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Licantropi e Uomini Lupo nella Cinematografia

L'uomo lupo di Waggner (1941)è il primo film di una lunga serie dedicata al mito del Licantropo, l'uomo lupo risvegliato dalla luna. Dal Sito Linguaggio Globale.








Lo spettro del licantropo compare sugli schermi cinematografici già nel 1935 con Il segreto del Tibet (Werewolf of London) di Stuart Wolker. Diventa però un cult nel 1941 con L’uomo lupo di George Waggner, interpretato da Lon Chaney Jr. specializzato nei ruoli dell’orrore. Lawrence Talbot (Chaney) viene morso da un licantropo (Bela Lugosi) che in questo modo lo contragia trasformandolo in un mostro assassino che agisce durante il plenilunio.

Nel 1943 esce la prima contaminazione, Frankenstein contro l’uomo lupo di Roy William Neill. Nel 1956 Il mostro della California (The Were Wolf) di Fred S. Sears. Nel 1961 Terence Fisher, con L’implacabile condanna, ambienta una simile vicenda nel XVIII secolo. L’uomo lupo, in questo caso, è figlio di un sadico marchese e più che come un mostro che minaccia l’umanità è rappresentato come una vittima del mondo, abbandonato da tutti, costretto ad isolarsi e a vivere come un selvaggio.

Nello stesso anno escono anche La maledizione dell’uomo lupo e Lycanthropus di Paolo Heusch, in cui la morte di una giovane fanciulla trovata in un bosco e inizialmente ritenuta vittima di un branco di lupi si complica di altri orribili fatti mentre i sospetti cadono su un professore già precedentemente implicato in un caso di licantropia.

Dopo L’uomo lupo (1964) di Freddie Francis, interpretato da Peter Cushing, e la versione al femminile La lupa Mannara (1976) di Rino di Silvestro, nel 1981 esce L’ululato di Joe Dante nel quale una sorta di lupo mannaro che si chiama Eddie Queest terrorizza una cittadina americana fino a quando non viene ucciso dalla polizia grazie alla complicità di una giornalista, Karen White, che è riuscita a dargli un appuntamento. La donna, duramente provata e in preda a un’amnesia, finisce nella clinica di uno psichiatra, il dottor Waggner, nel cui bosco si odono allarmanti ululati. La giornalista scopre così che esistono lupi mannari in una strana relazione con i pazienti dello psichiatra. Finita tra gli artigli dei licantropi la donna è tratta in salvo dal collega Cristopher, ma è già stata contagiata e si trasformerà in un mostro. Mentre cerca di avvisare l’umanità del pericolo che corre, viene uccisa da Cristopher, anche se i lupi mannari non sono ancora sconfitti.

Nel 1981 esce anche l’indimenticabile Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis che ripropone la leggenda del licantropo con una nuova formula che mescola orrore e ironia. Due giovani americani in vacanza in Inghilterra vengono assaliti in una notte di luna piena da un lupo mannaro. Mentre il compagno muore, David Kessler, interpretato da David Naughton, rimane soltanto ferito. Tornato in patria, durante il plenilunio si deforma in diretta tra lancinanti sofferenze in una scena che è passata alla storia: complici le possibilità tecnologiche sempre più affinate e il sottofondo musicale di Blue Moon. Si sveglia nudo allo zoo, nella gabbia dei lupi, e sfugge all’imbarazzante situazione correndo per il parco e coprendosi con un palloncino rubato a un bambino. Dopo vari efferati e spaventevoli omicidi alternati da ironiche scene in cui l’amico morto gli appare come uno zombie sempre più sfaldato, verrà ucciso dalla polizia durante una delle sue sanguinarie scorribande notturne.

Nel 1985 il lupo mannaro si ritrova a sconvolgere con incredibili delitti una cittadina americana in Unico indizio la luna piena, di Daniel Attias, mentre nel 1994 l’uomo lupo ritorna interpretato dall’allucinante Jack Nicholson in Wolf di Mike Nichols.

Una storia con un taglio differente, incentrata su un patologico e commovente caso di licantropia, è trattata nell’episodio “Mal di luna” del film Kaos (1984) dei fratelli Taviani. Isidora, sposata da poco con Batà, durante la prima notte di luna piena scopre che il marito si comporta come un licantropo. Dopo avergli rimproverato di non averla messa al corrente della sua malattia, decide che ogni plenilunio, si barricherà nel suo isolato casolare di campagna, dopo avere estromesso Batà, in compagnia del cugino Saro, di cui è da sempre invaghita, e della madre. Giunta la fatidica notte, mentre Isidora spera di avere la possibilità di tradire il marito, Saro, impietosito dalla sorte del cugino che si dibatte ululando davanti alla casa, invece di abbracciare la donna stringe tra le mani la testa di Batà per alleviarne la sofferenza.

Tra le rivisitazioni parodistiche, invece, si può segnalare la scena finale di Sogni d’oro (1981) di Nanni Moretti, in cui Michele Apicella si trasforma in un licantropo mentre sta mangiando con Silvia, e il più commerciale Voglia di vincere (1985) di Rod Daniel, in cui un giovane di poco successo, scopre di essere un licantropo diventando l’idolo della scuola in un’incredibile partita di pallacanestro che gli procura le simpatie del pubblico femminile.