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Fabio Larcher Editore

Una nuova casa editrice nata nel 2002 specializzata in horror e noir presentataci attraverso le parole del suo fondatore, Fabio Larcher, su gentile concessione del Sito La Tela Nera.

Intervista a Fabio Larcher
di Fabio Marangoni

Fabio Larcher è nato nel 1974, a Brescia, dove tutt’ora vive e lavora. Ciò che lo ha spinto a intraprendere, nel gennaio 2002, l’avventurosa, appassionante e, dati i tempi, rischiosa carriera di editore è anzitutto il grandissimo amore che egli ha per i libri. Le sue autentiche passioni sono tre: la fiaba, la poesia e la filosofia. Tolkien, Dante e Platone hanno perciò un posto di riguardo nel suo cuore.

[La Tela Nera]: Benvenuto ne “La Tela Nera” Fabio. Visto che è la prima volta presentati ai suoi visitatori: dicci quando sei nato, dove vivi, che mestiere fai, se hai la fidanzata, la moglie, cani, gatti o pesci rossi…
[Fabio Larcher]: Sono nato il 21 marzo di trenta soli fa. Vivo a due passi da dove ho la sede della casa editrice, a Castel Mella in provincia di Brescia – un postaccio. La fidanzata? Una soltanto? Perché porsi limiti? Per quanto riguarda il gatto invece quello sì è uno solo – e che gatto! Nero e flessuoso come una pantera tascabile. Segni particolari: un ciuffo di pelo bianco sulla pancia. Sembra che porti le mutande. Si tratta del famoso Gatto Pierino. Spero che ve ne ricorderete. Meritava una menzione particolare, per la simpatia almeno.

[LTN]: Larcher Editore è la neonata casa editrice di cui sei direttore. Quando è nata e perché?
[FL]: È nata nel 2002 dalla bizzarria di un operaio metalmeccanico un po’ squilibrato. Non faccio nomi – anche per non auto-citarmi in vano. Perché? Bella domanda. Probabilmente i fumi della fabbrica gli avevano dato alla testa. Comunque se mi verrà in mente una risposta più soddisfacente ve la trasmetterò immediatamente. Promesso.

[LTN]: Che difficoltà hai trovato nel realizzare il tuo progetto, burocratiche e non? Si diventa editori dall’oggi al domani?
[FL]: Il numero delle difficoltà è talmente alto che servirebbe per esprimerlo un numero esponenziale. Suppongo siano le stesse che hanno incontrato tutti i miei colleghi, però, e che si potrebbero sintetizzare con una parola sola: diffidenza. Il vero problema è la diffidenza dei librai, distributori, promotori, giornalisti, scrittori e lettori. È un nemico temibile. Per sconfiggerlo occorrono due cose: soldi e pazienza. Beato chi ha anche solo una di queste due cose! Si diventa editori dall’oggi al domani? Be’ a me è capitato. È come tuffarsi in una piscina senza controllare se è stata riempita d’acqua… Qualcuno – persona certo dalla lingua imprudente – ha detto che avevo del fegato. Ma è più una questione psichiatrica che eroica. Comunque capita perfino questo nella vita: trovarsi a fare l’editore senza capire come diavolo sia potuto succedere.

[LTN]: Come si pone Larcher in un mercato editoriale italiano che tutti sappiamo affollato di mille realtà e sigle spesso senza voce e sempre più monopolizzato da una sola grande major dell’informazione come Mondadori? Che spazio riesce a ricavarsi?
[FL]: Per ora scarso. Ma immodestamente credo sia solo questione di tempo. In effetti la scelta vincente è stata quella di munirsi di un buon ufficio stampa fin da subito. Così ho potuto ottenere quel minimo di visibilità necessario a lasciare di sale almeno gli addetti ai lavori: un paio di articoli su Panorama, Venerdì, L’Unità, le riviste librarie specializzate… perfino interviste radiofoniche a livello nazionale e un servizio al Tg3… Lavorando con un pizzico di intelligenza si ottiene sempre qualche buon riconoscimento… Ops! Scusa, ho dimenticato di recitare la parte del finto modesto!

[LTN]: Lasciami dire che è davvero un piccolo grande catalogo il tuo: Alda Teodorani, Gaetano Mistretta, Ivo Scanner, persino un saggio su Tolkien e in arrivo l’ultimo di Danilo Arona, solo per citarne alcuni. Con quale criterio scegli i tuoi titoli? C’è forse un genere preferito, l’horror piuttosto che il noir?
[FL]: Grazie per l’apprezzamento. Il genere che ho battuto finora è per lo più l’horror – nelle sue varie sfumature. Ma è la letteratura non realistica che mi sta a cuore e che cerco disperatamente di perseguire. Il sogno sarebbe creare un filone italiano del genere fantastico. Ma è dura. A parte Arona e pochissimi altri c’è veramente da piangere.

