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I Pericoli dell'Omologazione secondo Enzo Fileno Carabba

I pericoli dell’omologazione sono noti. In ogni periodo storico in cui un qualche tipo di dominazione, culturale, sociale o politica, diceva agli uomini, cosa dire, cosa fare e cosa pensare, abbiamo sempre assistito a dei fenomeni di regressione e di staticità.

(continua dai precedenti articoli)

Sono gli intervalli che intercorrono in natura tra un balzo evoluzionistico e l’altro, contraddistinti per l’appunto sulla stasi, sull’attesa, sull’ibernazione. Si vegeta e si aspetta l’alba di una nuova era. Niente di quel che viene prodotto in quei periodi sarà poi meritevole di essere ricordato. Carabba focalizza questo rischio con profonda acutezza: “Mi sembra che negli ultimi dieci anni l’editoria italiana si sia ulteriormente chiusa e irrigidita. La gente è sempre più triste, confinata. Agli scrittori si chiede sempre meno, forse perché agli esseri umani si chiede sempre meno. Oggi ci sono dei binari precisi a cui i più obbediscono, come nella canzone di De Gregori su Buffalo Bill. Regnano certezze eccessive, un puritanesimo stilistico che ereditiamo con inquietante entusiasmo dai manuali anglosassoni. Tutto quello che ci si chiede, a proposito di un romanzo, è: scorre o non scorre? Funziona o non funziona? Sembra che si parli di un elettrodomestico, sembra di essere a un congresso di idraulici. Ma allora era tutto qui? Era per questo che fin da bambini abbiamo cominciato a sognare storie? Per sentirci dire se scorrono o meno? No, non era tutto qui. Precisato che Pessimi Segnali scorre benissimo, e funziona alla grande, a me non piacciono i libri dove scorre acqua del rubinetto, mi piacciono i libri dove scorre lava. Tutta questa semplificazione che ci circonda ha una conseguenza: le storie scorrono benissimo, funzionano perfettamente, ma il mondo viene banalizzato. Solo che il mondo non è mai banale e prima o poi si vendicherà.”

Questa produzione che potremo chiamare “in serie” rischia di originare delle opere letterarie sterili, ripetitive, retoriche e noiose. La realtà è una fonte inesauribile di ispirazione, a patto di saperla prima guardare, e poi rappresentare con vigore. Dice Carabba: A volte racconto un episodio che mi è capitato sul serio e i miei interlocutori credendolo inventato mi dicono: che storia pazzesca, incredibile, eccessiva. La realtà non è mai a una sola dimensione, non è mai piatta: il realismo non mi interessa. Le irruzioni del fantastico sono solo momenti in cui il mondo mostra altri lati, come un gigantesco pesce lucente che si gira.In generale, i mostri dei nostri tempi vengono spesso ridotti a ingredienti, come tutto. A pezzi di un ingranaggio. Devono funzionare, anche loro, come tubi o rotelle. Sono pezzi di ricambio. E così perdono di vigore morale, diciamo così. Un mostro privo di vigore morale è un mostro finito. Mondi opposti convivono a poca distanza l’uno dall’altro, solo che uno di solito non se ne accorge, perché le nostre esistenze sono concepite in modo da non farci uscire dal recinto.

Se Carabba oggi è considerato un vero e proprio fenomeno letterario possiamo sicuramente attribuire questo risultato all’acume con cui ha saputo accuratamente radiografare i difetti strutturali del mondo letterario che lo circondava, e trovare abilmente le sue specifiche soluzioni al problema. Cosa che in realtà ogni autore esordiente sarebbe in grado di fare se solo riuscisse ad astrarsi dai suoi momenti di ispirazione creativa e a concentrarsi sulle motivazioni che lo spingono a scrivere, e sui risultati che si prefigge di ottenere. Nel fare questo occorre conoscere, come in ogni disciplina, tutto quello che è stato fatto prima, e studiarlo approfonditamente. Carabba sostiene a questo proposito che: “La cancellazione del passato nelle nostre teste è stata troppo veloce, quindi falsa. L’uomo ha passato più tempo a cavallo che su un’automobile, e più tempo davanti a un camino che non accanto a un termosifone. Tutto ciò è perfettamente vivo in un angolo più o meno sepolto della nostra mente (bè, meno sepolto del Trassico, questo è sicuro). E ci sono antiche credenze che non sono affatto morte, da queste parti. Bisogna rispettarle. Non è che a volte tornano: tornano sempre. Vorrei raccontare una storia partendo da quegli episodi veri che quando li racconto sembrano falsi. Sono sempre più interessato a un tipo di narrazione lontana dai canoni dominanti e vicina invece al mito, alla leggenda o addirittura alla parabola.”

I nuovi autori che emergono debbono rappresentare per gli esordienti un faro che illumina la strada, ma non un cammino da emulare, bensì un esempio di come sia possibile, analizzando se stessi e le proprie pulsioni, tirare fuori la migliore produzione da presentare a un mondo editoriale che, ricordiamolo, è alla costante ricerca di autori innovativi, capaci, continuativi e professionali.

E’ finito il tempo dei fuochi di paglia, ora è il momento dei professionisti, di coloro che sanno quello che vogliono, ma che soprattutto hanno individuato correttamente il loro spessore e la loro personalità letteraria, perché il successo risiede nella storia, nell’idea, nello sviluppo, nella correttezza linguistica, sì, ma anche e soprattutto nell’estro, nel guizzo, nell’individuazione di quella particolare caratteristica che potrebbe fare proprio di noi il nuovo fenomeno editoriale del momento.

Sabina Marchesi