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Intervista a Luca Martinelli

Diamo la parola all'autore di diversi apocrifi di spessore su Sherlock Holmes a cura e su concessione di Sherlock Magazine.

SherlockMagazine: Luca tu sei un autore molto “insolito” per le storie di Sherlock Holmes, esse pur non facendo riferimento diretto a quelle tracce lasciate sparse qua e la dal “buon dottor Watson” presenti nel “Canone”, presentano elementi che sembrano ispirate direttamente dall’originale.Quali sono i processi che ti permettono di costruire le tue storie così ben strutturate?
Luca Martinelli: Non c’è un processo standard che dà il “la” alle mie storie. A volte il punto di partenza è l’immaginarmi un crimine e la reazione del presunto colpevole di fronte alle ingiuste accuse che gli vengono rivolte dagli agenti di Scotland Yard; altre volte l’idea nasce da un’ambientazione rintracciata in fatti di cronaca, non necessariamente delittuosi, dell’epoca vittoriana, ma anche dei giorni nostri, nei quali Non sono un grande appassionato di fumetti, ma la mia collezione sherlockiana, per quanto piccolissima rispetto a quella di altri soci, conta anche qualche avventura in forma di nuvole parlanti. Quella che più mi è piaciuta, per le atmosfere, oltre che per l’originalità della storia, è “La cosa che attende nella nebbia” con testo di Carlo Recagno e disegni di Colombi.
SherlockMagazine: Ognuno di noi ha un autore che preferisce rispetto a un altro, tu nel mare dei vari scrittori per lo più stranieri ami leggere le loro vicende?
Luca Martinelli: Le vicende personali degli scrittori, anche di quelli che amo di più, mi interessano relativamente poco. Non perché voglia sottovalutarle o ignorarle. Io sono convinto che la personalità d’un autore, la sua sensibilità, le sue idee sono tutte rintracciabili nelle sue storie, nella caratterizzazione dei suoi personaggi, nei dialoghi che rendono vivo il suo racconto. Ecco, mi piace fare questo percorso di lettura certosina per conoscere l’autore che sto leggendo e solo quando penso di aver capito qualcosa di lui ne leggo, magari, anche la biografia.
SherlockMagazine: Nel mondo del cinema vi sono stati moltissimi attori che hanno rappresentato la figura del “detective” inglese, quali fra questi trova il tuo maggior gradimento?
Luca Martinelli: In assoluto Jeremy Brett.
SherlockMagazine: Oltre al genere tipicamente giallo, poliziesco classico “inglese”, quali sono le tue letture preferite?
Luca Martinelli: Anche se può sembrare strano, amo in assoluto la poesia; soprattutto Leopardi e Montale. Per quanto riguarda la narrativa prediligo il romanzo francese e italiano di fine Ottocento, mentre dei giorni nostri adoro Heinrich Boll e José Saramago.
SherlockMagazine: Prato è una cittadina incantevole che ha lasciato un piacevolissimo ricordo nella mia memoria, anche se non ci sono più stato da diverso tempo. Come mai non hai pensato di “immortalare” la tua città con una avventura su Sherlock Holmes: si tratta di una scelta volta o soltanto una marginale dimenticanza?
Luca Martinelli: E’ stata una scelta voluta. Non nego di averci pensato: il mondo dell’industria tessile tra fine Ottocento e inizio Novecento, con l’arrivo a Prato di alcuni imprenditori tedeschi e la presenza in città di quel birbante di Gaetano Cresci, l’anarchico che uccise a Monza il re Umberto I di Savoia, potevano offrire spunti per casi davvero insoliti e avvincenti. Alla fine, però, ho preferito soprassedere. A Prato ho comunque riservato una sorpresa che, ovviamente, adesso non posso rivelare. Posso solo dire che la mia città sarà citata nell’introduzione alle prossime storie di Sherlock Holmes alle quali sto lavorando e che spero potranno essere pubblicate in un prossimo futuro.
SherlockMagazine: Quali sono gli aspetti che a distanza di tanto tempo trovi ancora oggi vivi nel Canone e perché?
Luca Martinelli: Intanto, le vicende umane, che rinnovate nei modi del compiersi e nelle sensibilità dell’oggi continuano tristemente a ripetersi. Si continua a uccidere per gelosia, per odio, per vendetta, per ragioni politiche; così come si continua a rubare o ad ordire complotti politici. E poi, c’è l’attualità imperitura di Sherlock Holmes, del suo assillante desiderio di giustizia, dettato non dalla ricerca dei soldi o del successo personale ma dal bisogno di riaffermare il fatto che la giustizia è uno dei principi fondamentali della convivenza democratica di ogni società civile.
SherlockMagazine: Come vedi la evoluzione del club italiano di Sherlock Holmes, rispetto a quello che consolidato da più tempo in altri paesi stranieri?
Luca Martinelli: Rispetto ai tanti soci di Uno studio in Holmes io sono un “giovane iscritto”. Mi pare comunque di poter dire che solo rispetto a pochissimi anni fa la nostra associazione ha ormai più poco da invidiare ai più blasonati club stranieri. Intendo soprattutto per quantità e qualità del lavoro di studio e di analisi, ma anche di produzione di eventi mediatici tesi a pubblicizzare questo lavoro, che stanno finalmente permettendo, anche in Italia, di far conoscere Sherlock Holmes in modo serio, critico e approfondito. L’iniziativa di ritradurre l’intero Canone e di presentarlo al pubblico con le annotazioni dei maggiori studiosi della materia è senz’altro il salto di qualità che ci porterà ad essere alla pari con le esperienze già maturate in altri paesi del mondo.
SherlockMagazine: Qual è per te in assoluto il film migliore su Sherlock Holmes?
Luca Martinelli: Ho adorato e adoro “Vita privata di Sherlock Holmes”.
SherlockMagazine: Quali sono le tue idee a proposito della parodia e del genere comico attorno alle vicende in cui sono protagonisti gli inquilini di Baker Street?
Luca Martinelli: La parodia e il comico sono generi artistici, non solo letterari in senso stretto, che affondano le radici negli albori della storia dell’umanità e che spesso hanno prodotto opera d’arte vera. Non mi scandalizza, dunque, che anche Smerlo Holmes e il buon dottor Watson abbiano finito per ispirare ogni genere di parodia o di gag comica. Anzi, credo che questo sia indice della genuina forza e popolarità degli inquilini di Baker Street. Non si fa parodia o comicità sul signor nessuno, ma solo sui personaggi, reali o di fantasia che siano, che sono a gran voce riconosciuti come esempi paradigmatici della realtà o dei comportamenti umani.
SherlockMagazine: Vi è qualche fumetto dedicato a Sherlock Holmes che possiedi nella tua collezioni che ti è di maggior gradimento, e se sì perché?
Luca Martinelli: Non sono un grande appassionato di fumetti, ma la mia collezione sherlockiana, per quanto piccolissima rispetto a quella di altri soci, conta anche qualche avventura in forma di nuvole parlanti. Quella che più mi è piaciuta, per le atmosfere, oltre che per l’originalità della storia, è “La cosa che attende nella nebbia” con testo di Carlo Recagno e disegni di Colombi.

26 novembre 2003 - AUTORE: Alessandro Brussolo