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Lo Stile di Emile Zolà

Diventato famoso con i suoi romanzi, caposcuola del naturalismo, fu al centro di numero se polemiche artistiche. Precursore di una nuova scuola della letteratura.








Nato a Parigi nel 1840, rimase presto orfano, trascorse infanzia e giovinezza in gravi ristrettezze economiche. Visse lavoran do presso la casa editrice Hachette e facendo il giornalista, at tività che non abbandonò mai del tutto. Diventato famoso con i suoi romanzi, caposcuola del naturalismo, fu al centro di numero se polemiche artistiche. Si impegnò tra l’altro nella difesa di Manet e degli impressionisti ( I miei odii , Mes haines, 1866). Nel 1894 è in Italia, accolto come narratore famoso. L’avvenimento politicamente più clamoroso della sua vita è legato al caso Drey fus. Zola si schierò con gli innocentisti, denunciò il complotto militarista e reazionario con la famosa lettera aperta pubblicata su «L’Aurore» (J’accuse , 1898). Condannato a un anno di carcere, per evitare la prigione riparò in Inghilterra. Tornò nel 1899, essendo stato annullato nel frattempo il giudizio contro Dreyfus. Morì a Paris nel 1902, nel sonno, per le esalazioni di una stufa. Il sospetto di un attentato non venne mai del tutto dissipato.

Émile Zola (1840 - 1902)

L’Assommoir
Gervasia aveva aspettato Lantier fino alle due del mattino, poi, tutta, tremante per essere rimasta all’aria pungente della finestra in camicia, s’era gettata di traverso sul letto e si era assopita, febbricitante, con le guance umide di pianto. Da otto giorni, quando uscivano dal “Vitello a due teste”, dove mangiavano, lui la mandava a letto con i ragazzi e riappariva a notte alta, raccontando che era stato a cercare lavoro.
Proprio quella sera, mentre lei stava lì alla finestra ad aspettarlo, le era sembrato di vederlo entrare al “Grand Balcon”, una sala da ballo le cui dieci finestre sfolgoranti rischiaravano con una luce d’incendio i boulevards esterni, simili a nere colate di metallo.
Dietro di lui aveva scorto l’Adelina, una brunitrice che mangiava allo loro stessa trattoria, camminare cinque o sei passi indietro, con le braccia ciondolanti come se gli avesse lasciato allora il braccio per non passare insieme sotto la luce cruda delle lampade all’ingresso.

(Traduzione: Ettore Venzi)

Il paradiso delle signore
Denise era venuta a piedi dalla stazione di Saint-Lazare ove un treno da Cherbourg l’aveva depositata insieme ai due fratelli, dopo una notte trascorsa sui duri sedili di un vagone di terza classe. Teneva per mano Pépé, Jean la seguiva; completamente storditi dal viaggio, attoniti e sperduti in mezzo alla grande Parigi, il naso per aria verso le case, domandavano ad ogni incrocio dove fosse rue de la Michodière, la via ove abitava lo zio Baudu. Ma la ragazza, appena sbucata in place Gaillon, si fermò di botto per la sorpresa.
“Oh!” disse, “guarda che roba, Jean!”

(Traduzione: Liliana Caruso)

La conquista di Plassans
Désiré batté le mani. Era una giovinetta quattordicenne, robusta per la sua età, ma rideva come se avesse cinque anni.
- Mamma, mamma! - gridò - guarda la mia bambola!
Aveva preso alla madre un pezzo di stoffa che, da un quarto d’ora, arrotolava e stringeva da una parte con l’aiuto di un pezzetto di filo, per cercare di farne una bambola. Marthe alzò gli occhi dalla calza che stava rammendando con una delicatezza da ricamatrice. Sorrise a Désiré.
- Ma è un bambolotto, questo! - disse. - Andiamo, fai una bambola. Sai, deve avere la gonna, come una signora.

