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Genova ed i centauri di Ronconi.

Il Festival Teatri d'Europa, di Genova si è aperto con la prima mondiale della “Centaura”, opera di un autore seicentesco poco rappresentato, G.B. Andreini, con il quale però Ronconi ha un rapporto privilegiato. Infatti egli ne ha già portato in scena “Amor nello specchio”,

Genova ed i centauri di Ronconi

di Alessandra Spagnolo

Il “Genova 2004”, oltre ad aver avuto il preg .io di far scoprire una città all’Europa ed aver dato delle indicazioni su una possibile nuova identità cittadina da assumere in futuro, ha dato la possibilità, al Teatro Stabile Genovese, di organizzare il primo Festival Teatri d’Europa. Realizzato grazie al contributo dell’U.E., l’evento porterà a Genova quattro grandi spettacoli internazionali per quattro regie altrettanto importanti, Ronconi, Bausch, Lavaudant e Nekrosius.
Il Festival si è aperto con la prima mondiale della “Centaura”, opera di un autore seicentesco poco rappresentato, G.B. Andreini, con il quale però Ronconi ha un rapporto privilegiato. Infatti egli ne ha già portato in scena “Amor nello specchio”, “Le due commedie in commedia”, alcuni brani del “Convitato”. L’opera è divisa in tre atti, in cui i generi si fondono: il primo è dedicato alla commedia, il secondo alla pastorale, il terzo alla tragedia, ed ha una trama ricca e complicata, in cui si ricorre al gioco degli equivoci tramite travestimenti e gemellarità, saggezza e pazzia, che vengono sciolti solo con il meccanismo dell’agnizione. Un complesso e raffinato gioco barocco che diventa, nelle mani di Ronconi, una trina leggera, in cui spicca il gusto favolistico tipico del regista. E’ un lavoro complesso, che richiede la presenza di ventiquattro attori, impegnati in diversi ruoli: la stessa Melato recita sia nella parte della centaura Rosibea, che in quella di sua sorella umana, Trinea, detta Lidia. Ciò che lega i tre quadri in cui è suddivisa l’opera, è il tema del viaggio: attraverso il mare si raggiungono i luoghi dell’Arcadia e di Rodi e si lascia quello della commedia.
La scenografia permette al pubblico di seguire lo spettacolo da vari punti di vista, non solo quello frontale: il palco è avanzato e sono state realizzate delle gradinate in modo che esso rimanga al centro dell’attenzione, come nel teatro medievale, in cui l’azione scenica avveniva con il pubblico disposto in cerchio. Realizzata con una serie di effetti pittorici, specie nei quadri riguardanti l’Arcadia, diventa parte integrante della rappresentazione, così come i costumi, così legati al lavoro di ricerca scenica del regista.
Nella “Centaura” i personaggi sono estremi, portati quasi a forzatura, mossi da una passionalità che ne soverchia il carattere. Il loro agire è al limite, teatrale, sono rappresentanti della componente bestiale della natura umana, del caos. Questo spiega anche perché l’autore abbia scelto di dare una veste ferina ai suoi protagonisti. Ronconi, poi, indugia e rende propri alcuni brani, come quello dell’ospedale, che ha per tema la pazzia, vera e falsa, e l’ottusità della famiglia, in cui diverte un ottimo Riccardo Bini, nei panni del medico dotato di una certa vena di sadismo. A Mariangela Melato è affidato il ruolo di protagonista che ricopre con bravura assoluta, mentre le altre parti sono in gran parte divise fra quelli che saranno i protagonisti del teatro di domani, infatti recitano giovani provenienti dalle tre maggiori scuole di teatro italiane.
Uno spettacolo quindi che affascina e diverte, nonostante richieda, da parte dello spettatore, un’attenzione continua. Il regista sottolinea spesso che è possibile far teatro con qualunque testo, che tutto è legato ad un problema di linguaggio e lo ha ampiamente dimostrato con “Infinities”. I testi del seicento offrono ampi spunti per la ricerca e la sperimentazione, essendo stati studiati nel secolo della “maraviglia” e delle macchine teatrali. Il risultato è ottimo e si spera che il Festival non rimanga, per Genova, uno dei ricordi piacevoli di questo 2004 che è stato, per la città, così ricco di sorprese.