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Rex Stout e Nero Wolfe

Considerato uno dei più celebri autori di romanzi polizieschi del secolo. Nelle sue trame perfette, percorse da una vena di sottile umorismo, domina il singolare personaggio di Nero Wolfe, il detective di genio imponente e assorto, raffinato gastronomo e coltivatore di orchidee, che risolve i casi più difficili senza muoversi di casa.

Rex Stout
Rex Stout nato a Noblesville [Indiana] l’1 dicembre 1886 (morto nel 1975). Esordì con un romanzo sperimentale ingiustamente poco considerato, Due rampe per l’abisso (How like a god, 1929). Si affermò poi come uno dei più celebri autori di romanzi polizieschi del secolo. Nelle sue trame perfette, percorse da una vena di sottile umorismo, domina il singolare personaggio di Nero Wolfe, il detective di genio imponente e assorto, raffinato gastronomo e coltivatore di orchidee, che risolve i casi più difficili senza muoversi di casa.
Tra i titoli della sua vastissima produzione: La traccia del serpente (Fer-de-lance, 1934), Nero Wolfe e i ragni d’oro (The golden spider, 1953), Peggio che morto (Might as well be dead, 1956), Champagne per uno (Champagne for one, 1958), Troppi clienti (Too many clients, 1960), Gambit (1962).
Rex Stout (1886-1975)

Champagne per uno
Se quel martedì mattina di marzo non fosse stato piovoso e ventoso, io sarei andato in banca a depositare un paio d’assegni. Austin Byne, telefonando, non mi avrebbe trovato, e probabilmente si sarebbe rivolto a qualcun altro. Ma forse no. Forse avrebbe ritelefonato più tardi: dunque non posso neanche dare la colpa al tempo.
Stando così le cose, ero in ufficio, intento a lubrificare la macchina per scrivere e le due Marley calibro 38 che la polizia ci autorizza a tenere, quando il telefono squillò. Sollevai il ricevitore e risposi.
- Ufficio di Nero Wolfe. Parla Archie Goodwin.

(Traduzione: Vittoria Comucci)

The League of the Frightened Men (La lega degli uomini spaventati)
Nel pomeriggio di quel venerdì, Wolfe e io eravamo nell’ufficio; lui beveva birra, guardando le illustrazioni di un libro. Io scorrevo, ancora una volta, il giornale del mattino.
Avevo già letto quel giornale la mattina, a colazione, poi ancora verso le undici, e ora lo scorrevo di nuovo, con la confusa speranza di trovarvi qualcosa d’interessante, atta a stimolarmi il cervello che stava per disseccarsi. Forse era anche una scusa per costringermi a tenere gli occhi aperti.
Wolfe sembrava più assorto che mai nelle illustrazioni che rappresentavano paesaggi nevosi.
- Badi bene a non addormentarsi - lo avvertii. - Potrebbe morire congelato.

(Traduzione: Alfredo Pitta)

Too many clients (Troppi clienti)
Quando si fu sistemato nella poltrona di pelle rossa, andai alla mia scrivania, girai la sedia per poterlo vedere in faccia, sedetti e lo guardai educatamente, ma senza troppo entusiasmo. La mancanza di entusiasmo dipendeva solo in parte dal fatto che il suo abito a buon mercato non era della misura giusta, e che la camicia bianca non doveva essere stata cambiata da almeno tre giorni. Dipendeva più da lui che dai suoi abiti. E non che ci fosse qualcosa di male, nel suo lungo viso ossuto dalla fronte spaziosa. Non aveva l’aria di un uomo in grado di dare un contributo ragguardevole al conto in banca di Nero Wolfe, ecco tutto.
(Traduzione: Laura Grimaldi)

Sotto le Ande
La scena non mi era del tutto nuova. Stimolato da uno spirito di avventura, o da un eccesso di noia che mi afferra talvolta, ero già stato varie volte nella sfarzosa bisca di Mercer, sul lato elegante della Fifth Avenue all’angolo della Cinquantunesima Strada. E tutte le volte ero rimasto deluso. Quando le poste in gioco lasciano indifferente il giocatore, viene meno il divertimento. Per di più ero stato sempre fortunato.
Questa volta, invece, avevo uno scopo preciso, anche se non importante. Così, con un senso di soddisfazione, consegnai cappello e cappotto al domestico all’ingresso.

(Traduzione: Giorgio Cuzzelli)