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Intervista con Luigi Pachì a cura di Marco R. Capelli

Pubblichiamo l'intervista a Luigi Pachì apparsa sulla rivista Progetto Babele (dicembre 2004) e curata sa Marco Roberto Capelli che celebra la nascita di Sherlock Magazine.












Luigi Pachì “accerchiato” dalle iniziative editoriali su Sherlock Holmes da lui curate negli ultimi anni (ai lati le edizioni Fabbri/RCS)

Come e quando nasce l’idea di Sherlock Magazine?
SherlockMagazine nasce inizialmente nel 2000 come sito internet(www.sherlockmagazne.it) dopo una vacanza a Meringhen, in Svizzera. Passando nella zona delle cascate di Reichenbach, famose nel canone per il combattimento tra il “Napoleone del crimine” (il Professor Moriarty) e il nostro buon detective, mi tornò alla mente il racconto “Il problema Finale”, ambientato proprio in quei posti. A Meringhen c’è un piccolo museo e una statua dedicati a Sherlock Holmes che sembravano essere lì apposta per farsi notare da me. Avevo letto i 56 racconti e 4 romanzi di Conan Doyle negli Anni Settanta e li avevo ripresi, in inglese, durante la mia permanenza a Londra durata dal 1988 a 1990. Inutile dire che mi avevano affascinato per la loro atmosfera anche quella seconda volta, a distanza di tempo. Avevo già affrontato siti tematici, lanciando iniziative, fin dal 1994, con la rivista Delos, prodotta assieme a Silvio Sosio, e il Corriere della Fantascienza, il primo quasi-quotidiano on-line (1987). Creare il portate SherlockMagazine.it è stato dunque più facile che mai, visto che ero già temprato dalle altre iniziative. La rivista su carta invece è nata qualche tempo dopo. Inizialmente era una collana chiamata Il Club di Sherlock Holmes edita per la Solid di Torino. Uscirono tre numeri, di cui due riproposti sotto mia cura anche dalla Fabbri/RCS nella collana Sherlock Holmes & Co. Con la nascita dell’associazione Delosbooks la collana è stata ripresa quest’anno con la nuova testata SherlockMagazine e sta puntando dritta al terzo numero consecutivo nell’anno.
Chi sono i “padri fondatori” di SM, chi la dirige ora e come è composta la redazione?
Non è cambiato molto. Io ho varato e curato il progetto editoriale “Il Club di Sherlock Holmes” fin dagli esordi e tuttora dirigo la “SherlockMagazine”. Il lavoro più difficile è recuperare racconti apocrifi e fare l’editing. Intere giornate spese a rendere leggibile una bella storia, ma a volte bisognosa di cure stilistiche… Da un punto di vista dei collaboratori si sta consolidando una buona redazione fatta da esperti di giallo classico e detective story, in modo tale da coprire varie tematiche e vari personaggi della letteratura gialla. Spazio a Sherlock Holmes, ma anche Poirot, Nero Wolfe, Miss Marple, Dupin, Maigret e via dicendo. Oltre agli approfondimenti e alle rubriche di news curati in prima persona, ecco quindi nomi come Enrico Solito, Elena Capaldo, Giampiero Benedetti Patrizia Checchi, Fabio Scaletti, Riccardo Santagati, Gianfranco Sherwood… Vorrei anche citare l’importante apporto grafico di Giuseppe Festino e di Marco Perna.
Quando si progetta l’uscita di una nuova rivista letteraria, in genere, lo si fa pensando ad una precisa richiesta di mercato. In cosa SM si differenzia dalle altre riviste dedicate al “giallo” presenti sulla scena letteraria italiana? A quale target di lettori vi rivolgerete?
Ci rivolgiamo a un lettore curioso, ma non necessariamente super-esperto. In questo senso vogliamo distinguerci dalle pubblicazioni super specializzate che solo pochi cultori riescono ad apprezzare. La SM vuole essere un punto di riferimento per tutti quelli che nutrono delle simpatie per il Giallo Classico, la detective story e amano leggere storie apocrife e articoli sul mondo che circonda la Londra vittoriana, ma anche altre ambientazioni nello stile della Mystery fiction e della detective story. Una rivista che possa essere d’aiuto per meglio capire questo genere, attraverso disamine, percorsi d’approfondimento e narrativi davvero alla portata di tutti gli appassionati. Detto questo, vorrei anche ricordare che la rivista è distribuita attualmente solo on-line (http://www.delosstore.it/abbonamenti/scheda.php?id=56)
Che diffusione ha la rivista e dove può essere acquistata?