[LTN]: Un esordiente può pubblicare con Larcher?
[FL]: Ne ho già pubblicati diversi… pentendomene.

[LTN]: Cosa deve fare e cosa non deve fare il tuo futuro autore ideale…
[FL]: Non esaurire se stesso nell’arte. Visto che non esistono filtri fra me e i miei scrittori esigo almeno la civiltà. Ma se ti riferisci alle qualità artistiche: se questo tizio ideale sapesse scrivere bene, in maniera semplice e avvincente, e avesse qualcosa da dire… be’ forse pretendo troppo… Sono un incurabile romantico.

[LTN]: Domanda pelosa: si paga qualcosa per pubblicare con Larcher Editore? Ormai è noto a tutti il polverone sollevato recentemente attorno al problema di speranzosi e illusi autori esordienti e di editori a pagamento senza scrupoli, tu cosa ne pensi?
[FL]: Davvero qualcuno ha sollevato polveroni su una questione così scontata? Che vuoi che ti dica? Io finora ho investito di mio sugli esordienti. Nel futuro non lo farò più. La scottatura è stata forte. Perché? Perché non ho scelta. E poi anche perché sono stufo di rimetterci i soldi e sentirmi pure insultare da Artisti – hai visto bene, l’ho scritto con la “A” maiuscola – delusi dalla mia incapacità di valorizzarli. In verità sarebbe bene che gli esordienti imparassero una volta per tutte una cosa: sono esordienti. Tutti daranno per scontato che abbiano pagato per essere pubblicati – anche se non lo hanno fatto. Di conseguenza: i giornalisti non scriveranno recensioni; i distributori non li distribuiranno; i librai non li esporranno; i lettori li snobberanno… Altra questione è il genere di investimento che un esordiente dovrebbe fare su se stesso. Non avrei certo il pelo sullo stomaco per chiedere più delle spese di stampa. Ho sentito che editori senza scrupoli – beati loro! – invece riescono a scucire cifre che si aggirano intorno ai cinquemila euro o più. Mi piacerebbe tanto sapere come fanno. Per concludere dunque non posso fare altro che invitare i giovani autori ad accettare la realtà: questo oggi è il mercato. Nessuno dice che sia il migliore dei mondi possibili, ma questo abbiamo e con questo dobbiamo fare i conti. Soprattutto i “conti”.

[LTN]: La distribuzione è da sempre «croce e delizia» (e molto spesso soltanto una croce…) dei piccolo-medio editori che devono scontrarsi con la concorrenza senza riguardi della grande distribuzione presente ovunque. Come sei organizzato in proposito? I tuoi libri si trovano in libreria?
[FL]: Se mi stai chiedendo: “Hai almeno un distributore dato che vuoi spazzolarci i conti bancari”? La risposta è: “Sì”. Solo recentemente. E per puro miracolo. I miei distributori saranno operativi a partire da ottobre. Si tratta di CDA e NDA. Essi copriranno – in teoria – sia le librerie, sia le fiere, i centri sociali, le associazioni culturali, etc. Ma per quanto funzionante sia un distributore ai piccoli editori mancherà sempre una cosa che Mondadori possiede da millenni: una rete promozionale, agenti che battano le librerie convincendo i librai a esporre i prodotti. È questo il vero problema. Perciò non esisterà mai un piccolo editore capace di infastidire i colossi. Scordatevelo ragazzi. Tutt’al più si può piazzare qualche libro qua e là.

[LTN]: Anche la presenza sul campo è importante. Fiere, manifestazioni e presentazioni con gli autori sono il vero biglietto da visita di un editore oltreché l’indispensabile contatto umano con i lettori. A quali eventi librari hai in programma di partecipare?
[FL]: Il primo in ordine di tempo è Parole nel Tempo, la fiera della piccola editoria che si tiene il 25 e 26 settembre, nel castello di Belgioioso (Pv). A seguire La Fiera della Microeditoria di Chiari (Bs), a novembre. E poi: Roma, a dicembre.

