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Cinema Giallo 3

Terza e ultima parte di questo viaggio avventuroso nella cinematografia gialla.

Frantic  Regia di Roman Polanski. Con Harrison Ford, Yorgo Voyagis, Betty Buckley.Giallo,  colore, 118 min. USA, 1988

A regia di Roman Polanski una grande prova interpretativa di Harrison Ford che praticamente regge tutto il film da solo. Un medico americano che si trova a Parigi per un convegno scopre che sua moglie è scomparsa dalla sua camera di albergo mentre si faceva la doccia. Le autorità locali minimizzano, e sospettano una banale lite tra coniugi. Solo e senza aiuti Harrison Ford si trova inerme in una città straniera a cercare sua moglie disperatamente. Si scopre poi che un banale scambio di bagagli li ha coinvolti in un complotto internazionale. E’ la traccia classica già percorsa da Hitchcock con L’Uomo che Sapeva Troppo, ma nonostante il paragone eccelso, l’opera confezionata regge bene il confronto e si difende.

 

Frenzy Regia di Alfred Hitchcock. Con Billie Whitelaw, Alec McCowen, Jon Finch, Barry Foster, Barbara Leigh-Hunt.Giallo , colore, 116 min. Gran Bretagna, 1972

Per essere di Hitchcock è un film molto crudo, quasi splatter, che potrebbe ricordare per certi versi le moderne evoluzioni di Quentin Tarantino con le sue pellicole cult. La storia di un serial killer, che colto da raptus aggredisce le donne violentandole e strangolandole. Il vero colpevole è un anomino commerciante di verdure, mentre il principale sospettato è un ex pilota della Raf, assai  più convincente come assassino. Ma la verità viene a galla quando l’innocuo verduraio viene colto sul fatto  proprio mentre  si sta disfacendo del corpo della sua terza vittima.

 

Gli Insospettabili (Sleuth)Regia di Joseph L. Mankiewicz. Con Michael Caine, Laurence Olivier, Alec Cawthorne, John Matthews. Gran Bretagna, 1972

Grande interpretazione di Lawrence Olivier, impegnato in una trama che ricorda molto da vicino altri canovacci di illustre matrice. Qui abbiamo uno scrittore, autore di gialli che è disposto a tutto pur di interrompere la relazione clandestina di sua moglie. Contattato il giovane rivale concorda con lui un tentativo di rapina, in poche parole acconsente a farsi derubare fornendo indicazioni e supporto logistico, ottenendo in cambio la promessa dal suo rivale di sparire nel nulla. E nel nulla sparirà davvero quando il protagonista nel corso della rapina reagisce e tenta di ucciderlo. Purtroppo però lo splendido piano non va in porto perché pur ferito gravemente il giovane non muore, e anzi si ripresenta per vendicarsi. Ma la domanda è: che cosa vi ricorda?

 

 Gli Occhi degli Altri(I Saw what You Did)Regia di William Castle. Con Joan Crawford, John Ireland, Andi Garrett, Sarah Lane Giallo , b/n, 82 min. USA, 1965

Impareggiabile Joan Crawford in una pellicola del 1965. Tre amichette annoiate da un lungo pomeriggio trascorso in casa non sapendo come tenersi occupate si inventano un gioco interessante. Cominciano a telefonare a numeri presi a caso dall’elenco  facendo scherzi e pronunciando frasi avventate. Quando però si ritrovano a mormorare all’orecchio di un assassino la fatidica frase “io ti ho visto, so cosa hai fatto”, ecco che il gioco si trasforma in un incubo. Suspense da brivido per uno dei classici del cinema giallo, con tanto di salvataggio in extremis da parte delle forze dell’ordine che intervengono all’ultima inquadratura con sonori squilli di tromba, come la cavalleria dell’esercito americano.

 

Gli Occhi della Notte(Wait Until Dark) USA, 1967
Regia di Terence Young. Con Richard Crenna, Alan Arkin, Audrey Hepburn, Efrem Zimbalist jr.Giallo , colore, 108 min.