Dicevo poco fa che la nostra distribuzione attuale, soltanto on-line, ne limita certamente la visibilità. Nonostante tutto tiriamo diverse centinaia di copie e abbiamo circa 200 abbonati.
Di quali risultati ottenuti nel corso di questi quattro anni di attività siete più orgogliosi?
Considerando in questo lasso di tempo sia “Il Club di Sherlock Holmes” sia “Sherlock Magazine” che può ritenersi il proseguimento naturale dopo la chiusura dell’editore torinese, direi che il numero che sta per uscire nei prossimi giorni (ovvero il n. 3) rappresenta l’esatto mix di rubriche e racconti che qualitativamente mi soddisfa, sia dal lato degli argomenti trattati, sia per l’elevata qualità. Parliamo ad esempio di Poirot, della storia del giallo classico, abbiamo iniziato la disamina metodica dei racconti del canone di Conan Doyle… E poi ci sono apocrifi davvero belli. Un piccolo accenno lo merita anche il n. 2, per il quale abbiamo riunito una vera enciclopedia holmesiana di 200 pagine riccamente illustrata, e introdotta da Corrado Augias. Un lavoro enorme, ma di grande soddisfazione.
Quali sono stati i principali problemi (organizzativi, economici o di altro tipo) che avete incontrato (e superato) fino ad ora?
Dunque, il problema principale è quello della distribuzione. Stampando in digitale possiamo tenere sotto controllo le vendite, ma se dovessimo decidere di dare in mano a un distributore la rivista sarebbe un grosso problema finanziario perché i tempi tecnici tra quando esponi in edicola/libreria e quando ottieni i pagamenti sono lunghissimi e ingestibili finanziariamente. In sostanza, giusto per dare un esempio, se vai in stampa con 5.000 copie con il terzo numero (e lasciamo perdere il costo tipografico) non sai ancora quanto hai incassato dal numero uno. Assolutamente ingestibile.
Internet e la scrittura… qual é l’approccio di Sherlock Magazine col mondo di chi scrive in rete?
Un buon rapporto, direi. La rivista su carta nasce dalla consorella online, dove si è fatta conoscere e apprezzare fin dal 2000. Abbiamo conosciuto molti dei nostri attuali redattori e collaboratori dalla rete e li sproniamo a dare il meglio anche attraverso il premio letterario SherlockMagazine Award. Il bando è disponibile su www.sherlockmagazine.it/award/
Carta contro e-book. Un pronostico al volo, chi vincerà?
Bit contro Atomi? Che dire, con la Solid avevamo anticipato la scommessa a due-tre anni fa. Volevamo essere i primi ad avere delle collane di letteratura di genere disponibili sotto forma di bit. Ovviamente abbiamo perso. L’e-Book non è partito come doveva per variegate ragioni. Credo che la carta continuerà a esistere per molti anni ancora, alla faccia dei “pompieri” di Fahrenight 451 di Ray Bradbury ;-)
Sherlock Holmes ha più di cento anni, e tuttavia l’interesse per le sue imprese non accenna a diminuire. So bene che su questo argomento si potrebbero scrivere saggi monumentali, tuttavia quali sono, a vostro parere, le principali ragioni di questa sorpendente longevità?
Su questo tema, hai ragione, si potrebbe scrivere un libro. E infatti… l’ho fatto! Nel saggio L’Universo di Sherlock Holmes (Solid Ed. 2001), affronto il tema da tanti punti di vista. Fondamentalmente il giallo deduttivo parte dalle avventure di Sherlock Holmes e quindi diviene tappa forzata – per chi prima, per chi poi - di chi legge gialli. Penso esista un profondo senso di riconoscimento verso l’opera di Sir Arthur Conan Doyle perché è stato l’antesignano di tutti i detective e ha saputo forgiare un personaggio non banale, che si apprezza non solo per la sua abilità abduttiva, ovvero il procedimento logico ipotetico-deduttivo, ma anche per i tanti difetti caratteriali e qualche piccolo vizio. Holmes è l’icona di tutta la detective story e non potrà mai passare inosservato nella storia delle letteratura, anche se la generazione di lettori si assottiglia sempre più, sostituita da abili giocatori di playstation.
