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Ken Follett Maestro di Giallo

Conosciamo attraverso il suo stile Ken Follett, moderno detentore delle postazioni più alte delle classifiche.

Ken Follett (1949)

Codice a zero
Il Jupiter C è posizionato sulla rampa di lancio al Complesso 26 di Cape Canaveral. Per proteggerlo da sguardi indiscreti è coperto da grandi teloni che ne nascondono ogni parte tranne la coda, che è quella dell’ormai noto Redstone, il missile dell’esercito. Ma tutto il resto, mascherato dalla copertura, è davvero unico…

Si svegliò spaventato.
Anzi, peggio: era terrorizzato. Il cuore gli batteva all’impazzata, aveva il fiato corto, il corpo teso. Come dopo un incubo, solo che il risveglio non portò alcun sollievo. Capiva che era accaduto qualcosa di terribile, ma non sapeva cosa.

(Traduzione: Annamaria Raffo)

A Dangerous Fortune (Una fortuna pericolosa)
Il giorno della tragedia i ragazzi della Windfield School erano consegnati nelle loro camere.
Era un caldo sabato di maggio, e di norma avrebbero trascorso il pomerigggio nel campo sud, alcuni a giocare a cricket, altri a osservarli dal margine ombroso di Bishop’s Wood. Ma un crimine era stato commesso. Sei sovrane d’oro erano state rubate dalla scrivania del signor Offerton, il professore di latino, e il sospetto gravava sull’intera scolaresca. Tutti i ragazzi dovevano restare all’interno della scuola fino a quando non fosse stato catturato il ladro.

(Traduzione: Roberta Rambelli)

Il martello dell’Eden
L’uomo che si faceva chiamare Priest si calò il cappello da cow-boy sulla fronte e scrutò il deserto piatto e polveroso del Texas meridionale.
Il verde spento dei cespugli spinosi di mesquite e artemisia si estendeva a perdita d’occhio in ogni direzione. Davanti a lui, nella vegetazione si apriva una pista irregolare tutta solchi, larga poco più di tre metri. Erano gli ispanici a tracciare queste piste con i bulldozer, seguendo linee brutali; le chiamavano senderos. Su un lato, a intervalli di una cinquantina di metri, sventolavano bandierine segnaletiche di plastica di un rosa brillante, montate su paletti di metallo. Un camion avanzava lentamente lungo il sendero.
Priest doveva rubare quel camion.

(Traduzione: Annamaria Raffo)

Le gazze ladre
Un minuto prima dell’esplosione, nella piazza di Sainte-Cécile regnava la calma assoluta. La serata era calda e una coltre di aria immobile avvolgeva la città. La campana della chiesa batteva pigri rintocchi, chiamando a raccolta i fedeli con poca convinzione, ma per Felicity Clairet suonavano come un conto alla rovescia.
La piazza era dominata dal castello del diciassettesimo secolo, una versione in miniatura di Versailles, con un grande ingresso proiettato in avanti e lunghe ali laterali che giravano proseguendo verso il retro con un angolo retto. L’edificio, sormontato da un tetto alto con abbaini e finestre ad arco, era composto da un seminterrato e da due piani fuori terra.

(Traduzione: Annamaria Raffo)

Il codice Rebecca
L’ultimo cammello crollò a mezzogiorno.
Era il maschio chiaro di cinque anni che aveva acquistato a Gialo. Dei tre, il più giovane e robusto, e il meno bizzoso. Lo amava quanto un uomo può amare un cammello: in altre parole, lo odiava con moderazione.
Risalirono il lato sottovento di una duna, uomo e cammello, sprofondando nella sabbia. In cima si fermarono. Guardarono avanti e quello che videro fu un’altra duna, e oltre quella altre mille. E fu come se nel cammello si spegnesse ogni speranza. Gli si piegarono le zampe anteriori, poi crollarono quelle posteriori. Si accovacciò in cima alla duna come un monumento, fissando il deserto con l’indifferenza di chi muore.

(Traduzione: Patrizia Bonomi)

The Man from St. Petersburg (L’uomo di Pietroburgo)
Era un pigro pomeriggio di domenica, proprio di quelli che Walden preferiva. Davanti alla finestra aperta, guardava l’ampia distesa del parco. Sul prato pianeggiante si stagliavano alberi rigogliosi: un pino scozzese, un paio di querce possenti, alcuni castagni, e un salice che pareva la chioma inanellata di una fanciulla. Il sole era alto e gli alberi proiettavano ombre scure e fresche, Gli uccelli tacevano, ma le api sciamavano lungo il rampicante che incorniciava la finestra. Anche la casa era silenziosa. La maggior parte dei domestici si godeva la giornata di libertà.
(Traduzione: Patrizia Bonomi)

The Pillars of the Earth (I pilastri della terra)
I bambini vennero presto per assistere all’impiccagione.
Era ancora buio quando i primi tre o quattro uscirono furtivamente dai casolari, silenziosi come gatti nei loro stivali di feltro.
Uno strato di neve fresca copriva il paese come una nuova mano di colore e le loro orme furono le prime a intaccarne la superficie immacolata. Passarono tra le casupole di legno camminando sul fango ghiacciato delle viuzze e raggiunsero la piazza del mercato dove attendeva la forca.

(Traduzione: Roberta Rambelli)





Il terzo gemello
L’ondata di caldo avvolgeva Baltimora come un sudario. I sobborghi verdeggianti erano rinfrescati da migliaia di irrigatori, ma gli abitanti più ricchi se ne stavano chiusi in casa con l’aria condizionata al massimo. Sulla North Avenue, prostitute svogliate cercavano l’ombra e sudavano sotto le parrucche, mentre all’angolo della strada i ragazzi vendevano droga che estraevano furtivamente dalle tasche dei calzoncini. Era settembre inoltrato, ma l’autunno sembrava ancora lontano.

(Traduzione: Annamaria Raffo)