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Il Nuovo Romanzo dell'Orrore di Gaston Leroux

Autore de Il Fantasma dell'Opera, la sua produzione è estremamente composita e fa riferimento, nelle connotazioni strutturali, a precisi filoni come il romanzo d'avventura storicheggiante, il romanzo d'anticipazione alla Verne, il romanzo dell'orrore e il poliziesco.

“Uno dei romanzieri più poliedrici e fantasiosi del primo Novecento, formatosi sulle orme della tradizione melodrammatica del “feuilleton” francese, Leroux intraprese inizialmente la carriera di avvocato e giornalista, ma abbandonò ben presto la prima delle due professioni per sviluppare un interesse nel campo del giornalismo che lo portò a essere di volta in volta critico teatrale, cronista giudiziario, di “nera”, corrispondente di guerra, inviato in Russia, Marocco, Italia. Abbandonò la carriera in seguito al grande successo ottenuto dal suo primo romanzo, Il mistero della camera gialla (Le mystére de la chaumbre jaune), pubblicato nel 1907 e ripreso cinque anni più tardi in un’altrettanto fortunata edizione teatrale.

La sua produzione è estremamente composita e fa riferimento, nelle connotazioni strutturali, a precisi filoni come il romanzo d’avventura storicheggiante, il romanzo d’anticipazione alla Verne, il romanzo dell’orrore (Il fantasma dell’Opera), il poliziesco, e fra i suoi ispiratori potremmo citare Eugene Sue, Emile Gaboriau, Arthur Conan Doyle e Dick Donovan. I romanzi di Leroux sono infarciti di una vena romantica molto sentimentalistica e illanguidita, ma offrono un’accesa vivezza di immagini e una violenta complessità di trame; con il loro amalgama di temi, e il melange convulso di elementi drammatici, rivelano un’ingenuità e un’ispirazione antiaccademica che non poterono non attirare le simpatie di Jean Cocteau, anche se la sua “difesa” finse di ignorare quelli che erano precisi limiti di genialità e di abilità del romanziere francese, la cui scrittura è talvolta dilettantistica e il controllo della materia vacillante.

L’effettivo contributo di Leroux alla narrativa gialla si riduce praticamente al solo Mistero della camera gialla, che John Dickson Carr giudicò il più bel romanzo poliziesco mai uscito. In realtà questo libro è sì accattivante, ma al tempo stesso anche lacunoso e da un punto di vista formale rivela alcune debolezze. Si tratta di un mistero di camera chiusa molto elaborato sotto l’aspetto congetturale ma in ultima analisi abbastanza prevedibile, anche se la suggestione è alimentata da risonanze retoriche molto insistite. Influenzato dal The Big Bow Mistery, di zangwill, l’enigma è risolto dal giovane giornalista Joseph Rouletabille, un personaggio brillante e simpatico che lo scrittore presenterà in seguito in altri romanzi.

Occorre sottolineare il fatto che la maggior parte dei romanzi successivi le avventure di Rouletabille esulano da una vera problematica poliziesca, anche s epiù spesso l’assetto informale del “thriller” è conservato (vedi Rouletabille in Russia, Il profumo della dama in nero, Le strane nozze di Rouletabille): questo per concludere che anche l’interesse di Leroux per il genere è stato fittizio e che, d’altronde, in Francia il romanzo poliziesco non poggiava ancora su formule completamente sue. Nello stesso periodo la letteratura gialla di marca inglese era a un punto di sviluppo più avanzato, o meglio quasi non più contaminata dai cascami dei vari filoni letterari del secondo Ottocento. Questo perchè, a cavallo dei due secoli, in Inghilterra gli scrittori polizieschi potevano contare sull’esempio di alcuni modelli del tutto “interni” al clima e alla metodologia del romanzo giallo, oltre che memori della fisionomia che la narrativa classica aveva assunto (si pensi ai vari Poe, Dickens, Collins, Stevenson). Viceversa, in Francia e in autori-chiave come Balzac e Sue osserviamo che l’incontro con il crimine avviene con una precisa finalità drammaturgica, forza scatenatrice di nuovi vontrasti, e quindi anche la produzione dei vari Gaboriau, Chevette, du Boisgobey, Leroux risente nell’approccio di questa procedura, che permette di tenere ben distinta la loro narrativa dall’ortodosso schema della tradizione inglese.”

