Questo sito contribuisce alla audience di

I Consigli di Luigi Bernardi agli Esordienti

Luigi Bernardi: Talent Scout, Traduttore, Giornalista, Scrittore, Editor, Direttore di Collane Editoriali, chi meglio di lui per dare una serie di preziosi consigli per gli autori esordienti?

E infine una serie di domande rigorosamente d’obbligo per chi come te è un punto di riferimento importante nel panorama editoriale italiano, sul mondo sommerso degli autori esordienti.

I tuoi consigli a un autore esordiente?

Andare in libreria, girarsela tutta, cercare di immaginare il proprio libro schiacciato in mezzo ad altre migliaia. Se resiste al trauma, o è un narcisista inguaribile, oppure ce la può fare.

Un esordiente come deve presentare un manoscritto?

Ben rilegato, con il nome e i recapiti scritti nel frontespizio, e una breve sinossi che serva da orientamento al redattore che dovrà smistare il testo per la valutazione. Da evitare le lettere di accompagnamento autocelebrative o vagamente spiritose: spesso costituiscono un deterrente alla lettura.

Come può orientarsi un esordiente nella selezione delle case editrici a cui inviare il proprio lavoro?

È l’aspetto fondamentale. L’aspirante scrittore deve dimostrare di conoscere le scelte della casa editrice alla quale intende proporsi. Bisogna presentare il proprio lavoro soltanto alle case editrici che hanno in catalogo tipologie di opere simili.

Ti senti di indicare qualcosa di particolare a un emergente circa la revisione dei suoi testi?

Dovrebbe noleggiare un amico, farsi leggere il testo ad alta voce, ascoltare e correggere di conseguenza. Se non trova un amico disponibile, rileggerselo da solo, ad alta voce, in piedi davanti a uno specchio. È un po’ una tortura, ma scrivere implica anche momenti di grande sofferenza.

Quando è il momento per un autore esordiente di spedire la sua opera agli editori?

Quando la sofferenza del lavoro è andata oltre il livello di sopportazione e ha identificato un editore al quale potrebbe interessare la sua opera.

Ritieni che sia fondata l’utilità dei corsi di scrittura?

Sono utili perché mettono a confronto le persone, gli stili, gli indirizzi. Non insegnano a scrivere nel senso vero del termine, però insegnano cosa vuol dire scrivere. Che è quasi più importante.

E il ruolo delle Agenzie Letterarie nel panorama editoriale italiano quale è? C’è da fidarsi?

Spesso sono l’unica alternativa percorribile per farsi leggere dagli editori. Il sistema si è corrotto, ma non per un fatto di volontà, solo perché ci sono troppi aspiranti scrittori, la gran parte senza un minimo di coscienza critica.

Cosa consiglieresti di leggere a un autore esordiente per migliorare la sua formazione?

Gli consiglierei di camminare a piedi, guardare, pensare e immaginare. Leggere pochissimo, e solo per studiare le diverse soluzioni stilistiche.

Domanda cruciale: Scrittori si nasce o si diventa? In breve quanto conta il talento di base rispetto a quanto si può eventualmente acquisire in seguito a livello di tecnica?

Il talento nasce dall’esercizio. Quello che conta è la curiosità, il farsi di continuo delle domande, e provare a rispondere attraverso un testo narrativo.

Si dice che l’aver vinto dei concorsi letterari a volte sia un’arma a doppio taglio nei confronti delle case editrici. E’ vero? Insomma, giova o gioca a sfavore?

Direi che non vuole dire granché. Quello che conta è il testo che si presenta, che dev’essere buono.

Tra centinaia di manoscritti che una casa editrice esamina, quali sono i particolari che possono significare la differenza?

La qualità. Solo quella.

Ti è mai capitato, come dire, di non dare considerazione a una giovane promessa, che poi magari è stata “scoperta” e lanciata da altre case editrici concorrenti?

Fino a qualche anno fa non era mai successo. La prima volta è stato con uno che ho rifiutato per DeriveApprodi e poi è uscito da Einaudi. Continuo a pensare che avessi ragione io. Adesso succede più spesso, ma è normale e bene che sia così.

Si comincia a pensare che dopo il primo successo molti autori emergenti, dopo la prima pubblicazione, siano destinati a un flop quasi predestinato. A che cosa saresti portato ad attribuire questo fenomeno?

Non confondiamo la pubblicazione con il successo. La pubblicazione può avvenire anche per caso, il successo è frutto di altri elementi. Se un autore emergente ha successo, di solito lo avrà anche dopo. Magari non nelle stesse proporzioni, ma il successo gli avrà comunque fatto guadagnare un certo credito, con i lettori e con gli editori.

Le case editrici oggi sono dunque alla ricerca più di un valido professionista, altamente motivato, e capace di vendersi bene, piuttosto che di un dilettante entusiasta. Ce lo confermi?

Le case editrici sono alla ricerca di bravi scrittori, ovvero di persone che siano dotate di talento e abbiano qualcosa da dire. Gli aspetti caratteriali di un individuo non hanno nessuna attinenza con le scelte delle case editrici. Gli editori leggono i testi, non i curriculum.

