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I Mostri Sul Grande Schermo

Molta attenzione negli anni è stata dedicata dalla cinematografia alla storia e rappresentazione di mostri più o meno immaginari. Dal Sito Linguaggio Globale.








Già nelle prime pellicole si ritrovano temi del terrore e dell’orrore: nel catalogo del 1886 dei fratelli Lumière, per esempio, compare una danse macabre che mette in scena un divertente balletto di scheletri, anche se si può considerare soltanto un gioco tecnico di sperimentazione del cinematografo.
I primi trucchi e i primi mostri che risalgono all’epoca del film muto fissano nell’immaginazione collettiva degli stereotipi e dei modelli che si ripetono successivamente e si ritrovano sino ai giorni nostri

Il tema del dottor Jekyll e di mister Hyde, tratto dal romanzo di Robert L. Stevenson, diviene un film nel 1908 e, negli anni seguenti, viene rifatto numerose volte: nel 1912, nel 1913 e nel 1920. Analogamente, il tema dello scienziato pazzo si ritrova nel 1910, quando ha inizio la saga di Frankenstein, tratto dal libro di Mary W. Shelley (1818), con rifacimenti nel 1915 e, nel 1920, da una pellicola italiana. Numerosi mostri prendono corpo attraverso il cosiddetto cinema espressionista. Interessante, per esempio, è il lavoro del regista-attore Paul Wegener che gira 3 versioni (1914, 1917 e 1920) del Golem.

La casa produttrice Universal è una delle prime a realizzare alcuni importanti film horror che rimarranno punti di riferimento fondamentali per tutti i rifacimenti successivi. Nel 1931 escono due pellicole interpretate da due personaggi destinati a entrare nella storia del genere: Dracula di Tod Browning, con Bela Lugosi - pseudonimo di Bela Blasko, mitico interpete del vampiro, rimpiazzato negli anni ‘50 e ‘60 da Cristopher Lee -, e Frankenstein di James Whale con Boris Karloff ovvero William Henry Pratt, che l’anno seguente interpreterà La mummia diretto da Karl Freund e successivamente si confermerà come personaggio specializzato nelle interpretazioni mostruose.

I temi letterari, mentre venivano riproposti al cinema, si coloravano di nuovi elementi. Il vampiro, per esempio, si arricchiva di tutta una serie di leggende come l’orrore per l’aglio, il non riflettersi negli specchi, la possibilità di trasformarsi in pipistrello, la raffigurazione con i canini allungati… Analogamente, mister Hyde, che nel romanzo è un individuo di bassa statura e malvagio, nel cinema si trasforma spesso in un grande mostro peloso, orripilante e sanguinario. Più recentemente, il film di Joe Dante (1983) Gremlins, stravolge completamente la leggenda di questi personaggi, un prodotto della fantasia popolare americana nato durante la prima guerra mondiale e diffusosi soprattutto durante la seconda. Di piccola statura, con un volto bestiale e le corna o le orecchie pelose, sono una variante dei folletti nata in era tecnologica che infesta gli aerei e le navi provocando guasti e dispetti e bevendo il carburante. Nulla a che vedere con la pellicola prodotta da Spielberg.

Il cinema ben presto ha infatti cominciato a creare i propri miti e i propri mostri; tra questi King Kong, del 1933, ha fatto scuola: i rifacimenti e le continuazioni sono innumerevoli. In Giappone, a partire dagli anni ‘50 e ‘60, l’archetipo dell’animale gigantesco che distrugge la metropoli origina un filone catastrofico-mostruoso molto fecondo, Godzilla e una vasta serie di altri lucertoloni.

Le radiazioni sono tra le principali cause invocate per giustificare l’insorgenza dei mostri, costituiscono la variante moderna della magia e delle maledizioni. Sono le radiazioni a risvegliare Godzilla, La cosa, gli zombie de La notte dei morti viventi. Sono loro a causare le mutazioni di tutta una serie di personaggi che, nati come fumetti, sono poi stati trasposti anche sul grande schermo, come L’uomo ragno (1977) e altri mutanti per lo più nati dal binomio radiazioni-scienziato pazzo.

A proposito dei mutanti spicca La mosca (1986) di David Cronenberg (rifacimento de L’esperimento del dottor K), in cui il fisico Brundle lavora all’invenzione del teletrasporto. Mentre fa da cavia in un suo esperimento, non si accorge che una mosca è entrata con lui nella capsula. Al computer, che durante il teletrasporto si ritrova due organismi viventi, non resta che fonderne il DNA. Inizialmente lo scienziato si ritrova tonificato, veloce e agile. Poi, sempre più affamato e vorace, comincia la sua inarrestabile e mostruosa trasformazione.

Se le recenti scene delle trasformazioni sono per lo più il risultato di effetti speciali sempre più sofisticati - da questo punto di vista quella di Un lupo mannaro americano a Londra è una delle più memorabili - in passato erano spesso avvolte dal buio, lasciando largo spazio all’immaginazione dello spettatore in un susseguirsi di giochi di ombre che si intravedono fugacemente. Il bacio della pantera (1942) di Jacques Tourneur (ripreso nel remake del 1982 con Natassia Kinski per la regia di Paul Schrader) si può considerare un capolavoro del non-visibile: non c’è nessuna trasformazione mostruosa, soltanto rapide successioni di ombre che fuggono. Il film narra le vicende di una donna convinta di discendere da una setta di adoratori di animali e timorosa di possedere una sorta di pericoloso ego felino pronto a esplodere violentemente. Oliver, il marito della “pantera”, confida le sue preoccupazioni alla collega di lavoro Alice, il che suscita le gelosia della moglie. Proprio mentre Alice nuota, vulnerabile, nella piscina, la tensione cresce e si ode un ruggito.

Il mostro della laguna nera (1954) di Jack Arnold, invece, è un cult in cui i futuri sposini dottor Reed e la giovane Kay sono perseguitati dall’apparire di un mostro umanoide con le mani palmate e altre caratteristiche acquatiche. Dopo vari scontri che costano la vita ad alcuni esploratori, il mostro è catturato, poi fugge, viene ritrovato, rapisce Kay e, ferito da Reed, libera la giovane per sprofondarsi nella palude.

Queste mostruose creature, da sempre relegate ai confini del conosciuto, presso gli antichi venivano collocate nelle lontane terre dell’India, più tardi oltre le colonne d’Ercole, poi nelle isole sconosciute, infine, quando il pianeta Terra non offriva più luoghi oscuri, non rimaneva loro che inabissarsi nel fondo dei mari e delle lagune - come le piovre giganti o il mostro di Loch Ness - o abitare gli altri pianeti: prima Marte poi, sempre più in là, le più lontane Galassie.

Negli anni ‘50, attraverso le invasioni di mostri spaziali, prendono forma nella cinematografia americana i timori della guerra fredda. Nello stesso periodo compaiono innumerevoli creature multiformi e senza nome: masse gelatinose extraterrestri sulla scia di Blob, insetti e rettili giganti che minacciano e terrorizzano le città. I mostri, che nella letteratura si potevano soltanto immaginare, divengono creature sempre più realistiche e sofisticate. Negli anni ‘80 e ‘90 si avvalgono addirittura di veri e propri modelli cibernetici e di costosissime tecniche computerizzate di realtà virtuale.