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Lo Stile di Arturo Pérez-Reverte

L'autore del celeberrimo il Club Dumas nel suo inconfondibile stile narrativo.

Arturo Pérez-Reverte (1951)

El Club Dumas (Il club Dumas)
Il lampo di luce proiettò la sagoma dell’impiccato sulla parete. Penzolava immobile da una lampada al centro del salone e man mano che il fotografo gli si muoveva attorno, facendo scattare l’otturatore, l’ombra provocata dal flash si delineava via via su quadri, vetrine piene di porcellane, scaffalature coperte di libri e tende aperte su grandi finestre, dietro le quali cadeva la pioggia.
Il giudice istruttore era giovane. Aveva pochi capelli, scompigliati e ancora umidi, come l’impermeabile che si era tenuto sulle spalle mentre dettava il rapporto al segretario seduto sul divano, con la macchina da scrivere portatile appoggiata su una sedia.

(Traduzione: Ilide Carmignani)

El Maestro de Esgrima (Il maestro di scherma)
Sul cristallo dei panciuti bicchieri da cognac baluginava il riflesso delle candele che ardevano su candelabri d’argento. Tra una boccata di fumo e l’altra, intento ad accendere un robusto sigaro di Vuelta Abajo, il ministro, senza darlo a vedere, studiava il suo interlocutore. Non aveva il minimo dubbio che quell’uomo fosse una canaglia; ma lo aveva visto arrivare davanti alla porta di Lhardy su un’impeccabile carrozza trainata da due superbe giumente inglesi, e sulla mano dalle dita sottili e ben curate che sfilavano la fascetta dell’avana brillava un prezioso solitario montato in oro. Tutto ciò, oltre alla sua elegante disinvoltura e alle dettagliate informazioni che aveva fatto raccogliere su di lui, lo collocava automaticamente nella categoria delle canaglie di classe.
(Traduzione: Paola Tommasinelli)

La Piel del Tambor (La pelle del tamburo)
Il pirata informatico si infiltrò nel sistema centrale del Vaticano undici minuti prima di mezzanotte. Trentacinque secondi dopo, uno dei computer collegati alla rete principale dette l’allarme. Solo una spia luminosa intermittente sullo schermo segnalava l’inserimento automatico del controllo di sicurezza in seguito ad un’intrusione esterna. Poi in un angolo del monitor comparvero le lettere HK, e il funzionario di guardia, un gesuita che stava immettendo i dati sull’ultimo censimento dello Stato Pontificio, afferrò la cornetta per avvisare il caposervizio.
“C’è un hacker.” annunciò.

(Traduzione: Ilide Carmignani)

La Tabla de Flandes (La tavola fiamminga)
La busta è un enigma che racchiude altri enigmi. Quella era grande, gonfia, di carta di Manila, con il timbro del laboratorio impresso nell’angolo inferiore sinistro. E mentre la soppesava tra le mani, cercando contemporaneamente un tagliacarte tra pennelli e barattoli di colori e vernici, Julia era molto lontana dall’immaginare fino a che punto aprirla avrebbe cambiato la sua vita. In realtà sapeva già cosa conteneva. O, come scoprì in seguito, pensava di saperlo. Forse per questo non provò niente di speciale finché non estrasse le fotografie e le stese sul tavolo per esaminarle, vagamente sconcertata, trattenendo il fiato. Solo allora capì che La partita a scacchi sarebbe stata qualcosa in più di una semplice routine professionale. Il suo mestiere era costellato di scoperte inattese in quadri, mobili o rilegature di libri antichi. I sei anni passati a restaurare opere d’arte le avevano dato una lunga esperienza in schizzi e correzioni originali, ritocchi e restauri, e persino falsificazioni. Ma mai, fino a quel giorno, aveva rinvenuto un’iscrizione nascosta sotto gli strati di colore di un quadro: tre parole svelate dalle foto ai raggi x.
(Traduzione: Roberta Bovaia e Silvia Sichel)