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L'ambivalenza di "mostro"

Il concetto dell'ambivalenza del Mostro viene diffusamente affrontato da Sigmund Freud in molte sue opere. Dal Sito Linguaggio Globale.




Sigmund Freud




Freud, che considerava il linguaggio come una spia dell’inconscio, nel saggio Significato opposto delle parole primordiali (1909), rilevava che nelle lingue antiche - come nell’attività onirica - si ritrova la tendenza ad esprimere i concetti opposti attraverso uno stesso mezzo rappresentativo. Il termine egizio ken, per esempio, esprimeva i concetti di forte-debole, perché non è possibile esprimere il significato di forza se non attraverso quello opposto di debolezza. Non si trattava di una parola contraddittoria che genera confusione, il termine non designava né forte né debole, ma il rapporto tra questi due significati. E, nella scrittura, quando il concetto esprimeva forza, il geroglifico rappresentava l’immagine di un uomo eretto e armato, altrimenti, una persona accovacciata e indolente.
E’ la stessa concezione filosofica che in Grecia avrebbe successivamente espresso Eraclito che, al sapere enciclopedico della tradizione, contrapponeva l’unità dei contrari. Concezione questa, per certi aspetti non dissimile da quella della filosofia cinese dello yin e dello yang.

Nell’indagine sul mostro e sul mostruoso un’analoga ambivalenza si ritrova continuamente. I mostri suscitano orrore e meraviglia.