(Traduzione: Ulisse Benedetti)

La fortuna dei Rougon
Quando si esce da Plassans per la Porta di Roma, situata a sud della città, si trova, a destra della strada per Nizza, oltrepassate appena le prime case del sobborgo, un terreno incolto che la gente del luogo chiama “aia di Saint-Mittre”.
L’aia di Saint-Mittre è uno spazio rettangolare di una certa estensione, che costeggia il marciapiede della strada: ne è separato soltanto da una striscia d’erba avvizzita. Da un lato, a destra, un vicolo cieco fiancheggia l’aia con una fila di catapecchie; a sinistra e in fondo, l’aia è chiusa da due lembi di muraglie corrosi dal muschio, al di sopra dei quali si scorgono i rami più alti dei gelsi del Jas-Meiffren, una grande proprietà che ha il suo ingresso più giù nel sobborgo. Così, chiusa da tre lati, l’aia è come una piazza che non serve di transito verso alcun altro luogo e che è attraversata solo da chi ha voglia di passeggiare.

(Traduzione: Sebastiano Timpanaro)

Germinale
In mezzo all’aperta pianura, sotto un cielo senza stelle, nero d’un nero d’inchiostro, un uomo percorreva, solo, la strada maestra tra Marchiennes e Montsou; dieci chilometri di massicciata che si lanciava in linea retta attraverso campi di barbabietole. Quasi non vedeva dove metteva i piedi; e dell’immenso orizzonte piatto che lo circondava aveva solo sentore per le raffiche del vento di marzo: vaste raffiche che spazzavano la pianura come un mare; gelate da leghe e leghe di palude e di landa sulle quali erano passate. Non un profilo d’alberi sul cielo; diritta come un molo, la strada si protendeva in un buio impenetrabile allo sguardo

(Traduzione: Camillo Sbarbaro)

Les Mystères de Marseille (I misteri di Marsiglia)
Verso la fine del maggio 184… un uomo sulla trentina camminava frettoloso per una stradicciola del quartiere San Giuseppe, vicino alle Aygalades. Aveva affidato il suo cavallo al garzone d’una fattoria vicina e si dirigeva verso una gran casa quadrata, costruita solidamente, una specie di castello campagnolo come ve ne sono tanti sulle colline della Provenza.
L’uomo fece un giro per star lontano dal castello e andò a sedere in fondo a un bosco di pini che si stendeva dietro a quella casa. Là, scostando i rami, inquieto e smanioso, pareva interrogare con lo sguardo i sentieri del bosco, come se aspettasse con impazienza qualcuno. Di tanto in tanto si alzava, faceva alcuni passi e sedeva di nuovo fremendo.

(Traduzione: ?)

Teresa Raquin
In cima alla via Guénégaud, venendo dalla strada lungo la Senna, si trova il passaggio del Ponte Nuovo, una specie di corridoio stretto e oscuro che va dalla via Mazarino alla via della Senna. Quel passaggio ha, al massimo, trenta passi di lunghezza e due di larghezza; è selciato di pietre giallastre, consunte, sconnesse, che trasudano sempre un’acre umidità; la vetrata che lo ricopre, tagliata ad angolo retto, è nera di sporcizia.
Nei bei giorni d’estate, quando un ardente sole incendia le vie, un chiarore biancastro cade dai vetri sporchi e si trascina miseramente nel passaggio. Nei brutti giorni d’inverno, nelle mattinate di nebbia, i vetri gettano soltanto oscurità sulle pietre viscide, oscurità sporca e ignobile.

(Traduzione: Luigi Martin)

Il ventre di Parigi
Lungo il viale deserto, nel profondo silenzio della notte, i carri degli ortolani, diretti verso Parigi, percuotevano con l’eco dei loro monotoni scossoni, a destra e a sinistra, le facciate della case immerse nel sonno dietro i filari confusi degli olmi. Un carro di cavoli e un altro di piselli si erano riuniti sul ponte di Neully ad otto carri di rape e di carote calati da Nanterre; ed i cavalli procedevano a testa bassa, con andatura pigra e uguale rallentata dalla fatica della salita. Su in alto, sdraiati bocconi, sul carico dei legumi, sonnecchiavano i carrettieri coi loro mantelli a righe nere e grigie, le redini arrotolate al polsi.

(Traduzione: Maria Teresa Nessi)