Questo sito contribuisce alla audience di

Sir Arthur Conan Doyle e il Giallo

Dall'indimenticabile autore di Sherlock Holmes alcuni degli incipit migliori della sua ricca ricchissima bibliografia.







Arthur Conan Doyle

1859-1930

Dopo aver eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità.

Arthur Conan Doyle (1859-1930)

Le avventure du Sherlock Holmes
Uno scandalo in Boemia
Per Sherlock Holmes ella è sempre LA donna. Raramente l’ho sentito accennare a lei in altro modo. Ai suoi occhi, supera e annulla tutte le altre esponenti del suo sesso. Non che egli provasse un’emozione simile all’amore nei confronti di Irene Adler. Tutte le emozioni, e quella in particolare, erano respinte con orrore dalla sua mente fredda, precisa, mirabilmente equilibrata. A mio parere, era la più perfetta macchina pensante e ponderante che esista al mondo, ma il sentimento amoroso lo avrebbe messo in una posizione falsa. Non parlava mai delle passioni più dolci se non con un sorriso ironico e beffardo.

(Traduzione: Nicoletta Rosati Bizzotto)

Il mastino dei Baskerville
Sherlock Holmes, il quale di solito si alzava molto tardi al mattino - eccetto i casi tutt’altro che infrequenti in cui rimaneva in piedi tutta la notte - era seduto al tavolo della prima colazione. Io mi ero chinato sulla stuoia distesa accanto al caminetto e avevo raccolto il bastone da passeggio dimenticato dal nostro ospite della sera innanzi. Era un bellissimo esemplare di solido legno, dall’impugnatura a bulbo del tipo noto col nome di “Penang lawyer”. Proprio al disotto del pomo correva una grossa striscia d’argento larga quasi un pollice. Vi era inciso sopra: “A James Mortimer. M.R.C.S., da parte dei suoi amici del C.C.H.”, e datata “1844″. Era proprio il tipo di bastone da passeggio che sono soliti portare i medici di famiglia all’antica: era dignitoso, massiccio, ispirava fiducia.
(Traduzione: Maria Gallone)

Le memorie di Sherlock Holmes
Silver Blaze
“Temo che dovrò andare, Watson”, disse Holmes una mattina mentre ci sedevamo a colazione.
“Andare! Dove?”
“A Dartmoor; a King’s Pyland.”
Non ne fui sorpreso. Anzi, mi ero stupito che non si fosse già trovato immischiato in quello straordinario evento che era ormai sulla bocca di tutti. Per un’intera giornata il mio amico si era aggirato come una belva in gabbia per la stanza, a capo chino, caricando e ricaricando la sua pipa col tabacco più forte che aveva, assolutamente sordo a ogni mia domanda e ogni mio commento.

(Traduzione: Nicoletta Rosati Bizzotto)

Il ritorno di Sherlock Holmes
L’avventura della casa vuota
Era la primavera del 1894. Tutta Londra e tutti gli ambienti più alla moda erano rimasti colpiti e sconvolti dall’assassinio dell’onorevole Roland Adair, avvenuto in circostanze straordinarie e inspiegabili. Il pubblico era già al corrente di quei particolari del delitto che erano emersi dalle indagini condotte dalla polizia anche se in quell’occasione molti dettagli erano stati tenuti nascosti, poiché i capi d’accusa erano talmente tanti e precisi che non era necessario divulgare i fatti per intero. Solo oggi, dopo che sono trascorsi dieci anni, mi è consentito fornire gli anelli mancanti di quella incredibile catena di eventi. Il delitto era già sensazionale in sé e per sé, ma mai quanto l’inconcepibile sequenza di circostanze che mi sconvolsero e stupirono più di ogni altro evento della mia vita avventurosa.

(Traduzione: Nicoletta Rosati Bizzotto)

Il segno dei quattro
Sherlock Holmes prese il suo flacone dall’angolo della mensola del caminetto e la sua siringa ipodermica da un elegante astuccio di marocchino. Con le dita lunghe e nervose infilò l’ago sottile e arrotolò la manica sinistra della camicia. Per un po’, osservò pensoso l’avambraccio muscoloso e il polso, costellati di innumerevoli segni di punture. Alla fine, infilò con gesto deciso la siringa, premette il pistone e si abbandonò nella poltrona di velluto con un lungo sospiro di soddisfazione.
Da mesi ormai, tre volte al giorno assistevo a quella scena ma ancora non riuscivo ad abituarmici. Anzi, ogni giorno che passava, mi irritava sempre di più e ogni notte mi rimordeva la coscienza al pensiero che non avevo il coraggio di protestare.

(Traduzione: Nicoletta Rosati Bizzotto)

Uno studio in rosso
Nell’anno 1878, conseguita la laurea in medicina alla London University, mi recai a Netley per seguire il corso di specializzazione come chirurgo militare. Completati i miei studi, fui regolarmente distaccato presso il Quinto Corpo Fucilieri del Northumberland in qualità di assistente chirurgo. All’epoca, il reggimento era di stanza in India e, prima che io potessi raggiungerlo, era scoppiato il secondo conflitto afghano. Sbarcando a Bombay, venni a sapere che il mio reparto aveva già attraversato i passi ed era ormai all’interno del territorio nemico. Molti altri ufficiali si trovavano, comunque, nella mia stessa situazione. Seguimmo quindi il reparto e riuscii a raggiungere sano e salvo Candahar, dove mi ricongiunsi al mio reggimento assumendo subito le mie nuove funzioni.

(Traduzione: Nicoletta Rosati Bizzotto)

La valle della paura
“Io sono propenso a ritenere… ” dissi.
“Già, infatti” m’interruppe Sherlock Holmes in tono d’impazienza.
Credo di essere uno dei più tolleranti mortali della terra, ma francamente il tono sarcastico di quella interruzione m’indispettì
“Sa, Holmes” dissi seccato “che a volte lei mette a dura prova il suo prossimo?”
Ma era troppo assorto nei propri pensieri per dare una risposta immediata a questo mio scatto.

(Traduzione: Maria Gallone)