Sempre sulla falsa pista di uno scambio di bagagli in questa pellicola, dove Audrey Hepburn offre un ottima prova recitativa, vediamo due giovani coniugi che vengono casualmente in possesso di una bellissima bambola usata come veicolo di contrabbando e imbottita di sostanze stupefacenti. La banda dei malviventi rintraccia la coppia, e approffittando dell’assenza del marito conta di penetrare facilmente in casa per riappropriarsi del prezioso oggetto. La moglie cieca non potrebbe in alcun modo ostacolarli, se non che l’agguerrita Audrey Hepburn è disposta a vendere cara la pelle e nonostante l’evidente menomazione sensoriale ingaggia un combattimento. Memorabile la scena in cui la Hepburn, per riportare gli aggressori sul piano di parità, li rende ciechi svitando e nascondendo tutte le lampadine e le fonti di luce dell’appartamento. Peccato che si dimentichi della lampadina posta dentro il frigorifero. Forti scene di suspense e grande tensione narrativa per un film sostanzialmente valido.

 

Il Canto dell’Uomo Ombra (Song of the Thin Man)Regia di Edward Buzzell. Con William Powell, Keenan Wynn, Myrna Loy.Giallo , b/n, 86 min. USA, 1947

Ancora Myrna Loy e William Powell in una pellicola che prosegue la nota serie di Van Dyke inaugurata nel 1934. Qui l’uomo ombra è un investigatore fuori servizio che viene chiamato in soccorso quando una giovane amica lo chiama a indagare su un delitto. Viene assassinato il direttore d’orchestra di un noto locale e per il buon nome del proprietario occorre identificare al più presto il vero colpevole. Anche questa volta l’uomo ombra non ci deluderà. Un lavoro datato, certamente, improntato a una recitazione vecchia maniera, ma delizioso come un bon bon.

 

 Il Commissario Maigret (Maigret tende une piège)Regia di Jean Delannoy. Con Jean Gabin, Annie Girardot, Jean Desailly.Giallo , b/n, 116 min. Francia, 1958

Torna Maigret sugli schermi impersonato da quel mostro sacro che è Jean Gabin. Parigi in piena estate di una delle stagioni più calde che la storia ricordi. Un maniaco nell’afa e nella calura estiva terrorizza la città uccidendo donne sole. Il commissario della Suretè indaga e crede di individuare il colpevole in un giovanotto di buona famiglia, apparentemente insospettabile. Ma subito dopo l’arresto, ottenuto non senza grosse difficoltà, ecco che un nuovo omicidio si verifica. Forse l’infallibile Maigret questa volta ha sbagliato?

 

Il Dubbio (The Naked Edge)
Regia di Michael Anderson. Con Eric Portman, Gary Cooper, Deborah Kerr, Diane Cilento.
Giallo , b/n, 99 min. Gran Bretagna, 1961

Poche pellicole come questa hanno saputo rappresentare il cinema giallo con altrettanta eleganza e misura. Gary Cooper e Deborah Kerr in una trama suspense in ambito familiare, dove la tensione raggiunge le stelle senza cruenti spargimenti di sangue o scene violento. Un esempio raffinato di come si possa realizzare un giallo senza uccidere nessuno. In questo caso la vittima figurativamente parlando sarebbe costituita dalla fiducia e dall’affetto tra i due coniugi che rischiano di venir soffocati dal sospetto. Abbiamo una mogliettina felice, un marito ingiustificatamente ricco, nel cui passato si allunga l’ombra di un supposto vecchio delitto. Una lettera anonima dà il via a una catena di eventi che rendono la moglie sospettosa al punto da temere per la propria vita. Il sospetto è talmente radicato che suo marito a questo punto non ha altro mezzo di difendersi che indagare, riuscendo a scagionarsi solo dopo aver individuato il vero colpevole. Film d’epoca di antiche atmosfere, vera pietra miliare del genere giallo, elegante e soffice come un completo firmato.

