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I Mostri Umani nella Cinematografia

Dal Fantasma dell'Opera ad Elephant Man, una vasta genia di deformità umane ha imperversato fantasticamente sul grande schermo. Dal Sito Linguaggio Globale.




La raccapricciante donna gallina di Freaks, T. Browining, 1932




Anche nel cinema, come nelle pagine della letteratura, si consumano i drammi psicologici degli individui imprigionati nelle deformità del proprio corpo. E’ un tema che si ritrova già nella creatura del dottor Frankenstein, evitata da tutti, che per questo cova dentro di sé un crescente odio verso l’umanità.

Un altro tema cinematografico di successo, ispirato a un lavoro dello scrittore Gaston Leroux (1868-1927), è quello del Fantasma dell’opera, messo in scena già nel 1925 da Rupert Julian, con Erik, il mostruoso personaggio interpretato da Lon Chaney, con il cui ruolo si consacra l’uomo dai mille volti specializzato nei ruoli horror. Il protagonista non è però un vero fantasma, ma un uomo sfigurato che si nasconde dietro una maschera e vive nei sotterranei dell’Opera di Parigi, apparendo di tanto in tanto e seminando terrore per favorire la carriera della figlia che fa la corista. La sua terribile storia è quella di essere stato derubato della propria musica e, per questo, di essere divenuto un assassino in un momento di furore riportando le tremende ustioni al volto. Il tema è ripreso successivamente da Arthur Lubin (1943), da Terence Fisher (1962), da Brian De Palma, che ci lascia una rivisitazione in chiave rock, Il fantasma del palcoscenico (1974), e da Dwight H. Little (1992).

Un’analoga vicenda ispirata al Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, capolavoro del romanzo gotico, è quella del gobbo Quasimodo innamorato della bella zingara Esmeralda, portato sugli schermi nel 1923 da Wallace Worsley (Nostra signora di Parigi), interpretato da Lon Chaney. Ingiustamente accusata di omicidio, la giovane viene salvata da Quasimodo che la porta a Notre Dame dove si consuma il tragico finale. La storia viene in seguito ripresa in Notre Dame (1939) di William Dieterle e in Notre Dame de Paris (1956) di Jean Delannoy, interpretato da Anthony Quinn e Gina Lollobrigida.

Sull’amore nato tra il mostro e la giovane donna si inserisce anche il mito de La bella e la bestia. L’omonimo film di Jean Cocteau è del 1946. Bella è la terza figlia di un armatore, la cenerentola della famiglia. Il padre, smarritosi nella foresta, finisce nelle grinfie di un mostro che abita in un castello, che in cambio della libertà gli chiede in dono una delle tre figlie. Bella, per amore del genitore, si sacrifica e viene accolta dal mostro con inaspettata gentilezza. Inizialmente è paralizzata dall’orrore per il suo aspetto fisico, poi ne scopre la bontà e la nobiltà interiore. Ottenuto il permesso di andare a trovare il padre, quando torna al castello trova il mostro in fin di vita, distrutto dall’amore per lei e dal timore di non rivederla. Mentre cerca di rincuorarlo appare il suo ex-fidanzato che vuole uccidere il mostro ma viene ucciso da una freccia incantata. Il mostro, in quel momento , si trasforma in un bel cavaliere con l’aspetto del fidanzato e si eleva in volo con Bella verso il cielo. Il tema, ripreso in un recente film d’animazione della Walt Disney, si ritrova, senza il lieto finale, celato in molti altri film, come King Kong (è stata la bella a uccidere la bestia o gli aerei?).

A proposito di deformità un posto d’onore occupa il film shock del 1932 di Tod Browining, Freaks (letteralmente i diversi) un’allucinante storia di sentimenti, misfatti e vendette che si consumano dietro le quinte di un circo. La Metro Goldwyn Mayer, dopo aver prodotto la pellicola non osò distribuirla. La galleria dei fenomeni da baraccone, delle mostruosità e delle mutilazioni è impressionante. La prima parte del film ha un andamento documentaristico: l’uomo privo di gambe e di braccia che si accende una sigaretta avvalendosi solo della bocca, le sorelle siamesi, l’uomo senza gambe che cammina sulle mani e così via. La storia prosegue con la bella acrobata Cleopatra - Olga V. Baclanova - che, scoperto che il nano Hans ha messo da parte una bella somma, se ne finge innamorata con la complicità del suo amante. Non riesce però a simulare il suo disgusto durante la cerimonia in cui viene introdotta nella cerchia dei mostruosi amici di Hans. Infine, quando palesa di aver ingannato lo spasimante, i diversi si vendicano e la deturpano rendendola la nuova attrazione del circo: la donna gallina.

