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I Migliori Incipit di Agatha Christie

Regina Inconstrasta del Giallo Autrice di decine di opere di altissimo gradimento e ai vertici della classifica delle vendite di tutti i tempi era contraddistinta da uno stile limpido e efficare con cui tratteggiava indimenticabili personaggi tridimensionali.

Agatha Christie (1890-1976)

La mia vita
Una delle cose più belle che possono toccare a una persona è un’infanzia felice. La mia lo è stata molto. Avevo una casa e un giardino che amavo, una bambinaia saggia e paziente e due genitori che si volevano molto bene e che avevano fatto del loro matrimonio e del loro ruolo di educatori un vero successo. Guardando indietro devo riconoscere che l’atmosfera di casa nostra era davvero lieta. Il merito era soprattutto di mio padre, che era un uomo assai affabile. Purtroppo si tratta di una qualità che ha perso ogni valore al giorno d’oggi. Alla gente interessa sapere se un uomo è in gamba, se è un lavoratore, se contribuisce al benessere della comunità, se, insomma, è una persona “che conta”.

(Traduzione: Maria Giulia Castagnone)

Poirot sul Nilo
“Linnet Ridgeway!”
“Eccola! E’
lei!” disse il signor Burnaby, proprietario del Tre Corone. Intanto allungava una gomitata al suo amico.
I due uomini rimasero a guardare con tondi occhi e bocche semiaperte. Una imponente Rolls Royce rossa si era fermata in quel momento di fronte all’ufficio postale. Ne scese una ragazza: era senza cappello e indossava un abito che sembrava (ma
sembrava soltanto) molto semplice. Una ragazza con i capelli biondi e le fattezze regolari, energiche; una ragazza come se ne vedono poche a Malton-under-Wode.
A passo svelto e deciso, entrò nell’ufficio postale.

(Traduzione: Maria Grazia Griffini)

4.50 from Paddington (Istantanea di un delitto)
Trafelata, la signora Mc Gillicuddy seguiva affannosamente il facchino che le portava la valigia. La signora Mc Gillicuddy era bassa e tarchiata, il facchino alto, con il passo scattante. In aggiunta, la signora Mc Gillicuddy era carica di una quantità di pacchi, risultato di una giornata di acquisti natalizi. Di conseguenza, la sua era una gara già perduta in partenza e, infatti, quando il facchino svoltò l’angolo in fondo al marciapiede, la signora Mc Gillicuddy si era appena lasciata dietro le spalle i cancelli d’ingresso.
Il marciapiede n. 1 non appariva molto affollato in quel momento perché era appena partito un treno; invece in quella specie di terra di nessuno che era la pensilina retrostante, una folla disordinata si precipitava di qua e di là, salendo e scendendo dai sottopassaggi della metropolitana, entrando e uscendo dai depositi bagagli, dal buffet, dagli uffici informazioni, fermandosi davanti ai tabelloni degli orari, varcando in un continuo flusso e riflusso i cancelli degli arrivi e delle partenze.

(Traduzione: Grazia Griffini)

Lord Edgware dies (Se morisse mio marito)
La memoria del pubblico è corta. L’appassionato interesse e le vivaci polemiche suscitate dall’assassinio di Gorge Alfred St. Vincent Marsh, quarto baronetto di Edgware, furono presto dimenticati e caddero nell’oblio, sostituiti da eventi sensazionali più recenti.
In relazione a questo delitto non si fece mai ufficialmente il nome del mio caro amico Hercule Poirot, per suo espresso desiderio, lo so per cognizione di causa. Preferì non essere coinvolto nel caso. La soluzione del delitto fu attribuita ad altri e fu lui a desiderarlo. Da un punto di vista squisitamente personale, Poirot era convinto che questo caso dovesse essere considerato un suo personale insuccesso. Affermò sempre, infatti, di essere stato messo sulla pista giusta da una riflessione udita casualmente per la strada e fatta da uno sconosciuto.

