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Detection o Hard Boiled ?

Nei canoni del giallo classico si è sempre distinto per sommi capi tra due filoni principali, entrambi di derivazione comune: La Detection e l'Hard Boiled.

Detection o Hard Boiled ?

…di Sabina Marchesi

Settembre 2004

Nei canoni del giallo classico si è sempre distinto per sommi capi tra due filoni principali, entrambi di derivazione comune: La Detection e l’Hard Boiled.

Vediamo ora i parametri che fino a un certo punto sono comuni per entrambe le tipologie.

Innanzitutto ci deve essere un delitto, e una o più vittime, o una serie di delitti concatenati, poi per conseguenza, deve apparire sulla scena la figura dell’investigatore che per caso, o per astuzia, o per scienza, arriverà prima o poi alla soluzione dell’enigma e alla corretta identificazione del colpevole, spesso scelto tra rosa di possibili sospettati.

Da questo punto in poi il lettore è giocoforza portato ad immedesimarsi con il protagonista detective, ed è importante che di esso ci vengano presentati vizi e virtù, perchè ci possa apparire il più reale possibile, e proprio per questo motivo accade che spesso sappiamo assai di più dell’investigatore che non della vittima.

In effetti il crimine commesso non è molto di più di un pretesto per dare inizio alla storia, la vittima spesso non ha una sua propria personalità e rimane poco visibile, appena accennata, come una figurina delle ombre cinese, un personaggio con poco spessore che vive lo spazio di poche pagine, diciamo il giusto tempo perchè se ne possa conoscere abbastanza per capire il motivo della sua miseranda fine.

Per l’investigatore invece, è tutta un’altra storia, di lui si deve sapere tutto, attraverso le pagine della narrazione filtrano pregi, caratteristiche, abitudini, vizi, virtù, preferenze e passatempi, la sua caratterizzazione fisica è sempre molto precisa perchè il lettore se lo deve poter immaginare al suo fianco in carne e ossa, deve essere un personaggio prossimo alla materalizzazione.

Non importa quanto intelligente sia, o quanto imbrogli con gli indizi, ma il detective di un romanzo giallo, è sempre il punto di riferimento per il lettore, con cui egli si mette in competizione per indovinare la traccia della storia, e per risolvere l’enigma, non certo prima di lui, ma quantomeno assieme e contemporaneamente a lui. Un buon detective è colui che scopre le cose poco a poco,a fianco del lettore, senza rivelazioni strabilianti e improvvise, o cambi di carte in tavola all’ultima pagina.

In questo modo il lettore si affeziona, e, soprattutto per le serie gialle con il medesimo protagonista, arriva a conoscere il detective approfonditamente, in quanto lo segue e lo accompagna in tutte le fasi della sua giornata, siede accanto a lui al club, assieme a lui consuma i frugali o i sontuosi pasti, con lui legge il quotidiano preferito, con lui compie i preparativi per la notte, con lui beve il drink o l’aperitivo, con lui dialoga e interagisce nei confronti degli altri personaggi. Non è un caso poi che il lettore divenga quasi la spalla del detective, che lo accompagni ed assista agli interrogatori, che gli suggerisca le domande, che gli offra spunti di riflessioni, e che spesso con le sue osservazioni magari casuali, lo metta in condizione, alla fine, di giungere a dipanare il bandolo della matassa.

Per facilitare ulteriormente questo passaggio, spesso all’investigatore viene affiancata, come si usava nel teatro e nella rivista, una spalla, che faccia le facenti funzioni del lettore, e offra supporto e consiglio all’investigatore, mettendolo in condizioni di meglio giocare la sua vera partita, che è quella del confronto con il lettore.

Si può definire un buon romanzo giallo come una partita a scacchi di alto livello, in cui il lettore si sente materialmente coinvolto, e non semplice fruitore passivo.

(continua)