Tratto da “Guida al giallo” di R. Di Vanni - F. Fossati, Ed. Gammalibri 1980

Gaston Leroux (1868 - 1927)

L’auberge epouvantable (La locanda del terrore)
“A proposito di donne”, disse Chaulieu, “non auguro a nessuno di voi una luna di miele come quella che toccò a me e alla mia prima moglie. Quasi perdemmo la vita… Ma è meglio che vi racconti la storia senza altri preamboli. Quando tornai da Saigon, chiesi al comando di farmi avere una licenza, e ne approfittai per sposare la piccola Maria-Luce di Mourillon, come era stato stabilito. Suo padre era morto nel Madagascar e lei viveva con suo nonno.
Ci recammo in luna di miele in Svizzera. L’idea fu mia; in fondo al cuore, sono di natura terragna, un tipo poco dinamico e odio l’avventura. Il fatto che io sia Capitano da più di vent’anni, è dovuto alla tradizione di famiglia e per far piacere ai miei genitori ma, all’inizio, il solo pensiero mi faceva venire il mal di mare.
(Traduzione: Gianni Pilo)

Le cœur cambriolé (Il museo delle cere)
Una sera d’inverno quattro giovanotti stavano cenando in un ristorante francese alla moda. L’elegante salone era illuminato da grandi lampadari d’argento il cui riverbero metteva in ulteriore risalto gli sfavillanti gioielli delle signore. L’orchestra ungherese suonava dolci valzer sentimentali.
Erano le ore più romantiche della giornata e le pessime condizioni atmosferiche esterne accentuavano il confortevole calore dell’ambiente. L’uomo è un egoista e, soltanto quando si sofferma a confrontare il suo modo di vita con quello dei suoi simili meno agiati, riesce ad apprezzare la propria fortuna. I pensieri del quartetto, che se ne stava seduto davanti ai calici ricolmi, andavano ai quartieri più poveri dove, in quel momento, tanti emarginati, inzuppati dalla pioggia e sballottati dal vento, si aggiravano per le strade alla vana ricerca di un riparo. Poiché erano estremamente giovani, sembravano quasi sguazzare in una simile conversazione e non si risparmiavano coloriture e dettagli.
(Traduzione: Gianni Pilo)

Una storia terribile
Il Capitano Michel aveva un solo braccio, che trovava molto utile per accendersi la pipa. Era un vecchio lupo di mare con il quale avevo fatto conoscenza, insieme con altri quattro vecchi filibustieri, una sera al Caffè all’aperto sulla Vieille Darse, a Tolone, dove stavo sorseggiando un aperitivo. In questo modo prendemmo l’abitudine di radunarci a bere un bicchiere accanto alle onde del mare e alle barchette beccheggianti, più o meno all’ora in cui il sole scende dietro il Tamaris.
I quattro lupi di mare erano conosciutu con il nome di Zinzin, Dorat - Capitano Dorat - Bagattelle e Chaulieu: il buon vecchio Chaulieu. Naturalmente avevano veleggiato tutti i mari e avevano avuto mille avventure: ora si erano ritirati a vivere delle loro pensioni e passavano il tempo a raccontarsi storie terribili.
(Traduzione: Gianni Pilo)

Il fantasma dell’Opera
Quella sera - proprio quella in cui i signori Debienne e Poligny, direttori dimissionari dell’Opéra, davano la loro ultima serata di gala in occasione del loro commiato - il camerino della Sorelli, una delle stelle della danza, fu improvvisamente invaso da una mezza dozzina di quelle signorine del corpo di ballo che risalivano dalla scena dopo aver danzato Polyeucte. Vi si riversarono facendo una gran confusione, alcune scoppiettando in risate eccessive e poco naturali, altre in grida di terrore.
La Sorelli, che desiderava restare sola un istante per ripassare il discorso di saluto che doveva pronunciare poco dopo nel foyer della danza dinnanzi a Debienne e Poligny, aveva assistito seccata a tutta quella folla sventata che si era precipitata da lei. Si girò verso le compagne e si adirò per quell’agitazione così tumultuosa. Fu la piccola Jammes - un naso caro a Grévin, occhi di myosotis, guance di rosa, un seno di giglio - a spiegarne la causa in tre parole, con una voce tremante, soffocata dall’angoscia:
“È il fantasma!”
(Traduzione: Maurizio Grasso)

