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Edgar Wallace

Personaggio Controverso nella Storia della Letteratura Gialla,Wallace rivela l'influsso del romanzo "feuilleton" e del "thriller" e adotta uno schema che si ripete monotonamente in quasi tutte le sue storie; c'è un antefatto che viene rivelato poco a poco ma che viene spiegato solo alla fine


Figlio illegittimo di un attore e di una ballerina, Edgar Wallace non ricevette un’istruzione regolare e crebbe in una casa di povera gente cui la madre lo aveva affidato. Arruolatosi nell’esercito, fu destinato al servizio sanitario, nel Sud Africa, ma riuscì a farsi congedare prima dello scoppio delle ostilità con i Boeri. Corrispondente di guerra per l’agenzia di stampa Reuter e per il Daily Mail, continuò a scrivere anche dopo il suo ritorno in patria.

Il suo primo romanzo, “I Quattro Giusti“, è del 1906. Da allora, in meno di ventisette anni, scrisse o dettò ben 173 romanzi, accanto ai quali non bisogna dimenticare una trentina di commedie e circa quattrocento racconti. “La prolificità del Wallace, che è divenuta quasi leggendaria”, ha scritto Alberto Del Monte, “è però inversamente proporzionale alla qualità dei suoi romanzi, caratterizzati dalla trasandatezza formale, dall’improbabilità degli intrecci, dalla gratuità delle soluzioni. Il Wallace rivela l’influsso del romanzo “feuilleton” e del “thriller” e adotta uno schema che si ripete monotonamente in quasi tutte le sue storie; c’è un antefatto che viene rivelato poco a poco ma che viene spiegato solo alla fine; c’è un personaggio misterioso che però risulta essere un detective; v’è una ragazza che, o è inconsapevolmente una pedina del piano criminale o provoca in lui una morbosa passione, che è rapita e la cui soluzione segna anche la soluzione della vicenda. Questo schema è variato di volta in volta con tutto il repertoro tematico delle “crime” e delle “mystery stories”, ma rimane pressoche fondamentale e denuncia, nell’apparente varietà, l’uniformità dell’inventiva dello scrittore”.

Secondo il Guinness dei primati, Edgar Wallace era uno degli scrittori più veloci: cominciò una commedia, “On the Spot”, un venerdì, e la terminò per l’ora di pranzo della domenica successiva. Il minor tempo che impiegò per scrivere un romanzo fu nel caso di”The Three Oaks Mystery“, che iniziò un martedì e consegnò dattiloscritto al suo editore il venerdì seguente.

Wallace, che si definì più volte “una macchina per fare quattrini”, considerava i suoi libri solo come una fonte di guadagno, ed ebbe sempre davanti agli occhi un solo obiettivo: il successo. Obiettivo pienamente raggiunto se pensiamo che a poco più di cinquant’anni oltre che commediografo e popolarissimo scrittore di romanzi polizieschi, Wallace era anche impresario teatrale, presidente di una società cinematografica, direttore di un settimanale, critico di un quotidiano, esperto ippico di un altro, oltre che collaboratore di diversi giornali e riviste. Dalle sue molteplici attività ricavava complessivamente circa cinquantamila sterline l’anno.

Wallace editò a sue spese “I Quattro Giusti” e organizzò anche una originale campagna pubblicitaria: la soluzione era affidata alla fantasia dei lettori; chi avesse indicato quella giusta si sarebbe aggiudicato un premio di 250 sterline.

“Il sistema usato da Wallace per scrivere una storia sensazionale”, ricorda Margaret Lana, sua nuora e biografa, “era quasi sempre lo stesso. Prima di cominciare a dettare, egli aveva già costruito nella sua mente il nudo scheletro della storia, una scelta di personaggi e, più importante di tutto,il finale a sorpresa. Stabilita così l’idea fondamentale, deciso quale doveva essere il mistero principale e le sue soluzioni, e le principali situazioni drammatiche cui intendeva giungere, lo sviluppo della trama era un enigma per lui non meno che per il lettore”.

Wallace raramente si affezionava a un personaggio, preferendo creare di volta in volta ambienti e situazioni diverse, tuttavia meritano di essere ricordati almeno i Quattro Giusti (”Uomini decisi a far giustizia a ogni costo, senza esclusione di colpi, senza esclusioni di rischi” ha scritto Alberto Tedeschi: “Spericolati paladini di una giustizia inflessibile che Wallace fa agire negli ambienti più svariati, tra una girandola di personaggi che gli danno spunto per acute analisi psicologiche, non senza notazioni satiriche”), Mister Reeder (vedi gialli nella raccolta n° 106 e 120, N.d.R), un simpatico investigatore-burocrate e il Mago (vedi gialli nella raccolta n° 85 e 103, N.d.R), ideologicamente vicino ai Quattro Giusti.

Tratto da “Guida al giallo” di R. Di Vanni - F. Fossati, Ed. Gammalibri 1980


Edgar Wallace (1875-1932)

The Dark Eyes of London (Il testamento di Gordon Stuart)
Seduto all’aperto, al Café de la Paix, Larry Holt osservava il flusso di umanità che scorreva nei due sensi lungo il Boulevard des Italiens. Nell’aria c’era alito di primavera: sugli alberi scoppiavano le prime gemme di smeraldo, il cielo punteggiato qua e là di nuvolette candide era di un azzurro intenso e un’inondazione di sole aureo avvivava i colori dei chioschi e rivestiva di una patina artistica persino gli sgargianti cartelloni pubblicitari.
(Traduzione: Elsa Pelitti)

-India- Rubber Men (La taverna sul Tamigi)
Nella densa foschia del primo mattino, un canotto scendeva veloce lungo il fiume. Due coppie di remi si muovevano perfettamente all’unisono perché i rematori erano abili e esperti. La barca si teneva accosto alla sponda del Surrey, seguendo il corso un po’ irregolare imposto dalla necessità vitale di restare nell’ombra delle imbarcazioni all’ancora.
Si stava alzando il sole, ma il cielo era scuro, le lampade sul fiume e sulla sponda ancora accese. Il Billingsgate Market scintillava di luci, i battelli da carico lungo i moli sembravano punteggiati di stelle.

(Traduzione: Elsa Pelitti) Mary Wollstonecraft (1759-1797)

Mary, a fiction (Mary, un romanzo)
Mary, l’eroina di questo racconto, era figlia di Edward, che aveva sposato Eliza, una gentile fanciulla alla moda, dotata di una sorta di naturale indolenza che si potrebbe definire un buon carattere negativo: i suoi pregi, in realtà, erano tutti di questo stampo. Si occupava scrupolosamente della parvenza delle cose e le sue opinioni, o meglio pregiudizi, erano quelli comuni alla maggioranza. Era stata educata nell’attesa di un cospicuo patrimonio, e naturalmente non divenne che un automa: l’ossequio di coloro che la circondavano costituì il principale dei suoi passatempi puerili, e mai si figurò che esistessero per lei dei doveri da rispettare: in tal modo l’idea della propria importanza le si fissò nella mente, ed ella trascorse gli anni della gioventù nell’acquisire alcune capacità superficiali, senza avere per esse la minima propensione.
(Traduzione: Giulia Arborio Mella)