 

 Il Fuggitivo (The Fugitive)Regia di Andrew Davis. Con Harrison Ford, Tommy Lee Jones, Sela Word, Joe PantolianoGiallo , colore, 125 min. USA, 1993

Altro film del filone Solo Contro Tutti, con un grande Harrison Ford. Interessantissimo esempio di anti thriller in cui la verità ci è nota dall’inizio, vivendo l’assassinio in diretta, e dove tutto il meccanismo narrativo di azione e suspense non è incentrato sul classico Chi è Stato, ma sull’alternativo, Riuscirà Il Nostro Eroe a Salvarsi? Forse guastato da troppi colpi di scena rimane comunque un esempio molto valido di cinema giallo. Un affermato chirurgo viene accusato dell’assassinio di sua moglie, ad incriminarlo la chiamata al 911 di lei che in punto di morte sussurra il suo nome. Noi sappiamo che i colpevoli sono altri, ma la polizia scambia quell’ultimo messaggio d’amore come un’accusa. L’uomo tornato a casa pochi attimi dopo il delitto ingaggia un combattimento con un uomo che indossa un braccio artificiale. Non viene creduto e al processo finisce condannato in base alla testimonianza (travisata) della moglie in punto di morte. Fortunatamente durante il trasferimento in carcere il furgone viene dirottato da tre detenuti che tentano la fuga e con un rocambolesco incidente contro un treno in corsa il chirurgo riesce a darsi alla macchia non senza aver salvato uno dei secondini da una morte certa. Inizia la corsa contro il tempo in cui il fuggitivo deve al tempo stesso evitare la cattura e ricercare le prove della sua innocenza braccato da un agente federale duro e inflessibile in odore di elezione che cita continuamente i passi della bibbia, spesso sbagliandoli, in una forte interpretazione di Tom Lee Jones. Alla fine tra le fughe e gli inseguimenti il medico riesce a trovare le prove di un macchinoso complotto ponendosi definitivamente in salvo.

 

 Il Giorno dello Sciacallo (The Day of the Jackal) Regia di Fred Zinnemann. Con Michel Auclair, Edward Fox, Terence Alexander.Giallo , colore, 141 min. USA, 1973

A firma di Frederick Forsyth, The Jackal tratta di una storia a metà spionaggio a metà poliziesco dove un killer di professione viene ingaggiato da misteriosi mandanti per eseguire un assassinio sensazionale. Sulle sue tracce un team di investigatori che come da programma rimane sempre un passo indietro rispetto a lui. Particolarmente interessanti, almeno per un aspirante killer, le metodologie di spostamento, occultamento armi e trasnsito alla dogana, in cui l’autore si sofferma molto durante la caccia all’uomo. Molto valdio il fim, ma come sempre infinitamente migliore il libro.

 

 Il Mattino Dopo (The Morning After)Regia di Sidney Lumet. Con Jane Fonda, Jeff Bridges, Raul Julia.Giallo , colore, 103 min. USA, 1986

Jane Fonda diretta da Sidney Lumet interpreta una bella pellicola della serie E Se?  E se un bel mattino ci si svegliassse nel letto di uno sconosciuto, e questo sconosciuto fosse morto assassinato? Questo l’espediente di partenza per un tipico giallo d’azione dove un’attrice mezzo fallita e spesso ubriaca conduce una vita sessuale piuttosto libera, al punto da trovarsi spesso tra lenzuola sconosciute in casa d’altri. Niente di strano fino a che i suoi amanti sono vivi e in buona salute, ma iniziano i guai quando l’amante dell’ultima notte se lo ritrova a fianco bello stecchito. La donna smarrita non sa nemmeno se l’ha ucciso lei o se piuttosto non ci sia qualcuno che voglia incastrarla. Coinvolgendo un amico ex poliziotto  riesce a scoprire che proprio suo marito è artefice del complotto, volendo liberarsi di lei senza doverle concedere costosissimi alimenti Anche qui la trama si guasta quando vengono inseriti troppi elementi a sorpresa

 