La donna con il collare di velluto
“Tu dici che le storie delle vendette in Corsica sono tutte uguali”, disse Gobert, un capitano in pensione, al suo amico il Capitano Michel. “Beh, ti sbagli. Io conosco una storia che è così terribile che fa sembrare tutte le altre dei giochi da bambini. È riuscita a far rabbrividire persino me, un vecchio lupo di mare.”
“Sì?” Michel era scettico. Il suo era lo scetticismo di un uomo che, conoscendo le più emozionanti avventure, non ascolta quelle degli altri. “Sì”, aggiunse, “l’ennesimo caso delle due pallottole piantate nella schiena, suppongo. Ma vai avanti, sentiamo. Non abbiamo niente di meglio da fare”.
Con questa battuta, ordinò un’altra bevuta per tutti, e il gruppo di vecchi lupi di mare, che si radunavano a raccontarsi storie tutte le sere al Caffè del Mare a Tolone, si accinse ad ascoltare la storia.
(Traduzione: Gianni Pilo)

L’homme qui a vu le diable (Scritto in lettere di fuoco)
Eravamo stati tutto il giorno a caccia di cinghiali, quando fummo sorpresi da un violento temporale e fummo costretti a ripararci in una grotta. Fu Makoko, la nostra guida, a tradurre in parole il pensiero che tormentava tutti noi: Mathis, Allan, Makoko e io.
“Se il proprietario di quella casa laggiù, che si dice sia frequentata dal Diavolo, non ci ofrirà ospitalità stanotte, saremo costretti a dormire qui.”
Aveva appena finito di parlare che una strana figura apparve all’ingresso della grotta.
“È lui!”, disse Makoko afferrandomi per un braccio.
Guardai attentamente quello sconosciuto.
Era alto, magro, quasi ossuto e aveva un’aria triste. Ignaro della nostra presenza, in tenuta da caccia, se ne stava appoggiato all’ingresso della grotta, offrendo alla nostra vista un naso aquilino, baffi sottili, una bocca dall’espressione severa e occhi assenti.
(Traduzione: Gianni Pilo)

Il mistero della camera gialla
Non senza una certa emozione, mi accingo a raccontare le avventure straordinarie di Joseph Rouletabille. Il protagonista, fino a oggi, si era mostrato così categoricamente contrario che avevo finito per disperare di poter mai pubblicare la storia poliziesca più curiosa di questi ultimi quindici anni. Immagino che il pubblico non avrebbe mai conosciuto tutta la verità sul caso prodigioso della cosiddetta “Camera Gialla”, che tanti drammi misteriosi, crudeli e sensazionali ha generato, e nel quale il mio amico si è trovato così intimamente coinvolto, se, a proposito della recente nomina dell’illustre Stangerson al grado di gran croce della Legion d’onore, un giornale della sera, in un articolo di miserabile ignoranza o di audace perfidia, non avesse rispolverato una terribile avventura che Joseph Rouletabille avrebbe voluto sapere, così mi diceva, dimenticata per sempre.
(Traduzione: Maurizio Grasso)

Il mistero dei quattro mariti
I quattro vecchi lupi di mare, che passavano la serata seduti sul terrazzo della locanda affacciata sul mare, non avevano mai visto Zinzin arrivare in quello stato. Gli occhi gli sporgevano dalla testa, ed era pallido come la morte. Appena si lasciò cadere sulla sedia, gli si radunarono attorno.
“Cosa c’è, Zinzin? Cos’è successo, vecchio amico?”, chiese il Capitano Michel.
Zinzin fece segno che non riusciva ancora a parlare, ma alla fine si passò una mano sulla fronte.
“Vengo ora dal commissariato di polizia”, disse. “Il Commissario mi ha dato una terribile notizia.”
“Raccontaci tutto, prima che diventi vecchia!” esclamò Gobert. “Queste storie sono destinate a mutare con il passare del tempo.”
“Oh, questa non è certo una storia nuova”, mormorò Zinzin con una risata macabra.
(Traduzione: Gianni Pilo)

Il profumo della dama in nero
Le nozze tra Robert Darzac e Mathilde Stangerson ebbero luogo a Parigi, a Saint-Nicholas-du-Chardonnet, il 6 aprile 1895, nella più stretta intimità. Erano trascorsi poco più di due anni dagli avvenimenti di cui ho riferito in un’opera precedente, e che furono tanto sensazionali da autorizzarmi a ritenere che un sì breve lasso di tempo non possa aver fatto dimenticare il famoso mistero della camera gialla… Il ricordo era infatti così vivo in tutti gli animi, che la piccola chiesa sarebbe stata invasa da una folla avida di contemplare gli eroi di un dramma che aveva appassionato il mondo, se la cerimonia nuziale non fosse stata tenuta assolutamente segreta, ciò che riuscì abbastanza facile in quella parrocchia lontana dal quartiere degli atenei.
(Traduzione: Massimiliano Brioschi)