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The Village

A cura di Brivido Giallo

THE VILLAGE di M. Night Shyamalan
Cinenovità a cura di Carlo Ridolfi

Uscito in Italia in prossimità della ricorrenza di Halloween – tradizione di evidente origine pagana che da qualche anno infesta anche da noi scuole e negozi – il nuovo film del regista di origine indiana M. Night Shyamalan ha evidentemente deluso le torme di adolescenti accorsi alla visione in cerca di emozioni forti. Già autore di un piccolo classico dell’horror psicologico come Il sesto senso e dei due successivi e in parte deludenti Unbreakable e Signs, Shyamalan ha prodotto con The Village quello che è a nostro avviso il suo miglior film, decisamente e volutamente estraneo alla dimensione parapsicologica o fantascientifica delle opere precedenti.
La storia è presto detta, specificandone come substrato portante l’atmosfera molto New England, con echi di scrittori come Hawthorne e Lovecraft. Una comunità rurale che vive ai margini di una foresta. Vige la proibizione più assoluta di entrare nel bosco, per non scatenare le ira delle Creature-Innominabili. Qualcuno tuttavia deve aver trasgredito la regola, perché nel villaggio cominciano ad apparire poveri resti di bestioline scuoiate e la minaccia si fa sempre più incombente. La tensione aumenta e ne è vittima il giovane Lucius, innamorato della bella Ivy, cieca con la facoltà di “vedere” l’aura colorata delle persone. Per salvare il suo promesso sposo, Ivy affronterà le insidie della foresta misteriosa.

Non va svelata più di tanto, la trama, per non infrangere le chiavi di mistero che ne permettono l’accesso. Ma, come detto, The Village è tutt’altro che un film dell’orrore. Si fatica un po’ ad entrarci, in verità, proprio come nel bosco proibito. Il regista, che è anche autore del soggetto e della sceneggiatura, privilegia l’evocazione, affidata ai colori, alle luci opache che non schiariscono la notte, ai rumori della foresta, ai sussurri del vento, alle splendide musiche di James Newton Howard. Trascura del tutto la manifestazione esplicita dei concetti e delle situazioni, con una scelta che di questi tempi è certamente impopolare ma che in questo caso risulta assai efficace.

Non a caso Shyamalan, che nei suoi film si concede un’apparizione cameo à la Htchcock, qui si intravede solo attraverso il riflesso nella vetrinetta di uno scaffale. Ci parla di paura e dolore, di tradizione e trasmissione della memoria, di regole della vita sociale e di riti di passaggio. Scava nell’antropologia e nell’etnografia, costruendo una suggestiva metafora del nostro tempo. Rimanda ai terrori profondi della società americana e in particolare alla scelta illusoria di costruire delle gates community, delle comunità chiuse barricate anche nella realizzazione urbanistica dietro cancelli e torrette di guardia, nella fallace speranza di chiudere fuori le brutture del mondo.
Propone una riflessione sul dolore e sui tentativi degli esseri umani di espungerlo dalla propria esistenza; sulla genesi delle regole che sovrintendono alla vita di una comunità; sui riti di passaggio come percorso di formazione delle giovani generazioni e il rapporto con le generazioni precedenti.

Lo fa avvalendosi di un ottimo gruppo di attori, fra i quali spicca mirabilmente la giovanissima Bryce Dallas Howard (per la cronaca, figlia dell’attore e regista Ron Howard), vera rivelazione e sicura promessa del cinema prossimo venturo.
Tenta una sfida alta, in definitiva. Che vince, forse deludendo il pubblico dal palato troppo assuefatto agli hamburger cinematografici, ma riuscendo nella sua impresa artistica.

THE VILLAGE
(Usa, 2004)
regìa: M. Night Shyamalan
con: Bryce Dallas Howard, Joaquin Phoenix, Adrien Brody, William Hurt, Sigourney Weaver soggetto e sceneggiatura: M. Night Shyamalan
fotografia: Roger Deakins
montaggio: Christopher Tellefsen
musica: James Newton Howard
distribuzione: Buena Vista
durata: 108’

Filmografia di M. Night Shyamalan

Il sesto senso (1999)
Unbreakable (2000)
Signs (2002)
The Villane (2004)

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