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Alexandre Dumas Padre e Figlio

Due Stili a Confronto per due grandi che hanno consacrato al mito e alla leggenda alcuni dei più potenti personaggi della storia della Letteratura.

Alexandre Dumas (1802-1870)

Il conte di Montecristo
Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre alberi il
Faraone, che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.
Com’è d’uso, un pilota costiere partì subito dal porto, passò vicino al Castello d’If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l’isola di Rion.Contemporaneamente com’è ugualmente d’uso, la piattaforma del forte San Giovanni si ricoprì di curiosi; poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l’arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il
Faraone, si sapeva costrutto, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città.
(Traduzione: Emilio Franceschini)

La regina Margot
Il lunedí, diciottesimo giorno del mese di agosto 1572, vi era festa grande al Louvre. Le finestre dell’antico palazzo reale, sempre tanto cupe, erano sfarzosamente illuminate; le piazze e le vie attigue, di solito tanto deserte sin da quando a Saint-Germain-l’Auxerrois erano suonate le nove, erano, benché fosse mezzanotte, affollate di gente.
Tutto quell’accorrere minaccioso, frettoloso, rumoroso, pareva, nel buio, un mare cupo, e agitato da onde lunghe, ciascuna delle quali si frangeva scrosciando; quel mare, dilagando sul viale dal quale si riversava in via dei Fossés-Saint-Germain e in via dell’Astruce, andava a battere con i suoi flutti i piedi delle mura del Louvre e con il suo riflusso il palazzo Borbone che sorgeva di fronte.

(Traduzione: Maria Dazzi)

La San Felice (La Sanfelice)
Fra il promontorio al quale Virgilio, collocandovi la tomba del trombettiere di Enea, ha dato il nome di capo Miseno, e il capo Campanella, che su uno dei suoi versanti vide nascere l’inventore della bussola e sull’altro aggirarsi, proscritto e fuggiasco, l’autore della Gerusalemme liberata, si estende il magnifico golfo di Napoli.
Questo golfo, sempre ridente, sempre solcato da migliaia di imbarcazioni, sempre echeggiante del suono di strumenti e del canto dei passanti, il 22 settembre 1798 era ancora più gaio, più rumoroso e più animato del solito.

(Traduzione: Fabrizio Ascari, Graziella Cillario e Piero Ferrero)

I tre moschettieri
Il primo lunedì del mese d’aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l’autore del “Romanzo della Rosa”, sembrava essere in completa rivoluzione, proprio come se gli Ugonotti fossero giunti per fare di esso una seconda Rochelle. Molti abitanti, vedendo le donne fuggire dalla parte della Gran Via e sentendo i bimbi strillare sulle porte, si affrettavano a indossare la corazza e, rafforzando il loro coraggio alquanto dubbio con un archibugio o una partigiana, si dirigevano verso l’osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si pigiava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di popolo compatto, rumoroso e curioso.

(Traduzione: Antonio Beltramelli)

Vent’anni dopo
In una sala del palazzo del Cardinale, che noi già conosciamo, un uomo era seduto, la testa appoggiata sulle mani, ad un tavolo dagli angoli di argento dorato, pieno di carte e di libri.
Dietro di lui c’era un grande camino, rosseggiante di fuoco, i cui tizzoni accesi sprofondavano su grandi alari dorati. Il bagliore del fuoco illuminava da dietro i magnifici abiti dell’uomo assorto nei suoi pensieri, che la luce di un candelabro carico di candele illuminava di fronte.
A vedere il rosso mantello e i ricchi merletti, la fronte pallida e piegata in meditazione, la solitudine della sala, il silenzio delle anticamere, il passo misurato delle guardie nel corridoio, si poteva credere che l’ombra del cardinale Richelieu fosse ancora nelle sue stanze.

Alexandre Dumas (1824-1895)

La signora delle camelie
Io penso che non si possano creare personaggi sino a che non si siano studiati a fondo gli uomini, così come non si può parlare una lingua se non a condizione di averla seriamente imparata.
Non avendo ancora raggiunto l’età in cui si inventa, devo limitarmi a riferire.
Desidero quindi che il lettore sia convinto della realtà di questa storia, i cui personaggi, salvo la protagonista, sono tutti ancora vivi.
D’altronde, a Parigi ci sono i testimoni della maggior parte dei fatti che ho raccolto in questo libro, e potrebbero confermarli, se la mia testimonianza non fosse sufficiente.