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Scrivere Fantastico: La Magia

Spesso parole come “magia” o “fantasy” vengono utilizzate con superficiale leggerezza.





                                          “MAGIA”
                              di Riccardo Colangeli
 

Spesso parole come “magia” o “fantasy” vengono utilizzate con superficiale leggerezza. Si tratta  di terminologie che generalmente vengono ricondotte a storie di stregoni, palle di fuoco, incantesimi incomprensibili… Lo scrittore de “Il Signore degli Anelli”, nonché di altre pietre miliari quali “Il Silmarillion” e “Lo Hobbit”, ci da’ invece un’interpretazione di “magia” del tutto peculiare che, a mio parere, rispecchia l’autentico significato di questo termine. Citando alcune considerazioni di Tolkien, tratte dal libro “Albero e Foglia”: “La magia produce, o finge di produrre, un’alterazione. Non è un’arte ma una tecnica; aspira al  potere in questo mondo, al dominio di cose e volontà […]. Alla base di molti racconti sugli Elfi sta il desiderio di un’arte vivente, che (per quanto esteriormente possa assomigliarle) interiormente è del tutto diversa dalla sete di potere egocentrico che è la caratteristica del semplice Mago.” Si rivela dunque  un evidente confine fra la mera “bacchetta magica” e “l’arte vivente”. Così, in Tolkien, la magia acquista una valenza nobile e del tutto singolare, essendo fulcro di saggezza, umiltà, dialogo, fedeltà, così come anche di tradimento, paura ed invidia. Tolkien non ci offre, quindi,  “palle infuocate” di grandezza commisurata alla potenza “dell’egocentrico Mago” che le evoca; egli ci offre un quadro ben più eloquente, narrando della Luce che affronta l’Ombra in una perpetua lotta ove uniche “potenze” sono l’amicizia e l’amore. Chiarito questo concetto, spetta poi all’arte Fantastica scegliere fra innumerevoli soluzioni creative; Tolkien ha incastonato la Luce nel bastone di Gandalf, ed ha tessuto la Tenebra fra le ali dei  Nazgul, ora tocca a noi ritrovare il piacere e l’onore di scrivere (o leggere) storie “Fantasy”.