Un’amara commedia che mette in luce il dramma di una donna mostruosa è La donna scimmia (1964) di Marco Ferreri. Antonio Focaccia - Ugo Tognazzi - che ha sempre vissuto di espedienti, scopre nascosta in un ospizio Anna, una donna ricoperta da una fitta peluria, e la convince ad esibirsi in un improvvisato baraccone come unico esemplare di donna-scimmia. Dopo essere stato costretto a sposarla, per legarla definitivamente a sé, finisce a Parigi dove Anna si esibisce in uno strip-tease. Qui la donna rimane incinta e, poiché la gravidanza presenta delle complicazioni, rifiuta di abortire e torna con il marito a Napoli, dove, durante il parto, madre e figlio muoiono. Antonio, sempre pronto a sfruttare ogni occasione, cede i corpi a un museo che li fa imbalsamare per poi riprenderseli e mostrarli al pubblico in un baraccone.

Nel 1980 David Lynch gira un’altra urlante storia di deformità, The elephant man, tratto da Uno studio sulla dignità umana di Ashley Montagu. La vicenda è ambientata nella seconda metà dell’800, e narra la storia del giovane John Merrick, interpretato da John Hurt, sofferente di una neurofibromatosi che lo rende mostruoso. Esposto come uomo-elefante in un baraccone, è costretto a campare della propria deformità trattato da tutti come una bestia. Soltanto il dottor Frederick Treves, chirurgo, quando lo scopre, decide di aiutarlo e lo conduce in un ospedale dove il giovane si rivela un uomo di notevole intelligenza e di animo raffinato. Ma a far precipitare la situazione è l’intervento di Bytes, l’alcolizzato proprietario del baraccone, che lo sottrae alle cure mediche rinchiudendolo nella gabbia delle scimmie. John ha però preso consapevolezza di essere un uomo e riesce a tornare in ospedale aiutato da alcuni compagni di lavoro mossi a compassione. Qui morirà per aver voluto dormire come un uomo normale, soffocato nel letto dal peso della sua testa.

Nel 1984 il tema del disperato caso di teratologia ritorna in Dietro la maschera di Peter Bogdanovich che narra la storia di Rusty - interpretata da Cher - tossicodipendente con un figlio, Rocky, affetto da leontiasi, mostruosa deformazione del cranio e del viso. Il ragazzo è molto intelligente, viene accettato dai compagni di scuola e supera brillantemente gli esami. Mandato in un campeggio di adolescenti non vedenti, si innamora di Diana, che però perderà al termine della vacanza per l’intromissione dei genitori di lei. Poco dopo è costretto a separarsi anche da Ben, il suo migliore amico partito per l’Europa. Deluso, Rocky si spegnerà nel sonno.

A parte queste pellicole interamente dedicate al tema, più spesso, i personaggi affetti da deformità rappresentano delle fugaci apparizioni in numerosi film. Tra queste si può per esempio ricordare la figura del monaco Salvatore de Il nome della rosa che parla un linguaggio incomprensibile e finisce ingiustamente sul rogo con l’accusa di eresia. Secondo gli stereotipi, il personaggio deforme per eccellenza è il maggiordomo gobbo dei fatiscenti castelli dei film dell’orrore, stereotipo spesso caricaturato da infinite parodie: Marty Feldmann nei panni di Igor in Frankenstein Jr. di Mel Brooks, la cui gobba talvolta si sposta da destra a sinistra; il maggiordomo del quinto episodio di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non avete mai osato chiedere di Woody Allen, reso mostruoso da un esperimento che gli aveva consentito di prolungare l’orgasmo per svariate ore; il maggiordomo Riff Raff, gobbo e macchiato di sangue, di The Rocky horror picture show (1975) di Jim Sharman.