Mi pare di notare che su SH si parli molto (e molto volentieri) di apocrifi. Anche questo, in fondo fa parte del fenomeno Holmes, un personaggio che resuscita dalle proprie ceneri, un gioco che coinvolge scrittori e lettori. Come risponde il vostro pubblico a questa “sfida” letteraria? Si lascia coinvolgere o fruisce passivamente del materiale presentato?
L’apocrifo porta con sé pro e contro. Prima di tutto deve essere scritto come se lo fosse stato da Conan Doyle. E questo è già un primo punto difficile da raggiungere, stilisticamente parlando. Ancora più difficile è creare una storia che possa inserirsi tra quelle del canone e non pesti i piedi a date scomode. Se scrivessimo un racconto bellissimo di Holmes, ma lo ambientassimo a Londra nel periodo del grande Iato (1891-1894), commetteremo un errore imperdonabile per gli sherlockiani in quanto in quel periodo il detective risulta essere morto, caduto nelle cascate di Reichenbach. Qui subentriamo un po’ noi che ci assorbiamo gli apocrifi degli autori e ne dobbiamo analizzare temi, periodi storici e stile. Torna quindi in auge il pesante lavoro di editing di cui accennavo all’inizio di questa intervista. Ovviamente tutto questo lo facciamo perché sappiamo anche che quando ci troviamo davanti a un nuovo caso da risolvere per Holmes, la curiosità di leggerlo è tanta per tutti, anche per i più fondamentalisti che snobbano l’arte dell’apocrifo, ma che in fondo lo leggono comunque. Holmes, grazie agli apocrifi, può di fatto continuare a vivere e agire come se fosse ancora qua in mezzo a tutti noi.
Non solo Holmes… infatti su SM trovano spazio altri detective “classici”, da Poirot a Nero Wolfe. Già ora l’accordo in atto con Mondadori fa di www.sherlockmagazine.it una sorta di vetrina della più classica delle collane “gialle”. Avete intenzione di ampliare questa collaborazione? A quando nei “Gialli Mondadori” una raccolta degli apocrifi di Sherlock Holmes scritti dai lettori del sito? :)
Non andiamo troppo in là. Mondadori ci ha permesso di fare il broadcasting con grande anticipo delle sue collane da edicola ogni mese. Per il nostro sito è certamente un piccolo scoop che si rinnova ogni volta che ci arrivano i sei nuovi titoli da presentare e le sei copertine dalle quali scegliere la più vicina al nostro target. Da qui a pensare che ci sia materiale per una loro antologia lo dubito fortemente. Anche perché facciamo già fatica a mettere assieme i racconti per la nostra rivista…Perché mai dovremmo darli alla “concorrenza”? Ovviamente scherzo, non possiamo pensare minimamente di comparare il nostro obiettivo con quello molto più commerciale di una “signora” Mondadori, e che ovviamente rispetto tantissimo perché ancora oggi permette di leggere autori, come ad esempio Anne Perry, che scrive ambientando le storie nella stessa Londra vittoriana di Conan Doyle, a prezzi popolari. Commercialmente parlando, non la vedo attendibile un’antologia di apocrifi italiani sulle loro testate da edicola. Almeno per il momento.
Progetti per il futuro?
Vorrei allungare la giornata a 48 ore, ma dubito di riuscirci. Il tempo non basta mai… Se proprio devo dirne una sono anni che mi piacerebbe portare i contenuti dei siti tematici che curo, quindi anche quello su Holmes e la detective story, in versione audio. Una sorta di network radiofonico on-line che permetta di accede a notizie non più da leggere ma da ascoltare. Per fare questo servono però potenti server, tanta banda e molto tempo. Tre cose che attualmente mi mancano davvero molto. Se ci fosse uno sponsor nei paraggi, però, si faccia avanti…

27 dicembre 2004 - FONTE: Rivista “Progetto Babele” - AUTORE: Marco Roberto Capelli