[LTN]: Parliamo delle novità in arrivo: una su tutte a ottobre l’atteso ritorno di Danilo Arona con “La Stazione del Dio del Suono”. Ce ne parli?
[FL]: Volentieri. Danilo Arona è a mio avviso il miglior autore italiano di horror. E stavolta mi ha fatto un vero regalo: il suo romanzo migliore. Per sua stessa ammissione. Si tratta appunto de “La stazione del Dio del Suono”. In teoria sarebbe il seguito de “Un brivido sulla schiena del drago”. In realtà è un libro assolutamente leggibile come a se stante. La situazione è la seguente: un gruppo di infernali vecchietti si riunisce in un luogo dal potere malefico, Piano Orizzontale – esiste veramente, si trova nei pressi del Passo dei Giovi. Che ci vanno a fare? A fare una Veglia: passano la notte improvvisando storie del terrore che, a causa del luogo maledetto, diventano puntualmente realtà. La tecnica di Arona è coinvolgente: tutti i pezzi si incastrano alla perfezione. La “filosofia” delle materializzazioni fantastiche è assolutamente originale. Ma… non voglio dirvi troppo.

[LTN]: Altre anticipazioni?
[FL]: Il 23 ottobre a Triora (Imperia) si terrà il IV Congresso di Studi Storico-antropologici sulla Stregoneria. In quella sede Presenterò un esperimento letterario che vede coinvolti otto autori abbastanza quotati sul mercato editoriale: Alan D. Altieri, Gianfranco Nerozzi, Danilo Arona, Remo Guerrini, Edoardo Rosati, Gian Maria Panizza, Giacomo Cacciatore e Riccardo Fassone. Queste otto menti hanno scritto un romanzo a sedici mani, costruendo un collettivo “sequel” de “La Stazione del Dio del Suono”. La presentazione avverrà in forma di Veglia: gli autori, a turno, improvviseranno un racconto del terrore, e ogni racconto sarà intervallato da un brano eseguito dai Lingalad – bravissimi musicisti che hanno sfornato un album ispirato a Tolkien “Voci dalla Terra di Mezzo”.
Inoltre entro la fine dell’anno o la prima metà del prossimo vedrà la luce il romanzo rockettaro/avventuroso/gotico di Cabo – il nuovo cantante dei Litfiba – il quale si intitolerà “L’Avvocato del Diavolo” e sarà in un certo senso la propaggine cartacea di un programma televisivo omonimo sempre presentato dal nostro rocker.

[LTN]: Senz’altro una che riguarda da vicino i frequentatori habitué del sito è l’offerta di pubblicare il volume con i vincitori dei concorsi “666 Passi nel Delirio” e “Nella Tela!” e non poteva esserci modo migliore per iniziare la collaborazione con La Tela Nera. Quali motivi ti hanno convinto ad accettare?
[FL]: Anzitutto perché mi siete sembrati seri e simpatici. Inoltre, come credo di aver già detto, la mia speranza è quella di creare un filone, o una scuola italiana di autori non realistici. Quale modo migliore che mettersi a fare i talent-scout dei vostri premiati? Il vostro giudizio ha sicuramente un certo peso. Dà fiducia. Anche a un piccolo povero editore tira-culo come me.

[LTN]: L’horror, dai libri al cinema, è visto soprattutto da noi come un fenomeno per adolescenti brufolosi e per adulti un po’ perversi; così il mercato si adegua e salvo eccezioni sono in pochi a proporlo, Larcher è tra questi. Da cosa dipende questa sorta di ghettizzazione di un genere letterario così antico? Perché hai deciso di occuparti di questo piuttosto che di ricette di cucina?
[FL]: In realtà di horror in libreria ce n’è… per lo più di autori stranieri. E i lettori di horror nemmeno mancano – altrimenti non avreste il seguito che avete. O sbaglio? E ultimamente ho incontrato parecchi giornalisti e critici molto ben disposti nei confronti dei “generi” in generale e dell’horror in particolare. Dopo il decennio del “giallo” ci sono buone speranze che la prossima moda letteraria sia quella del gotico. Perciò su con la vita! Forse però volevi porre l’accento sul fatto che ancora una volta non ci sono spazi per i prodotti nostrani. Be’ invito gli aspiranti scrittori a farsi un esame di coscienza, a mettersi una mano sul cuore e ad ammetterlo: se scrivessero come gli autori stranieri che amano le cose sarebbero diverse. Inutile puntare il dito solo sugli editori. Ah, vi dirò una cosa che probabilmente saprete già: molti autori di genere dal nome straniero sono italiani muniti di opportuno pseudonimo. Uno su tutti: Stefano Di Marino pubblica da anni per “Segretissimo” della Mondadori con due o tre nickname diversi. E credo che abbia fatto anche qualcosa per Sperling & Kupfer… Anche questo dovrebbe far riflettere. Su cosa? Sulla mancanza di professionalità da parte degli Artisti con la “A” maiuscola. Se quella “a” si decidesse finalmente a diventare minuscola e i Vati dell’horror scendessero una buona volta dal fico probabilmente ci sarebbe spazio anche per loro: chi scrive con l’occhio fisso alle esigenze del lettore viene premiato dal mercato – spesso.

