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Il Neo Fantasy di Alessandro Baricco

Amato o odiato, accusato di fatuità o difeso a spada tratta come uno dei pochi esempi di intellettuale eclettico e coerente (malgrado la sua fama, ha sempre rifiutato comparsate televisive di vario ordine e "grado"), il suo personaggio e il suo operare non lasciano mai indifferenti.

Scrittore tra i più conosciuti e amati dai lettori di narrativa in Italia, Baricco è nato a Torino nel 1958.

Si forma in quella città sotto la guida di Gianni Vattimo, laureandosi in Filosofia con una tesi di Estetica e studia contemporaneamente al conservatorio dove si diploma in pianoforte. L’amore per la musica e per la letteratura, infatti, hanno ispirato fin dall’inizio la sua attività di brillante saggista e di narratore.

Critico musicale scaltro e di notevole apertura, esordisce inizialmente con un libro dedicato ad un autore apparentemente non nelle sue corde: Rossini (Baricco, giudicando a posteriori, sembrerebbe infatti più adatto ed orientato agli autori contemporanei o quantomeno “di tendenza”); il titolo del volume è allettante (”Il genio in fuga. Sul teatro musicale di Rossini“),
e troverà un entusiasta editore presso Einaudi, anche se verrà poi ristampato dal Melangolo.

Malgrado il bel saggio, però, la dilagante fama che toccherà al brillante conduttore della trasmissione televisiva di “Pickwick” è, a quel tempo, ancora di là da venire.

Nel 1991 prende corpo il primo esempio della sua vena narrativa, “Castelli di Rabbia”, romanzo prontamente pubblicato da Bompiani che provoca fra l’altro alcune divisioni in critici e lettori: “sorte” che sembra contrassegnare tutta l’attività di questo autore in tutti i campi in cui si è via via cimentato. Amato o odiato, accusato di fatuità o difeso a spada tratta come uno dei pochi esempi di intellettuale eclettico e coerente (malgrado la sua fama, ha sempre rifiutato comparsate televisive di vario ordine e “grado”), il suo personaggio e il suo operare non lasciano mai indifferenti.

Ha collaborato a trasmissioni radiofoniche e ha esordito in TV nel 1993 come conduttore di “L’amore è un dardo”, una fortunata trasmissione di Raitre dedicata alla lirica, che rappresentava il tentativo di gettare un ponte tra un mondo affascinante ma spesso impenetrabile ai più, e il comune pubblico televisivo.

Ha in seguito ideato e condotto il già menzionato “Pickwick, del leggere e dello scrivere “, programma dedicato alla letteratura, affiancato dalla giornalista Giovanna Zucconi.

Per quanto riguarda invece la sua attività di osservatore del mondo, bellissima la rubrica curata su “La Stampa” e “La Repubblica”, in cui Baricco, con stile narrativo, stendeva articoli e riflessioni circa gli avvenimenti più disparati, dalla partita di tennis al concerto pianistico, dalle performance delle star del Pop alle rappresentazioni teatrali.
Il tentativo era quello di ritrarre fatti legati alla quotidianità o al caravanserraglio mediatico tramite un’ottica che porti il lettore a svelare quello che spesso si cela in seconda battuta dietro il grande circo che la realtà rappresenta.

Il frutto di questi pellegrinaggi nel girotondo della vita e dello spettacolo darà corpo ai due volumi di “Barnum” (recanti il sottotitolo, non a caso, di “Cronache dal Grande Show”), dal titolo omonimo della stessa rubrica.

Dopo l’enorme successo di “Oceano mare”, l’ultima fatica dello scrittore italiano è rappresentata dal breve “City” per la cui promozione lo scrittore ha scelto unicamente la strada telematica. L’unico spazio dove Baricco parla di City è il sito Internet appositamente creato: www.abcity.it.

“Non mi sembra onesto”, spiega lo scrittore, “parlare in pubblico di ciò che ho scritto. Tutto quello che avevo da dire su City l’ho scritto qui e ora me ne starò in silenzio”.

Nel 1998, è protagonista di un’altra avventura televisiva, scaturita stavolta dalla pratica teatrale. Si tratta della trasmissione “Totem”, durante la quale, prendendo spunto da alcune pagine di testi letterari, commenta e narra i passi più salienti di racconti e romanzi, facendo in controluce riferimenti di ogni genere e in specie di tipo musicale.