(Traduzione: Rosalba Buccianti)

Murder at the Vicarage (La morte nel villaggio)
È difficile decidere da quale punto iniziare questa storia, ma comunque ho scelto un certo mercoledì all’ora di pranzo, al Vicariato; la conversazione, benché nel complesso non abbia niente a che vedere con la storia che intendo raccontare, contiene però un paio di elementi interessanti, se visti in prospettiva.
Avevo appena terminato di affettare del manzo bollito (che tra l’altro era duro come il legno) e, mentre tornavo a sedermi al mio posto, osservai, con spirito assai poco consono alla mia veste sacerdotale, che se qualcuno avesse ucciso il colonnello Protheroe, avrebbe reso un grosso servizio all’umanità.
“Lo diremo in tribunale” scherzò Tennis, mio nipote, “quando troveranno il vecchio in un bagno di sangue. Verrà anche Mary a testimoniare contro di te, non è vero, Mary? Descriveremo anche l’aria minacciosa con cui brandivi il coltello.”

(Traduzione: Diana Fonticoli)

L’assassinio di Roger Ackroyd
La signora Ferrars morì nella notte tra il 16 e il 17 settembre. Mi mandarono a chiamare alle otto del mattino, venerdì 17. Ma oramai non c’era più niente da fare. Era morta da qualche ora.
Quando rientrai a casa, erano le nove appena passate. Mi servii della mia chiave per aprire la porta e indugiai volutamente qualche minuto nel vestibolo per appendere il cappello e il leggero soprabito che avevo giudicato opportuno indossare per difendermi dai primi freddi di una mattina all’inizio d’autunno. Confesso che mi sentivo sconvolto e profondamente preoccupato. Con questo, non voglio dire che, in quel momento, cominciavo già ad avere qualche premonizione degli avvenimenti che si sarebbero verificati nei giorni successivi. No, assolutamente. Posso dichiararlo senza ombra di dubbio. Però l’istinto mi diceva che ci aspettavano tempi difficili.

(Traduzione: Grazia Griffini)

Assassinio sull’Orient-Express
Erano circa le 5 di una mattina d’inverno, in Siria. Lungo il marciapiede della stazione d’Aleppo era già formato il treno che gli orari ferroviari internazionali indicavano pomposamente col nome di Taurus Express, e che consisteva in due vetture ordinarie, un vagone-letto e un vagone-ristorante con annesso cucinino.
Vicino alla scaletta di uno degli sportelli del vagone-letto, un giovane tenente francese, splendido nella sua uniforme, conversava con un omino imbacuccato fino alle orecchie e del quale erano visibili solo il naso arrossato e le punte di un paio di baffi arricciati all’insù.

(Traduzione: Alfredo Pitta)

Poirot a Styles Court
Il grande interesse suscitato nel pubblico da quello che a suo tempo fu battezzato “Il Caso Styles”, è ormai scemato. Ciononostante, data la risonanza che ha avuto, sia il mio amico Poirot sia la famiglia interessata mi hanno pregato di scrivere il resoconto dell’intera vicenda. In questo modo si spera di mettere a tacere i pettegolezzi che ancor oggi capita di ascoltare.
Prima di tutto parlerò di come mi trovai invischiato in questa storia.

(Traduzione: Diana Fonticoli)

Nemesi
Miss Jane Marple aveva l’abitudine di leggere il suo secondo giornale nel pomeriggio. Ogni mattina gliene portavano due. Il primo lo leggeva mentre sorseggiava il tè, sempre che il quotidiano le venisse consegnato in tempo. Il ragazzo dei giornali aveva una concezione del tutto personale degli orari. Qualche volta, poi, ne arrivava uno nuovo, con abitudini completamente differenti. Ognuno di questi ragazzi percorreva un itinerario diverso, suscettibile ogni giorno di variazioni. Forse per loro era un antidoto contro la noia. Per molti clienti, abituati a dare un’occhiata al giornale prima di correre in ufficio, era una gran seccatura; ma lo era anche per le vecchie signore di St. Mary Mead, che preferivano darsi alla lettura durante la prima colazione.

(Traduzione: Diana Fonticoli)

Ten Little Niggers (10 piccoli indiani)
In un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione, tirò una boccata di fumo dal sigaro e scorse con interesse le notizie politiche del “Times”. Poi, depose il giornale sulle ginocchia e guardò fuori dal finestrino. Il treno correva attraverso il Somerset.
Diede un’occhiata all’orologio: ancora due ore di viaggio.
Ripensò a quello che i giornali avevano scritto su Nigger Island. Anzitutto, la notizia dell’acquisto fatto da un milionario americano appassionato di crociere in panfilo, e la descrizione della casa moderna e lussuosa che aveva costruito su quella piccola isola al largo della costa del Devon.

(Traduzione: Beata Della Frattina)