[LTN]: Il racconto è considerato la forma narrativa principe dell’horror e del noir. Eppure gran parte di editori e pubblico lo snobbano sugli scaffali delle librerie. Secondo te perché?
[FL]: Potrei rispondere banalmente: la gran massa dei lettori compra i libri “a un tanto al chilo”. Dato che devono cacciare la pecunia vogliono che i libri siano grossi. Ma ovviamente non è così semplice. Non è “mai” così semplice. In realtà i racconti di Lovecraft, di Borges o di Poe vanno a ruba… perché loro sì e gli altri no? In generale la forma-racconto presuppone un talento specifico, assai diverso da quello che occorre a scrivere romanzi. Non è una questione di pagine. Si tratta di generi letterari diversi. E un buon scrittore di racconti è sempre una mosca bianca.

[LTN]: Prima di passare dall’altra parte della cosiddetta «barricata», immagino sei stato un appassionato lettore. Cosa leggeva Fabio Larcher lettore e cosa legge oggi Fabio Larcher editore? E’ cambiato il tuo modo di giudicare quello che leggi?
[FL]: Sì, sono da sempre un libridinoso, fin dall’età di sei anni. Non ho mai perso il vizio. Se resto troppo senza leggere ho delle crisi d’astinenza simili a quelle dei fumatori. Tra i miei autori prediletti ci sono parecchi scrittori di fantasy: Tolkien, certo Bradbury, Lovecraft, la Le Guin della saga di Earthsea, C. S. Lewis, Robert E. Howard, Michael Moorcock, Frederic Brown… Amo molto anche la poesia: Dante, Petrarca, Boiardo, Ariosto, D’Annunzio e Vivian Lamarque… e i classici: Calvino, Thomas Mann, Hoffmann, Tolstoj, Dostoevskij, Puskin, i fratelli Grimm… Certo ora ho dovuto distinguere i miei gusti di lettore dai miei gusti di editore. I gusti dell’uno sono molto – forse troppo – diversi da quelli dell’altro. Nello svolgimento del mio “dovere” sono costretto a tener conto di parametri che prima non notavo neppure.

[LTN]: Nel nostro Paese si legge poco e si compra di meno, è risaputo. Quest’abitudine è una delle cause che rende difficile affermarsi a un esordiente di casa nostra rispetto ai best-seller d’oltreoceano. Quanto è importante acquistare autori italiani che non siano i soliti Vespa&Faletti per invertire questo fenomeno?
[FL]: Che domanda! È importantissimo… anche per una ragione palese: il mercato dell’editoria italiana è in realtà un mercatino delle pulci di borgata, in confronto al mercato degli scrittori di lingua inglese… è come confrontare una zanzara con un elefante. Quindi in teoria i lettori dovrebbero chiedere soprattutto le cose italiane… ma come rimproverarli se preferiscono King o Follet ai nostranissimi e soliti Artisti con la “A” grossa? Prima di tutto ci vuole la discesa dal fico da parte degli scrittori. Non si chiede loro di rinunciare alla loro creatività. Si pretende solo che il lettore e le sue esigenze siano rispettate.

[LTN]: Prova a convincere di questo chi sta leggendo…
[FL]: Non mi ci provo nemmeno! Anzi, io sono convinto che ciascuno debba leggere e comprare le cose che ama e che preferisce… Se esse non sono i libri della Larcher – dico per dire – vuol dire solo che Fabio Larcher e i suoi scrittori non stanno facendo un buon lavoro…

[LTN]: A proposito, tu cosa stai leggendo in questo momento?
[FL]: Ho appena terminato “Kondor” di Alan D. Altieri e adesso sto leggendo “Ci rivedremo all’inferno” di Wilbur Smith. In realtà lo alterno con le poesie di Rilke.

[LTN]: Non ti è mai venuta voglia di metterti a scrivere anche tu?
[FL]: Sfacciato!

[LTN]: Infine, sei soddisfatto o pentito della scelta e di quanto fatto finora come editore?
[FL]: Pentitissimo, ogni istante di più!!! Però non potevo fare a meno di scegliere questo mestiere. È la vocazione.

[LTN]: Bene, l’intervista è conclusa. Grazie per la tua disponibilità e arrivederci alla prossima.
[FL]: Grazie a voi, carissimi. Spero che ci sentiremo presto.