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I mostri dello spazio nella Cinematografia

Il tema delle creature spaziali è collegato al genere della fantascienza che negli anni '50 imperversava soprattutto negli Stati Uniti. Non sempre, tuttavia, i marziani e gli extraterrestri sono rappresentati con toni mostruosi. Dal Sito Linguaggio Globale.




Un terribile marziano di Mars Attacks!, di Tim Burton (1996)




Il tema delle creature spaziali è collegato al genere della fantascienza che negli anni ‘50 imperversava soprattutto negli Stati Uniti. Non sempre, tuttavia, i marziani e gli extraterrestri sono rappresentati con toni mostruosi. Spesso si tratta di individui umani del tutto indistinguibili, o in grado di assumere l’aspetto umano. Non è infrequente, infatti, che seguano una strategia di invasione proprio attraverso la sostituzione progressiva agli uomini.

E’ il caso, tra i tanti, di Ho sposato un mostro venuto dallo spazio (1958) di Gene Flower Jr., che narra il dramma di Maggie, novella sposina, che nota un’inspiegabile trasformazione nel comportamento del marito Bill. Per questo lo segue durante una delle sue uscite notturne e scopre che è un mostro che ha preso le sembianze del marito, al comando di altri mostri extraterrestri che si sostituiscono agli uomini. E’ lo stesso tema che l’anno precedente aveva dato origine a L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel, in cui i replicanti degli uomini nascevano da grandi semi vegetali.

Altre volte l’aspetto degli extraterrestri è lasciato all’immaginazione dello spettatore che vede soltanto individui protetti da scafandri, o dischi volanti, come nel celebre La guerra dei mondi (1953) di Byron Haskin, tratto dall’omonimo romanzo.

Nella fantascienza non sono infrequenti raffigurazioni extraterrestri di umanoidi con tratti bestiali, che ricordano i mostri mitologici, con la netta predilezione per le caratteristiche della lucertola: colore verde, scaglie o squame e così via, anche se non mancano le orecchie a punta o gli individui pelosi e dotati di dentatura ferina. La galleria dei prototipi non ha confini, si pensi per esempio alle innumerevoli creature che popolano le serie cinematografiche e televisive di Star Trek, Spazio 1999, Guerre stellari, Visitors e così via. Tra le creature che partecipano degli aspetti bestiali si possono annoverare anche i voracissimi Critters gli extraroditori (Stephen Herek, 1986), mostriciattoli pelosi e carnivori che, evasi da un carcere spaziale, atterrano nel Kansas divenendo l’incubo della famiglia Brown.

Una delle rappresentazioni più comuni rimane quella dell’omino verde di piccola statura, che Spielberg, con il trucco di Rambaldi, ha messo in scena in modo magistrale con E.T., apparentemente repellente, in realtà dotato di un’espressività da cucciolo che sprizza simpatia e tenerezza (come l’extraterrestre di Incontri ravvicinati del III tipo).

Non mancano però anche le rappresentazioni non antropomorfizzate, la più celebre è sicuramente quella di The Blob!, in italiano Fluido mortale (1958) di Irwin Shortess Yeaworth con Steve Mc Queen. Da un asteroide precipitato sulla Terra fuoriesce una strana gelatina. Questa si nutre di uomini che avvolge corrode e ingloba, accrescendosi a dismisura ad ogni pasto sino a diventare una gigantesca massa vivente informe che, attraverso il sistema fognario, terrorizza un’intera città. Il tema è stato ripreso in tempi recenti anche dal reamake di Chuck Russell (1989) The blob (Il fluido che uccide). La gelatina ha un carattere vampiresco che si ritrova altre volte tra gli extraterrestri. Già nel 1955 il dott. Quatermass aveva avuto a che fare con una strana e mostruosa “cosa” extraterrestre, arrivata con un meteorite (L’astronave atomica del dottor Quatermass di Val Guest), e nel 1957 fa il bis con una altrettanto vampiresca sostanza gassosa in I vampiri dello spazio. Una variante di massa vegetale che viene ritrovata al Polo si ritrova ne La cosa da un altro mondo (1951) di Christian Nyby ripresa nel remake di John Carpenter (La cosa 1982).

Sempre a proposito dei comportamenti vampireschi extraterrestri la rappresentazione mostruosa che ha avuto più successo è certamente quella di Alien (1979) di Ridley Scott (e delle continuazioni), tratto dal libro di Alan Dean Foster. Il mostro distrugge un intero equipaggio di astronauti a cui scampa soltanto la bella Sigourney Weaver nei panni del capitano Ellen Riplet. Alien è un mostro concepito e realizzato in modo perfetto e quasi scientifico, dotato di una propria, precisa evoluzione biologica: in un primo stadio vive in uno stato di quiescenza finché non si insinua in un corpo umano. L’intrusione avviene attaccandosi al volto mentre la coda si avvinghia al corpo, riducendone la circolazione sanguigna e mantenendolo in uno stato di incoscienza. Depositate in questo modo le uova all’interno del corpo-ospite l’alieno esaurisce il suo compito riproduttivo, si stacca e muore. La larva, dopo essersi sviluppata, emerge dall’addome dell’ospite che lacera dall’interno e girovaga con atteggiamento predatorio e carnivoro balzando agilmente grazie alla possente coda.

Nel 1996 Tim Burton ci regala un’indimenticabile parodia di tutti i luoghi comuni dei film di fantascienza degli anni ‘50 con Mars Attacks! Nella pellicola, ricca di citazioni e di riferimenti, i marziani, piccoli, verdi, brutti e cattivissimi invadono il nostro pianeta facendosi beffe dell’esercito americano che tenta invano di fermarli.