Il Promontorio della Paura (Cape Fear)Regia di J. Lee Thompson. Con Robert Mitchum, Gregory Peck, Martin Balsam, Telly Savalas, Polly Bergen. Giallo , b/n, 105 min USA, 1963

Oggetto di molti remake successivi questa è la pellicola originaria del 1963 con un poker d’autori di tutto rispetto. Robert Mitchum, Gregory Peck, Martin Balsam e Telly Savalas. Uno psicopatico nutre forti rancori verso un avvocato che ha reso testimonianza contro di lui, contribuendo a comminargli parecchi anni di carcere. Nutrendo propositi di vendetta come fa il gatto con il topo si premura di avvisare l’avvocato che è intenzionato a rivalersi sulla sua bella famiglia. Il nostro uomo decide di fuggire e di portare in salvo i familiari fuori città, fuggendo in gran segreto verso una zona montana, in uno chalet sperduto tra i boschi. Non poteva fare scelta peggiore perché il suo persecutore lo rintraccia dando luogo a una caccia senza quartiere tra boschi, ruscelli, e montagne. Bella ambientazione e grande idea quella di spostare gli inseguimenti e gli agguati dalle classiche scenografie metropolitane agli spazi sconfinati dei boschi di betulle. Da segnalare la scena madre con lo scontro finale tra il padre di famiglia e lo psicopatico.

 

 Il Ritorno di Perry Mason D(Perry Mason Returns)Regia di Ron Satlof. Con Raymond Burr, William Katt, Barbara Hale. Giallo , colore, 90 min. USA, 1986

E non poteva mancare Perry Mason, il grande avvocato investigatore che gioca con le prove come con un mazzo di carte da poker. In questo episodio vediamo l’avvocato del diavolo, ormai in pensione, alle prese con la strenua difesa della sua vecchia segretaria e cara amica Della Street, accusata addirittura di omicidio. Raymond Burr, attore impagabile, si prodiga ancora una volta nell’interpretazione di uno dei migliori personaggi forensi mai creati in tutta la storia del genere giallo.

 

Il Pugnale Cinese (The Kennel Murder Case)Regia di Michael Curtiz. Con William Powell, Mary Astor, Paul Cavanagh, Ralph Morgan. Giallo , b/n, 73 min. USA, 1933

Niente di meno che William Powell affiancato da Mary Astor nelle vesti del brillante investigatore NewYorkese Philo Vance, affiancato dal procuratore Maugham, sua infallibile spalla. Ambiente di collezionisti per questo assassinio d’elite, in cui il nostro Vance si muove come un pesce nell’acqua per la gioia degli appassionati e dei veri estimatori. Per tutti gli altri naturalmente un film del 1933 con le tipiche affettazioni dell’epoca, i manierismi recitativi, e le inquadrature statiche può anche non piacere, ma merita comunque di essere studiato come un reperto, anzi ancora meglio, come un oggetto da collezione..
 

Il Segno dei Quattro (The Sign of Four) Regia di Graham Cutts. Con Arthur Wontner, Isla Revan. Giallo , b/n, 75 min Gran Bretagna, 1933

Riduzione cinematografica di uno dei romanzi più famosi di Sir Arthur Conan Doyle risalente anch’esso al 1933, è la storia intrigante di un direttore di carcere che mette le mani su un bottino nascosto, il cui segreto gli viene rivelato da un detenuto con la speranza di ottenere una riduzione della pena. La storia si complica al momento della scarcerazione, e l’intervento di Sherlock Holmes pone la parola fine all’intero complotto con relativa restituzione del bene rubato ai legittimi proprietari..

 

 Il Segreto delle Piramidi  (Charlie Chan in Egypt)Regia di Louis King. Con Rita Hayworth, Pat Patterson, Warner Oland.Giallo , b/n, 72 min. USA, 1935

Scommetto che non lo sapevate che la grande Rita Hayworth in questa pellicola datata 1935 aveva recitato fianco a fianco del piccolo e dimesso investigatore Charlie Chan. Forse in assoluto il meno amato e meno conosciuto tra tutti gli investigatori. In un giallo ambientato in Egitto non potevano mancare antiche maledizioni, tombe inesplorate, e sarcofagi misteriosi per un’opera dall’impianto rigorosamente classico e tutta da apprezzare.