Per quanto riguarda il suo rapporto con il computer e la Rete, ha affermato, in una recente intervista: ” La filosofia del link mi affascina, lo amo di per sé, come la filosofia del viaggio e dello scarto. Lo scrittore, però, viaggia fra i limiti della sua testa, e per la lettura la cosa affascinante è ancora sempre seguire il viaggio di uno. Credo che, di fatto, poi Conrad facesse questo: apriva delle finestre, entrava, si spostava. Flaubert faceva questo. Ma è egli stesso che ti detta il viaggio e tu segui. Quella libertà di vedere un testo e viaggiarci come tu vuoi mi sembra una libertà che non trovo così affascinante. Trovo più affascinante seguire un uomo che non ho mai conosciuto nel viaggio che ha intrapreso notando aspetti che lui stesso avrà notato o meno. Ripercorrere le sue orme, questa credo che sia la cosa affascinante della lettura”.

Baricco ha anche dato vita a Torino alla scuola di scrittura “Holden”, dedicata alle tecniche narrative.

Bibliografia

Saggi:
- Il genio in fuga. Sul teatro musicale di Rossini, Menangolo 1988
- L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, Garzanti 1992

Romanzi:
- Castelli di rabbia, Rizzoli 1991
- Tascabili Bompiani 1994, Premio Selezione Campiello, Prix Medicis etranger
- Oceano mare, Rizzoli 1993, Premio Viareggio
- Seta, 1996
- City, 1998

Teatro:
- Novecento, Feltrinelli 1994

Raccolta di articoli:
- Barnum. Cronache dal Grande Show, Feltrinelli 1995
- Barnum 2. Altre cronache del Grande Show, Feltrinelli 1998

Castelli di rabbia
-Allora, non c’è nessuno qui?…BRATH!…Ma che canchero, sono diventati tutti sordi quaggiù… BRATH!
-Non strillare, ti fa male strillare, Arold.
-Dove diavolo ti eri cacciato… è un’ora che sto qui a…
-Il tuo calesse è a pezzi, Arold, non dovresti andare in giro così…
-Lascia perdere il calesse e prendi ’sta roba piuttosto…
-Cos’è?
-Non lo so cos’è, Brath… che ne so io… è un pacco, un pacco per la signora Rail…
-Per la signora Rail?
-È arrivato ieri sera… Ha l’aria di venire da lontano…
-Un pacco per la signora Rail…

City
- Allora, signor Klauser, deve morire Mami Jane?
- Che vadano tutti a cagare.
- È un sì o un no?
- Lei che ne dice?
Nell’ottobre del 1987, la CRB - casa editrice da ventidue anni delle avventure del mitico Ballon Mac - decise di indire un referendum tra i suoi lettori per stabilire se fosse il caso di far morire Mami Jane. Ballon Mac era un supereroe cieco che di giorno faceva il dentista e di notte combatteva il Male grazie ai poteri molto particolari della sua saliva. Mami Jane era sua madre.

Novecento
Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore, brava persona… prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi… gli ha preso un po’ la mano, ha fatto l’America…

Oceano mare
Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione - immagine per occhi divini - mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell’uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un’inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.

Senza sangue
Nella campagna, la vecchia fattoria di Mato Rujo dimorava cieca, scolpita in nero contro la luce della sera. L’unica macchia nel profilo svuotato della pianura.
I quattro uomini arrivarono su una vecchia Mercedes. La strada era scavata e secca - strada povera di campagna. Dalla fattoria, Manuel Roca li vide.
Si avvicinò alla finestra. Prima vide la colonna di polvere alzarsi sul profilo del mais. Poi sentì il rumore del motore. Nessuno aveva più macchine, da quelle parti. Manuel Roca lo sapeva. Vide la Mercedes spuntare lontano e poi scomparire dietro a un filare di querce. Poi non guardò più.
Tornò verso la tavola e posò la mano sulla testa della figlia. Alzati, le disse. Prese una chiave dalla tasca, la appoggiò sul tavolo e fece un cenno col capo al figlio. Subito, disse il figlio. Erano bambini, due bambini.

Seta
Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervé Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile.
Per vivere, Hervé Joncour comprava e vendeva bachi da seta.
Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salammbò, l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’Oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine.
Hervé Joncour aveva 32 anni.
Comprava e vendeva.
Bachi da seta.