Autori continui, regolari, costanti, che scrivono con regolarità e che si suppone possano crescere fino a raggiungere un alto livello di professionalità e di bravura. Potrebbe essere questo l’identikit dell’ autore ideale?

No. La professionalità ha poco a che vedere con la scrittura. Quello che conta è la capacità di scrivere buoni libri, meglio se con una certa regolarità.

E quando incontri una futura promessa, da cosa sei in grado di riconoscerla? E soprattutto sei veramente certo di essere in grado di riconoscerla?

Non sono mai certo di nulla, però mi è capitato di sbagliare raramente. La scrittura non mente, si fa riconoscere quando è buona. Per questo non è difficile individuarla e per questo da lì si parte.

Una volta che hai individuato un autore promettente fino a quanto sei disposto ad investire su di lui?

In passato ho investito personalmente. Adesso dipende dall’editore.

Eppure nonostante tutto sugli scaffali delle librerie ancora si continuano a vendere solo e soltanto i bestsellers di autori affermati, questa tendenza non si prevede invertibile, o forse qualcosa sta cambiando?

L’editoria di ricerca sta morendo. Paradossalmente più si vendono libri e più si devono pubblicare libri dal successo garantito. È una favola quella che dice che con le vendite dei best seller gli editori possono investire negli esordienti. È una regola finanziaria, più il budget cresce e più deve crescere. Un editore che poteva permettersi di vendere tremila copie di un libro, dopo che ha inanellato una serie di successi si troverà nelle condizioni che quelle tremila non gli bastano più, e quindi dovrà tagliare tutti gli autori che non ritiene capaci di superare quella soglia. Sono le leggi del capitale, non il frutto di una cattiva volontà.

Ultimamente quali sono gli autori esordienti che ti sembrano particolarmente promettenti tra quelli pubblicati?

Fra quelli che scrivono partendo dal genere, Nicola Verde e Valter Binaghi, entrambi usciti da Dario Flaccovio, e Patrick Fogli, un giovane di grande talento, che uscirà l’anno prossimo da Piemme. Per il resto, non mi dispiacciono Valeria Parrella e Nicola Lagioia, anche se mi danno l’idea di leggere troppi libri.

Normalmente quante persone si occupano della lettura dei materiali pervenuti in redazione e che procedure seguono per l’esame, la valutazione e il responso finale?

Nelle piccole case editrici si passa al vaglio di un paio di letture, nelle grandi ne occorre una in più, a volte anche due.

Spesso gli editori parlano degli autori esordienti come di un “male necessario”, possiamo capire che alcuni autori possano essere particolarmente invadenti, o permalosi in caso di un rifiuto, ma continuiamo a pensare che gli autori esordienti, bravi o meno bravi, siano fondamentali per lo sviluppo dell’editoria, e che le case editrici dovrebbero forse costruire una specie di ponte virtuale per aiutarli ad attraversare il vasto mare agitato della tentata pubblicazione. A tale proposito come la pensi?

Gli autori esordienti “meno bravi”, come li hai definiti tu, non servono a nessuno, tanto meno a loro stessi. È ovvio invece che una sorta di ricambio è necessario. Ma guarda che oggi, in editoria, va male non solo per i giovani esordienti. Sai quanti scrittori che hanno al loro attivo diversi libri, anche di successo, non trovano più spazio? E sono scrittori di ogni età, esuberati dalle leggi del budget cui accennavo prima.

La tua posizione sul fenomeno oramai tanto diffuso della Pubblicazione con Contributo o a Pagamento?

È un male, ma ormai necessario. Con l’avvento delle tecnologie digitali, è però meglio stamparseli in proprio, i libri, invece di rivolgersi a editori cari e comunque senza distribuzione.

E per finire un’ultima domanda, quella cattiva. Saprai senz’altro, per aver letto le recensioni pubblicate finora, che Gordiano Lupi non avrebbe nemmeno voluto leggere il tuo libro, perché tu non gli avresti mai risposto con uno straccio di critica, negativa o positiva, ai suoi molti invii per una valutazione dei suoi testi. Questa cosa mi ha sorpreso molto. Ma come un editor famoso, talent scout, scopritore di nuove promesse e collaboratore editoriale delle maggiori realtà italiane, che non degna di una risposta un autore come Gordiano Lupi? Allora noi poveri scrittori emergenti che speranze abbiamo di venir considerati?

Non conosco di persona Gordiano Lupi e approfitto dell’occasione per ringraziarlo della bella recensione che ha dedicato a Tutta quell’acqua. Perché io non abbia letto i testi che mi ha mandato, o comunque non lo abbia degnato di una risposta è una questione molto semplice e molto complessa allo stesso tempo. Ho letto l’inizio di una cosa che mi ha mandato, non l’ho trovata in sintonia con quello che avrei voluto leggere in quel momento, l’ho accantonata. Dopo l’ho ripresa ed è tornata a succedere una cosa del genere. Non siamo macchine, non ce la facciamo a leggere tutto e a rispondere a tutti. Io poi ho quasi smesso di leggere manoscritti, per questo faccio sempre più il consulente e sempre meno l’editor.

A cura di Sabina Marchesi