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La Passione di Cristo

Discusso fin da prima della sua uscita nelle sale, per la cruenza delle scene che non lasciano nulla all’immaginazione, è una pellicola interamente recitata in latino ed aramaico. Recensione a cura di Miriam Ballerini

LA PASSIONE DI CRISTO

Nazione: Usa-Italia

Anno: 2003

Regia: Mel Gibson

Il film narra delle ultime 12 ore della vita di Gesù Cristo.

La pellicola è interamente recitata in aramaico e latino, ma le scene permettono tranquillamente di leggere i sottotitoli senza per questo disturbarne la visione.

Discusso fin da prima della sua uscita nelle sale, per la cruenza delle scene che non lasciano nulla all’imma-ginazione, ma mostrano, facendo soffrire lo spettatore passo passo con l’attore che interpreta straordinaria-mente il dolore e la sofferenza fisica e dell’anima del figlio di Dio: torturato, flagellato, deriso, picchiato selvaggiamente.

Ha inizio con Gesù che avverte i suoi apostoli della sua fine imminente.

Da quel momento, dopo il tradimento di Giuda, è un susseguirsi di immagini intense che narrano la storia, e per questo fanno ancora più male, perché parti della vita di un uomo che è realmente esistito e che ( vero o non vero che sia stato il figlio di Dio), tutto questo ha subito.

Ai margini, ma presente, costante, l’immagine di Maria. Una figura che soffre con una dignità ammirevole.

Che segue suo figlio, che sopporta con lui il suo dolore.

Molte scene “ferme” nelle quali passa lo sguardo fra la madre e il figlio, e in questo Gesù dimostra ritrovare la forza per procedere verso la sua fine.

Sono del parere che Gibson abbia solo mostrato un fatto realmente accaduto, e che si sia tenuto su questa linea. Anche se si è permesso qualche licenza, ad esempio con l’apparizione di un diavolo tentatore che può essere solo fantasia. Ma comunque un fatto che data la sua enorme importanza storica e religiosa, andava mostrato per quello che in realtà è stato. Nascondere, in questo caso, sarebbe stato svilire ciò che Gesù ha subito per noi.

Devo inoltre aggiungere che tutti gli attori si sono comportati come protagonisti. Ognuno di loro ha infatti interpretato il proprio ruolo, lasciando un’impronta, sia esso stato un ruolo da “cattivo”, o da “buono”.

Nel finale si assiste allo svuotamento del sudario nel quale Gesù era stato avvolto e lo si ritrova seduto di fianco

al suo sepolcro, nudo, con la pelle di nuovo intatta. Si solleva in piedi e mentre si allontana, viene inquadrata la sua mano, con ancora nel palmo il buco del chiodo che l’ha trapassata.

Un film che secondo me merita di essere visto, anche da chi non crede, perché pur sempre un documento storico. Certo, molto forte, ma ineccepibile.

Miriam Ballerini