 

Il Tredicesimo Invitato (The Thirteenth Guest)Regia di Albert Ray. Con Ginger Rogers, Lyle Talbot.Giallo , b/n, 70 min. USA, 1932

Ecco un’altra interprete anomala per un giallo, nientedimeno che Ginger Rogers per questo tredici a tavola. Essendo risaputo che porta male sedersi in tredici a tavola, tanto che in alcuni alberghi addiritttura è stata soppressa la stanza numero 13 e si passa direttamente alla 14, in questo film l’anfitrione opportunamente muore subito prima di cena. Trama intricata di misteri con testamenti, eredità inaspettate, e tenebrosi segreti custoditi da vecchie case. Assolutamente un classico.Annata 1932.

 

Innocenza Colposa(Under Suspicion)Regia di Simon Moore. Con Laura San Giacomo, Liam Neeson, Kenneth Cranham Giallo , colore, 99 min. USA, 1991

Leggermente claudicante nel finale, questo giallo è incentrato sulla storia di un detective scalcinato che spesso crea dei tradimenti ad hoc con la complicità della moglie, per aiutare i suoi clienti ad ottenere più facilmente il divorzio. Ma siccome non c’è trucco senza inganno va a finire che un giorno proprio sua moglie viene uccisa mentre si trova in intima compagnia di un celebre pittore. Il nostro detective viene incriminato come sospetto con la supposta complicità della giovane amante dell’artista. Ovviamente come potrà discolparsi se non indagando? Ben fatto ma niente di sconvolgente.

 

Invito a Cena con Delitto (Murder by Death) Regia di Robert Moore. Con David Niven, Peter Falk, Eileen Brennan, Peter Sellers, Maggie Smith, Alec Guinness, Truman Capote.Giallo , colore, 94 min. USA, 1976

Trama brillante e cast di stelle per un film del 1976 che vede recitare spalla a spalla attori del calibro di Peter Falk, Peter Sellers, Maggie Smith, Alec Guinness, David Niven e Truman Capote. Raramente si sono visti tanti campioni in una sola corsa. Abbiamo un miliardario che decide di organizzare una vera e propria cena con delitto nel suo sontuoso maniero, ingaggiando poi cinque tra i più famosi detective dell’epoca per risolverlo. Spunto istrionico per corredare questo giallo dall’impianto classico di connotazioni da commedia umoristica dove ognuno degli attori, nessuno escluso, offre il meglio di sé per un capolavoro sornione e un po’ intrigante che può a pieno titolo vantarsi di essere il capostipite assoluto delle nuove e moderne interpretazioni del filone giallo classico.
 

Jack lo Squartatore  (Jack the Ripper) Regia di David Wickes. Con Michael Caine, Jane Seymour, Lewis Collins.Giallo , colore, 120 min. Gran Bretagna, 1988

Questa pellicola del 1988 non ha niente a che vedere con la recentissima prova del mitico Jonny Deep, che avrebbe decisamente meritato un Oscar mai riconosciuto. Ma la trama è esattamente la stessa ed accredita una delle versioni più diffuse sulla misteriosa identità del primo serial killer della storia rimasto nei secoli non solo impunito ma anche totalmente sconosciuto. Nella Londra fumosa del 1988 un selvaggio assassino uccide spietatamente prostitute sventrandole e sfigurandole in mezzo alla strada. I rudimentali mezzi investigativi dell’epoca non consentono una valida rilevazione di tracce e di indizi che finiscono spesso confusi dagli interventi dei primi soccoritori e  curiosi. Jack The Ripper in questa ricostruzione ci viene offerto come un medico altolocato che agisce per la Ragion di Stato, tentando di mettere a tacere le testimoni di un imprudente matrimonio del legittimo aspirante al trono, il Duca Clarence, con una bella popolana, prostituta e per di più cattolica.

