico affondamento del Titanic in un’altro articolo, nel tentativo di comprendere l’inizio e la fine di quell’epoca gloriosa in cui tutto sembrava possibile.