Le Cronache Marziane di Ray Bradbury

La sua reputazione di scrittore pioniere della fantascienza è sancita con la pubblicazione di The Martian Chronicles (Cronache marziane) del 1950 (pubblicato in Inghilterra col nome The Silver Locusts), che descrive i primi tentativi dei terrestri di conquistare e colonizzare Marte.

Scrittore di novelle, racconti, romanzi e poesie. Ray Bradbury nasce a Waukegan, Illinois, il 22 agosto 1920. Terzo figlio di Leonard Spaulding Bradbury e Esther Marie Moberg Bradbury. Nell’autunno del 1926 la famiglia Bradbury si trasferisce da Waukegan, Illinois, a Tucson, Arizona, per ritornare a Waukegan nuovamente nel maggio 1927. Nel 1931 inizia a scrivere i suoi primi racconti sulla carta da macelleria. Nel 1932, dopo il licenziamento di suo padre dal suo lavoro di operatore telefonico, la famiglia Bradbury nuovamente si tresferisce a Tucson ed ancora torna a Waukegan l’anno seguente. Nel 1934 la famiglia Bradbury è a Los Angeles, California.

Bradbury si diploma alla Los Angeles High School nel 1938. Il suo percorso scolastico termina qui, ma continua a studiare per suo conto la notte nelle biblioteche e di giorno dal suo tipografo. Vende giornali agli angoli delle strade di Los Angeles dal 1938 al 1942. Il primo racconto pubblicato è “Hollerbochen’s Dilemma,” stampato nel 1938 su Imagination!, un fan magazine. Nel 1939, Bradbury pubblica quattro numeri di Futuria Fantasia, il suo fan magazine, contribuendo con suoi scritti alla maggior parte del materiale pubblicato. Il primo lavoro pagato di Bradbury è “Pendulum” del 1941 su Super Science Stories. Nel 1942 Bradbury scrive “The Lake,” storia nella quale evidenzia per la prima volta la sua singolare tecnica narrativa. Dal 1943 interrompe il suo lavoro come distributore di giornali ed inizia a scrivere a tempo pieno, fornendo numerosi racconti brevi a vari periodici. Nel 1945 il suo racconto breve “The Big Black and White Game” è scelto per la raccoltal Best American Short Stories. Nel 1947 Bradbury sposa Marguerite McClure, e lo stesso anno raccoglie gran parte del suo materiale migliore pubblicandolo come Dark Carnival, la sua prima raccolta di racconti brevi.

La sua reputazione di scrittore pioniere della fantascienza è sancita con la pubblicazione di The Martian Chronicles (Cronache marziane) del 1950 (pubblicato in Inghilterra col nome The Silver Locusts), che descrive i primi tentativi dei terrestri di conquistare e colonizzare Marte, la costante opposizione da parte della gentile, telepatica gente marziana, alla eventuale colonizzazione, ed infine l’effetto sui colonizzatori marziani della guerra nucleare sulla Terra. Sia sotto l’aspetto della critica sociale sia della pura fantascienza, The Martian Chronicles riflette alcune delle principali paranoie della società americana dei primi anni dell’età atomica: la paura di una guerra nucleare, il desiderio di una vita più semplice, le reazioni contro il razzismo e la censura, e la paura delle super potenze straniere.

Un altro dei lavori di Bradbury più conosciuti, il racconto Fahrenheit 451, venne edito nel 1953 ed è collocato in un futuro dove le parole scritte sono proibite. Opponendo resistenza ad uno stato totalitario che brucia tutti i libri, un gruppo di ribelli memorizza intere opere di letteratura e filosofia.

L’opera di Bradbury è stata inclusa nelle collezioni del Best American Short Story (1946, 1948, and 1952). Ha vinto l’O. Henry Memorial Award, il Benjamin Franklin Award nel 1954, l’ Aviation-Space Writer’s Association Award per il miglior articolo sullo spazio su American Magazine nel 1967, il World Fantasy Award per tutta la sua opera, e il Grand Master Award dall’associazione degli scrittori americani di fantascienza Science Fiction Writers of America. Il suo film sulla storia del volo, Icarus Montgolfier Wright, è stato nominato per un academy award, ed il suo originale televisivo The Halloween Tree ha vinto un Emmy.

Gli scritti di Ray Bradbury hanno avuto molti riconoscimenti, ma il più inusuale è stato quando un astronauta dell’Apollo chiamò un cratere lunare Dandelion dopo aver letto il racconto di Bradbury, Dandelion Wine.

Al di fuori di questi riconoscimenti letterari, Ray Bradbury è stato l’ideatore del padiglione degli Stati Uniti nel 1964 al New York World’s Fair. Ha contribuito alla realizzazione di Spaceship Hearth, EPCOT, Disney World, e all’Orbitron space ride a Euro-Disney in Francia. E’ stato il consulente creativo per la Jon Jerde Partnership, lo studio di architettura che ha progettato la Glendale Galleria, il Westside Pavilion a Los Angeles, e Horton Plaza a San Diego.

Ray Bradbury adesso vive in California e continua a scrivere.

Ray Bradbury (1920)

L’estate incantata
Era una mattina tranquilla e la città era ancora avvolta nel buio, infilata a letto. Il tempo diceva che era estate: il vento aveva quel certo tocco e il respiro del mondo era lungo, caldo e lento. Bastava alzarsi e sporgersi dalla finestra per sapere che questo era il primo giorno di libertà e di vita, il primo mattino d’estate.
Douglas Spauding, dodici anni, appena sveglio, lasciò che l’estate lo cullasse nel flusso pigro dell’alba.
(Traduzione: Giuseppe Lippi)

Fahrenheit 451
Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.
(Traduzione: Giorgio Monicelli)

Cronache marziane
Fino a un istante prima era ancora inverno nell’Ohio, le porte chiuse, i vetri delle finestre ricoperti di brina, stalattiti di ghiaccio a frangia d’ogni tetto, bimbi che sciavano sui pendii, massaie dondolanti come grandi orsi neri nelle loro pellicce sulle vie gelate.
E a un tratto una lunga onda tiepida era passata sulla cittadina. Una marea d’aria calda, quasi che qualcuno avesse lasciato aperta la porta di una panetteria. Il calore pulsava tra le casette, i cespugli, i ragazzi. Le stalattiti di ghiaccio si distaccavano, rovinose, e, in frantumi, si scioglievano rapidamente.
(Traduzione: Giorgio Monicelli)

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