 

Jade Regia di William Friedkin. Con Richard Crenna, David Caruso, Chazz Palminteri, Linda Fiorentino.Giallo , colore, 96 min. USA, 1995

Un giallo tipicamente moderno dove sesso, potere, politica, perversione e depravazione connotano di noir le motivazioni classiche di un intreccio ad enigma. Uno degli esempi in cui il giallo si fonde con il thriller in un risultato ibrido di insospettato vigore e rigorosa attualità. Per tutti coloro che insomma proprio non riescono ad identificarsi con vecchie zie, tenute di caccia, possidimenti  agricoli, case di campagna e collezioni di farfalle. Ambientato nei quartieri alti di San Francisco in una ricca borghesia smidollata e corrotta, ripropone atmosfere torbide e sensuali da profondo noir. Misteriose prostitute d’alto bordo, donne diaboliche e bellissime, un importante uomo politico ucciso a colpi d’ascia in mezzo alla sua esotica collezione, non di farfalle ma di peli pubici, sono gli ingredienti di un film avvincente dalle tinte forti. Niente a che fare con arsenico e vecchi merletti, ma comunque cedendo il passo alla modernità è una delle migliori prove di come il genere giallo possa attraversare diverse epoche mantenendo intatte tutte le sue caratteristiche e il suo grande fascino.

 

La Donna Fantasma (Phantom Lady) Regia di Robert Siodmak. Con Franchot Tone, Elisha Cook, Alan Curtis, Ella Raines.Giallo , b/n, 87 min. USA, 1944

Tratto da uno dei migliori romanzi di Cornell Woolrich questo filma narra di un uomo ingiustamente accusato di omicidio il cui unico alibi è rappresentato da una donna sconosciuta, incontrata in un bar. Tutta la storia si basa sulla ricerca a ritroso di questa donna misteriosa prima della resa dei conti finale. Non trovandone alcuna  traccia alla fine un’avvenente ragazza innamorata dell’accusato, risolve il delitto e scopre il vero colpevole, liberando infine l’uomo alla faccia di una testimone talmente invisibile che forse nemmeno esiste. Leggere il libro naturalmente è molto meglio per la reale comprensione della trama, ma la pellicola del 1944 è un esempio valido di cinematografia gialla della più pura classe.

 

La Lunga Notte (The Long Wait) Regia di Victor Saville. Con Anthony Quinn, Charles Coburn, Gene Evans.Giallo , b/n, 93 min. USA, 1954

 Un altro dei grandi cavalli di battaglia del filone giallo è la doppia identità o la perdita della memoria. Esempio perfetto questo film del 1954 tratto da un  romanzo di Mickey Spillane. Protagonista è un uomo che ha perso la memoria e che tornando dopo molto tempo nella sua città di origine viene ingiustamente sospettato di aver rapinato una banca. Ovvio che per discolparsi dovrà scoprire chi è in realtà dando inizio alla caccia all’indizio a ritroso. Grande Anthony Queen intensamente drammatico.

 

La Mafia lo Chiamava il Santo ma era un Castigo di Dio (Vendetta for the Saint)

Regia di James O”Connolly. Con Roger Moore, Ian Hendry, Rosemarie Dexter, Aimi MacDonald. Gran Bretagna, 1973 Giallo , colore, 100 min.

 E finiamo questa carrellata con un altro immortale della cinematografia d’indagine. Il grande Simon Templar detto “il Santo”, questa volta alle prese con una vicenda tutta italiana che lo vede coinvolto nientedimeno che con la mafia siciliana. Giunto nella nostra bella isola Simon Templar deve indagare sulla morte di un americano e si trova coinvolto nella classica faida locale per la successione alla carica di capo mafia tra i diversi esponenti delle principali famiglie. Le lotte intestine non si quietano nemmeno quando il vecchio Don Pasquale in punto di morte designa il suo legittimo erede. Colpi di scena e complotti si susseguono serrati in un crescendo degno della migliore tradizione del genere confluendo poi nel classico finale a sorpresa.

 

Sabina Marchesi